Finalmente i graffitari-imbrattatori a processo

2 04 2009

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E’ http://www.ilfazioso.com

Giunge da Milano una buona notizia. Questo blog già aveva fatto una piccola battaglia per una normativa più severa nei confronti degli imbrattatori.
Per ora accontentiamoci del primo processo nel capoluogo lombardo

Cinque writers, un solo capo d’imputazione: imbrattamento. È l’accusa al ventenne che ha la­sciato la firma su un muro late­rale del Duomo; al vandalo non più giovanissimo, 33 anni, che ha schizzato di vernice un fine­strone della Rotonda della Besa­na; ai taggers di 23 e 29 anni che hanno bombardato la scuo­la di via Baravalle e al brasilia­no di 24 anni che ha sverniciato un palazzo di via Gian Galeaz­zo. Sono «i primi» cinque graffi­tari a finire sotto processo: la Procura ha fissato le udienze per il 3, il 4 e il 30 giugno. Il Co­mune si costituirà parte civile e chiederà ai responsabili i danni materiali e d’immagine. Rischiano fino a 2.582 euro di multa e trenta giorni di arresti domiciliari.

Gli sgorbi sui muri approdano «per la prima volta» in Tribunale. Soddisfatto il vicesindaco De Corato

Un risultato «importante», ché «la battaglia a tutela del de­coro» passa anche per momen­ti emblematici e «sanzioni sim­boliche », della serie colpirne uno per scoraggiarne cento e più, «conta l’effetto deterren­te »

Ma ogni tanto la magistratura si dimostra lassista e non porta nemmeno in tribunale questi casi

Fermati e denun­ciati in flagranza di reato dal Nucleo decoro urbano dei vigili urbani, polizia e carabinieri. Ita­liani e stranieri. Tredici hanno meno di 18 anni e sono loro il prossimo obiettivo del Comu­ne. Motivo: la Procura dei Mino­renni tende a graziarli, a consi­derare le loro scritte sui muri peccati veniali o «reati bagatel­lari », per dirla con il vicesinda­co. In qualche caso è mancata la querela di parte o è stata riti­rata. Le posizioni di altri nove giovanissimi sono state archi­viate: i pm hanno considerato «irrilevanti» gli attacchi messi a segno in piazza Duomo, al mo­numento in largo Grassi, in via Ausonio, Ludovico il Moro e al­l’ex scalo Romana. «Devo con­statare che la Procura dei Mino­renni non ha recepito intera­mente l’appello del sindaco», at­tacca De Corato.

Intanto il Comune continua la sua battaglia

Ha rinnovato l’appello ai privati a sporgere denuncia, invitando alla stipula di polizze assicurative che comprendano la tutela legale. Sulla base di queste infatti è sufficiente segnalare l’imbrattamento alla polizia per avviare un procedimento davanti al giudice di pace.





Province, pronto un piano Brunetta-Maroni per il loro svuotamento

2 04 2009

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

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Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ha annunciato che tra poco più di una settimana presenterà il “Codice delle autonomie” che ha realizzato con il ministro dell’Interno Maroni

È “il codice degli enti locali”, un piano che dovrebbe entrare a regime prima del voto immediatamente successivo, tra 4 o 5 anni. L’idea è che, alla scadenza della prossima tornata amministrativa, “le Province molto probabilmente non saranno più quelle che abbiamo conosciuto fino a oggi…”. Saranno cioè degli “enti di secondo livello”. Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio sarà rinnovato

Cosa cambierebbe nel merito?

La Provincia non sparirà dal punto di vista formale, ma non avrà più un costo politico: «Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti», ha chiarito Brunetta: «I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia». Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si «elimineranno così un po’ di costi della politica – ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni – e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia». Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli: «Regione e comune». Che possono bastare.

In definitiva si può riassumere così

Le province non saranno cancellate ma semplicemente svuotate di costi e poteri. In altre parole rimarranno come enti di secondo livello tra comuni e regione, privati di una reale rappresentanza espressa mediante il voto. Saranno presiedute dal sindaco del comune capoluogo e composte dai primi cittadini degli altri comuni, mantenendo i soli compiti strettamente inerenti all’amministrazione della provincia stessa. Questo consentirà di ridurre enormemente il costo di un ente fondamentalmente inutile, andando ad abbattere la spesa per gli amministratori attualmente stimata in 115 milioni di euro circa. Rimane il costo del personale, ma almeno un primo passo sulla via del risanamento dello spreco sarebbe compiuto.

e potrebbe aggirare una possibile lunga revisione costituzionale

Il progetto così com’è andrebbe anche ad ovviare al problema costituzionale, che l’abolizione tout court ovviamente pone. Eliminare completamente le province imporrebbe infatti un iter di revisione costituzionale lungo e difficile, mentre il semplice “svuotamento” consente di raggiungere l’auspicato risultato economico. Una volta ottenuto questo nulla vieta di arrivare anche alla revisione della carta in un secondo momento.

L’idea non si riduce solo alle province

E lo stesso criterio si adotterà «per le comunità montane» che verranno «cancellate come enti autonomi».

Speriamo che ai buoni propositi seguano i fatti, per ora rimaniamo dubbiosi sull’effettivo intento di seguire questa strada. Ne sapremo di più nelle prossime settimane

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