Appaltopoli, ora il PD trema anche a Roma

19 12 2008

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E’ http://www.ilfazioso.com

Dopo il terremoto giudiziario a Napoli, ora Appaltopoli si potrebbe allargare anche al Comune di Roma.

Infatti

Il fatto che Global service «nasca e muoia» nel capoluogo partenopeo, non deve far dimenticare che il «re del tombino», come è stato ribattezzato, ha un rapporto «storico», per non dire privilegiato, con la Capitale e il Campidoglio in particolare. L’approdo di Romeo a Roma è datato infatti 1997, ai tempi della prima consiliatura Rutelli. E così sullo scorcio del secolo Romeo torna in pista proprio grazie a un appalto varato dall’amministrazione Rutelli. Che non essendo riuscita nell’intento di rendere nuovamente pubblica la gestione del suo patrimonio immobiliare, bandisce una gara per i suoi 44.800 appartamenti, distribuiti su 1.239 edifici per un totale di 1,4 milioni di metri quadri. La Romeo vince battendo colossi immobiliari come l’Imi, Ts-Metropolis e Bancoroma-Edilnord. Ma è solo il primo di una lunga serie di appalti nella Città eterna, che riguardano anche ministeri, Parlamento e perfino il Quirinale. È tuttavia con Walter Veltroni, nel 2006, che l’immobiliarista mette a segno il «colpo grosso», come capofila di una cordata che vede raccolti insieme anche la Vianini Lavori, controllata dalla holding Caltagirone spa, e il Consorzio Strade Sicure, formato da una serie di società di piccole e medie dimensioni specializzate nella manutenzione stradale. Un appalto faraonico: 576 milioni per 800 chilometri di viabilità urbana, della durata di nove anni: 80mila euro per ogni chilometro di asfalto sulle arterie della Capitale, quasi 15 volte in più di una città come Bologna.

Ma per quest’ultimo mega appaltone

è guerra a tutto campo. La società seconda classificata, la Manital, ricorre per presunto conflitto di interessi. Il Tar accoglie il ricorso, ma il Consiglio di Stato – al quale la Romeo fa ricorso – poco dopo ribalta la sentenza sospendendola. Proprio la decisione di palazzo Spada è entrata nel mirino della magistratura napoletana. Si tratta infatti della «questione di vita o di morte» cui fa riferimento l’imprenditore Romeo nella telefonata al deputato Pd Lusetti

Così i magistrati ampliano la portata del potere di Romeo oltre Napoli

L’associazione a delinquere capeggiata da Alfredo Romeo è anche una struttura in grado di operare fuori dai confini del mero territorio cittadino e provinciale

Per questo le vicende di Napoli vengono seguite con un’attenzione particolare nei salotti politici e nelle sale del Campidoglio

E’ la paura il sentimento predominante. Vietato pronunciare la parola «Romeo». Soprattutto al telefono, al quale non risponde più nessuno. Non si sa mai. L’ordine è semplice: non parlare o se proprio occorre farlo, solo tramite dichiarazioni ben pensate.

D’altronde i magistrati fanno accuse molto delineate

I pubblici ministeri rivelano come Romeo «attraverso un disponibile Lusetti e la “garanzia” di Francesco Rutelli, cerchi contatti con esponenti del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea che dovevano decidere la delicatissima controversia tra la Romeo Gestioni e la Manital per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma

e raccolgono intercettazioni

Si cita la telefonata del 3 maggio 2007 tra Romeo e Lusetti. Romeo: «Ti sei scordato di me». Lusetti: «No, no sto lavorando invece… Sto lavorando per te». R.: «No, volevo sapere quella cosa di quello lì, Troiano». L.: «Quale Troiano?». R.: «Quello della giustizia amministrativa». L.: «Ah! No… Capito? Però domani mattina c’ho un incontro operativo alle otto… Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto». R.: «Ah con il grande capo». L.: «Esatto, c’è anche Troiano… Su tutto». R.: «Eh perché se chiama il grande capo mi risolve il problema». L.: «Lo so, stai tranquillo». R.: «Me lo farebbe? Lui per me farebbe questa cosa?». L.: «Certo che lo farebbe». R.: «Perché per me è questione di vita o di morte». Secondo il giudice «il grande capo è proprio Rutelli»

E alla Manital giustamente fanno notare

Con i nostri ricorsi siamo stati i primi a svelare il “sistema Romeo”. Ora bisogna chiedersi come mai la giunta Veltroni si sia ostinata a non revocare l’aggiudicazione di quell’appalto ritenuto illegittimo

Per la cronaca la nuova amministrazione di Alemanno, prima della fine dell’inchiesta

Con una memoria di giunta, l’11 novembre, decide di non dare «ulteriore corso al rapporto instaurato con Rti Romeo Gestioni spa, soprassedendo alla stipula del contratto

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30 12 2008

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