Tabella Riassuntiva Sondaggi Finale: Pdl al 39.9, Lega al 9.6, Pd al 26.5, Idv al 7.5

22 05 2009

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Tra ieri e oggi sono usciti moltissimi sondaggi per le europee. Siccome da stanotte c’è il blocco di pubblicazione di nuovi sondaggi, da qui fino alle elezioni, ho deciso di fare la tabella riassuntiva degli ultimi 10 sondaggi pubblicati con relativa media e confronto con le politiche 2008.

Clicca sull’immagine per ingrandirla e vedere i precedenti

ifl-europee

Pdl 39.9: I sondaggi sono piuttosto simili sul valore del Pdl intorno al 40%. Sarà una soglia anche psicologica per determinare un successo o un buon risultato.

Lega 9.6: L’exploit della Lega è notevole e addirittura nelle scorse settimane ancora più rilevante. Il 10% non è poi così lontano

Pd 26.5: Franceschini sta cercando in tutti i modi di limitare i danni e bloccare la fuoriuscita di voti verso l’Idv. In ogni caso i risultati di Europee e Politiche sembrano lontanissimi.

Idv 7.5: Sarebbe un gran risultato per i fan di Di Pietro, soprattutto paragonato al passato e determinerebbe nuove dinamiche nel centrosinistra

Udc 6: Il risultato è stabile rispetto al passato

Comunisti 3.2: Sembrano i messi meglio tra le liste accreditate sotto al 4%. Ma inizialmente sembravano sicuri che la quota del 4% fosse facilmente superabile

Sin&Lib 2.7: Risultato modesto per Vendola & Soci. Una percentuale del genere sarebbe un autentico fallimento visto che la lista raggruppa 4 partiti

L’Autonomia 2.9: Francamente la media mi sembra sottostimi il possibile risultato. A mio avviso tenuto conto dei partiti all’interno della lista supereranno il 3%

Radicali 1.3: La soglia è lontanissima magari dopo le polemiche pannelliane recupereranno qualcosa. Sinceramente un peccato che valgano così poco al momento.

Il centrodestra sarebbe al 50.5 (tenuto conto un 1% del Mpa) mentre il centrosinistra al 35.3. Se i risultati fossero questi si passerebbe da 8 a 15 di punti di differenza tra le due parti





Pd: campagna elettorale a tappeto con la paura dell’astensionismo

22 05 2009

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Il Pd per le europee ha messo in piedi una colossale azione di propaganda elettorale a tutti i livelli. Su internet pubblicità a tappeto con banner ovunque e ricerche personalizzate su google. Per le città ovunque ti giri vedi manifesti enormi dei democratici (piuttosto pessimi, ma questo è un altro discorso). Ora anche sulle tv locali nuova massiccia azione di pubblicità con diversi spot elettorali. A memoria non ricordo un tale sforzo (soprattutto economico) per delle elezioni europee, è evidente che il Pd si stia impegnando al massimo per recuperare voti.

D’altronde in caso di flop dopo questo grande impegno economico e una visibilità a tutti i livelli di tutto rispetto è veramente destinato a fine certa (con una possibile separazione tra margheritini e diessini).

E’ ovvio che la paura del Pd sia un astensionismo abbastanza elevato. Un articolo di Affari Italiani delinea la situazione

Rebus indecisi a due settimane dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Affaritaliani.it ha sondato gli umori dei piani alti del Partito Democratico. Risultato: l’esito delle votazioni dipenderà molto dall’affluenza alle urne. Storicamente alle consultazioni europee la partecipazione è di circa dieci punti più bassa rispetto alle Politiche. E in questa fase l’astensione rischia di penalizzare soprattutto il Centrosinistra e in particolare il Pd.La somma totale delle opposizioni è certamente inferiore al dato del 2008. Segno che l’indecisione di molti elettori potrebbe incidere sul risultato dei Democratici. Tanto che tra gli uomini vicini a Dario Franceschini si parla apertamente di una quota di elettori incerti ancora attorno al 30%. Incerti sia se recarsi ai seggi sia su chi votare. L’analisi del principale partito di sinistra porta a stabilire che il raggiungimento del 75% in termini di affluenza alle urne è il livello minimo per ottenere un dato soddisfacente. Sotto questo livello per il Pd sarebbero guai. Guai seri. Perché l’astensione potrebbe spingere i Democratici sotto il 25% o addirittura a percentuali più basse.Anche perché questa volta, non essendoci in gioco il governo del Paese, non vale il richiamo del voto utile in chiave anti-Berlusconi.

Riuscirà il Pd a ottenere un risultato modesto ma comunque discreto viste le premesse (diciamo sul 28%)? O tutti questi soldi saranno stati sprecati per slogan infantili e campagne pubblicitarie anonime?





Lauree con valore legale e senza valore reale

22 05 2009

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Segnalo un mio articolo pubblicato oggi su Libertiamo.it

Articolo che è tornato di stretta attualità, dopo le indiscrezioni circa l’arrivo in cdm a giugno della riforma dell’università con appunto al suo interno un vecchio cavallo di battaglia liberale, l’abolizione del valore legale della laurea

Il ministro Gelmini, alcuni mesi fa, ha affermato che l’abolizione del valore legale del titolo di studio rappresenta il punto di arrivo di un progetto riformista. Un’indiscrezione de La Stampa segnala che l’avvio di questo processo dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri, all’interno di un disegno di legge di riforma dell’Università (che comprende anche il commissariamento per gli atenei in rosso), all’inizio di giugno.
Cosa intendiamo per “valore legale del titolo di studio”?
E’ la garanzia d’idoneità, con effetto giuridico, che lo Stato riconosce a tutti coloro che superano esami o qualunque atto soggetto a valutazione, alla fine (e quindi a coronamento) di un corso di studio.
Detto così sembrerebbe sostanzialmente ingiusto abolire una legittimazione che tutela gli studenti.
Letteralmente però il valore legale del titolo di studio si riduce alla garanzia giuridica che ogni “pezzo di carta” offre a chi ne diventa titolare. In sintesi, prendere la laurea in una determinata università corrisponde esattamente ad ottenerla in un’altra università.
Dove è il problema? Il problema è che le università non preparano gli studenti allo stesso modo né assicurano, almeno, uno standard minimo comune dei livelli di apprendimento, anche se, per la legge, dovrebbe essere vero il contrario. Soprattutto per quanto riguarda l’accesso nella Pubblica Amministrazione: ci si riferisce ai concorsi pubblici, dove è richiesta la laurea, per i quali ogni titolo di studio, qualunque sia l’università nella quale ci sia laureati, ha lo stesso valore.
Oltre che per la PA, la laurea “legale” e non la formazione “reale” è un requisito di accesso alle professioni regolamentate: avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, farmacisti… Più che il percorso universitario affrontato, in questo caso, vale la capacità – dopo aver conseguito il titolo – di superare la barriera dell’accesso all’ordine, secondo logiche non sempre meritocratiche.
Un sistema del genere produce un effetto peggiorativo della qualità delle università italiane. Se ottenere una laurea presso un rinomato ateneo, dopo anni di impegno serio, corrisponde a conseguirla in un’università meno importante, dove magari il “pezzo di carta” lo regalano (per accrescere le immatricolazioni e quindi i finanziamenti statali), si determina, nella generalità dei casi, un disincentivo ad offrire standard formativi più alti.
Il valore legale parifica i percorsi universitari e quindi disabilita la concorrenza tra le università.
Ciò produce notevoli distorsioni e danni a tutto il sistema, portando le università a non avere alcun incentivo a scegliere docenti veramente preparati rispetto ai raccomandati del barone di turno.
Tornando alla pubblica amministrazione, è innegabile che un panorama del genere non le consente di selezionare i migliori e ciò comporta un’inefficienza complessiva dovuta, almeno in parte, anche all’impreparazione di certi assunti.
E’ ovvio che questo non accade nei settori privati dove vengono reclutati candidati in base alla preparazione e secondo criteri legati anche ai ranking internazionali delle università dalle quali provengono.
Insomma l’abolizione del valore legale riuscirebbe a creare un circolo virtuoso, basato sulla meritocrazia che è una parola piuttosto abusata, ma una scelta spesso impraticabile con le regole attuali.
Andando in questa direzione, ad essere danneggiate sarebbero finalmente le università improduttive o quelle che, invece di migliorare la propria credibilità, hanno fatto proliferare in maniera assurda facoltà, corsi di laurea e sezioni distaccate con uno sperpero vergognoso di risorse statali. Insomma, l’abolizione del valore legale della laurea è un passo essenziale per riportare l’ università italiana a livelli di efficienza e eccellenza.








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