Il Fazioso Liberale cambia indirizzo!

22 08 2009

Il Fazioso Liberale cambia indirizzo e si trasferisce su un nuovo server.

Il nuovo indirizzo del sito è: http://www.ilfazioso.com

Se avete il sito tra i segnalibri, modificatelo. Spero che la nuova versione sia di vostro gusto, ci sono alcune novità (non solo grafiche) e altre arriveranno.

Il feed rss rimarrà lo stesso e cioè questo: http://feeds.feedburner.com/ilfaziosoliberale (chi aveva il vecchio lo modifichi con questo)





Il nuovo che avanza: a sinistra si ripensa a Bassolino sindaco di Napoli

21 08 2009

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

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I rumors dalla Campania indicano un ritorno di fiamma per l’ipotesi di una ricandidatura di Bassolino a sindaco di Napoli

Ancora qualche mese fa, Antonio Basso­lino assicurava che avrebbe mantenuto la promessa fatta all’allora leader del Pd Vel­troni: lasciar passare l’ora più nera dello scandalo rifiuti, e dimet­tersi da presidente del­la Regione. Ora non so­lo Bassolino terminerà il mandato, che scade l’anno prossimo. Ma po­trebbe essere tentato da un clamoroso ritorno: ricandidarsi sindaco quando nel 2011 scadrà il secondo, tormentato quinquennio di Rosetta Russo Iervolino.

Anche Mastella, profondo conoscitore, delle cose campane prefigura una ricandidatura

Ho sentito la voce di Bassolino candi­dato sindaco, e mi pare decisamente vero­simile. Se poi vincesse Bersani, e penso che vincerà, l’opzione diventerebbe proba­bile. Tutti conoscono il peso delle tessere napoletane dentro il Pd; e qui il Pd è anco­ra in mano a Bassolino, che non a caso so­stiene Bersani. C’è una serie di indizi che fa credere all’ipotesi del ritorno di Antonio nel 2011. Alle Provinciali, dov’era in corsa Nicolais, lui non ha fatto granché; e la de­stra ha stravinto. Alle Europee si è invece impegnato per un suo uomo, Cozzolino, che è andato molto bene. Ha fatto un rim­pasto in Regione e mica ha pescato a Bene­vento, in Irpinia, a Salerno, a Caserta: ha puntato tutto su Napoli, da Santangelo alla Sanità al suo ex vicesindaco, Marone. E poi c’è l’elemento decisivo: senza Bassolino, per la sinistra sarebbe il diluvio. La sua ba­se è tale che, se il partito non si riunificas­se dietro di lui, potrebbe candidarsi da so­lo e vincere al secondo turno, come De Lu­ca a Salerno

Anche Velardi vede un Bassolino carico

Io arrivai, con una scel­ta dadaista, un po’ folle, nel momento più cupo. Trovai Antonio clinicamente morto. Non usciva più dall’ufficio. Per prima cosa gli organizzai una manifestazione, per far­lo reagire. E lui ha dimostrato una forza bruta, una vitalità animalesca. Non do un giudizio di valore: constato che ha seppelli­to politicamente Veltroni che gli chiedeva di andarsene, e si appresta a fare lo stesso con Franceschini. Ora si ritrova davanti questa sfida titanica, da cui dubito uscireb­be vincitore, ma che non è priva di sugge­stione.

Nel Pd negano l’ipotesi, ma della cosa si parla quindi non ci troviamo di fronte a fuffa estiva

Ad aprire le danze è il vicecapogruppo del Pd alla Camera, Marina Sereni: «Non so se questa possibilità sia condivisa da Bersani e dai suoi sostenitori in Campania, ma il nostro partito deve dare prova di grande rinnovamento nelle classi dirigenti». Di seguito, a mettere le mani avanti, ci pensano Luigi Nicolais e Leonardo Impegno. L’ex ministro afferma: «La mia opinione circa la possibilità di una sua futura candidatura al Comune di Napoli è e resterà negativa, non perchè Bassolino non sappia fare il sindaco ma perchè considero che il Pd in Campania debba voltare pagina». Più duro il presidente del consiglio comunale partenopeo: «Sarebbe un’assurdità: al Pd e al centrosinistra servono volti nuovi, ragione per cui — sostiene Impegno— ho accettato la candidatura alla segreteria regionale e mi sto impegnando in coerenza con l’innovazione rappresentata a livello nazionale da Franceschini».

e anche il Pdl, ancora senza candidato, valuta l’ipotesi

Nessuno del Pdl, però, sgomita per correre a Napoli. Perché? Secondo i bene informati i motivi sareb­bero due: primo, e più importante, la possibile (per taluni probabile) discesa in campo del governatore; secondo, a ben vedere i numeri delle recenti elezioni europee e pro­vinciali — dove è noto che la forza bassolinana è stata con­centrata quasi esclusivamente sull’elezione di Andrea Coz­zolino a Strasburgo — fotograferebbero una distanza in realtà assai modesta tra Pdl e Pd.

e attenzione perchè qualcuno chiede addittura le dimissioni della Iervolino per un voto combinato Regione-Città

C’è un fronte trasversale nel mondo politico napoletano che spinge per il voto anticipato al Comune, in concomitanza con le Regionali del 2010. Una soluzione che spianerebbe la strada all’eventuale ritorno a Palazzo San Giacomo di Antonio Bassolino, il quale tra pochi mesi lascerà l’incarico di governatore. L’ipotesi sta prendendo sempre più corpo nel Pd: «La giunta Iervolino può restare in sella solo con un serio piano di fine legislatura. Altrimenti non ha senso continuare» dice il consigliere comunale Pietro Mastranzo

Insomma il peso di Bassolino, evidentissimo nel tesseramento campano per le primarie, pare debba avere una forte contropartita e Don Antonio di nuovo candidato sindaco non è poi così fantascienza. D’altronde andrà pure “rimborsato” l’impegno dell’uomo delle tessere dal suo partito, che d’altronde non lo ha mai mollato, nonostante le numerose inchieste che gli pesano sulle spalle e il fallimento politico in regione.





Sbarchi clandestini: -89% da quando è attivo il trattato con la Libia

21 08 2009

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Da quando è attivo il trattato con la Libia (e sono iniziati i respingimenti) gli sbarchi sulle coste italiane sono crollati. Ecco una tabella….

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Il grande ritorno di Villari: attacca i leader del Pd e afferma “Io punito come uno stupratore seriale”

20 08 2009

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Il mitico Riccardo Villari che oggettivamente sul caso della Vigilanza Rai ci dimostrò la totale incapacità della sinistra oltre a farci ridere alla grande per giorni per la sua espulsione staliniana dal partito torna alla grande con un’intervista a Italia Oggi

Attacca leader e partito con etichette per tutti

Politicamente si può dire che Veltroni aveva scambiato l’autorevolezza con l’autoritarismo. Era più impegnato a dare ordini che a convincere le persone. Un prepotente smascherato. Politicamente speravamo in tanti che desse un orizzonte al Pd, ma lo si ricorderà per una gestione molto confusa, sia per la segreteria sia nella mia vicenda.

Mi ha rammaricato molto Franceschini, un mio amico. Anni di percorso comune, mi conosce e sa benissimo che non mi vendo per una poltrona. Purtroppo ho capito che Dario è uno smemorato senza sangue, senza anima, senza pulsioni. Lui sì, mi ha deluso.

Il Pd mi sembra una funicolare senza la corrente. Attualmente c’è poca capacità di dettare l’agenda, non c’è leadership. Sono stati capaci di litigare anche per Bossi.

Poi la candidatura di Marino, un vero spettacolo. Comincia col dare le pagelle di moralità e poi accade quello che accade. Siamo allo sbando.

e ripercorre la sua espulsione

La mia espulsione? Ancora nessuno mi ha detto il perché. Nessuno mi ha mai recapitato provvedimenti scritti. E poi parlano di garantismo. Il Pd è un partito giustizialista. Mi hanno espulso dal partito, ma sulla mia moralità nessuno può dire nulla. Gli unici espulsi siamo stati io e Bianchini. Anch’io espulso come uno stupratore seriale. Quello che è agghiacciante è che nel partito nessuno ha preso per le orecchie Di Pietro, dicendogli: come ti permetti di calunniare un nostro iscritto e parlamentare. Non deve essere Di Pietro a darci le pagelle, lui che prima fa l’alleato e poi il giudice. La mia mission sarebbe stata quella di picconare questo nodo scorsoio, quest’alleanza oscura, scellerata, poco trasparente, in stile veltroniano, da fare perché lo ha stabilito il capo.

In effetti non ha tutti i torti

E rivendica le sue scelte chiedendo le scuse del Pd

Mi deve essere restituita la mia onorabilità. Aspetto che qualcuno della dirigenza si alzi dicendo: abbiamo sbagliato a non difendere Villari dalle calunnie di Di Pietro. Fermo restando le critiche politiche, l’onorabilità di una persona è un’altra cosa. Quei dirigenti hanno fatto solo il coro, a cominciare dagli eccellenti poltronisti che occupano sempre gli stessi posti, sia se si vince sia se si perde. Finché il Pd non assolverà questa autocritica, non sarò interessato ad averci a che fare. Rivendico la mia dignità, che non ha prezzo. Senza queste condizioni minime io non ci ragiono.

Insomma il Pd, per Villari, è un disastro dove si salva solo Bersani

la verità è che la dirigenza del Pd è bollita. Quelli che guidano il partito sono bolliti e molti sono anche candidati con la sorpresa: mettono fuori una faccia e poi ne hanno un’altra. Franceschini l’esempio più classico. Doveva essere il riferimento dell’ala moderata e cattolica e invece non lo è. Marino manco a parlarne. Se io fossi nel Pd voterei Bersani. Almeno sai quello che voti, senza nessuna sorpresa.

Di certo non si può dire che Villari ci abbia guadagnato da quella vicenda piuttosto comica e ha delle sue ragioni che nell’intervista spiega bene.





Previsioni e sondaggi Regionali: Udc ago della bilancia quasi ovunque

20 08 2009

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Sono stati pubblicati a fine luglio sul Riformista i sondaggi dell’Istituto Piepoli in merito alle previsioni sulle regionali 2010 con le opzioni dell’Udc alleato o al centrodestra o al centrosinistra…

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Pdl: imperativo farsi sentire di più e non lasciare alla Lega il monopolio comunicativo

19 08 2009

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Prima delle vacanze mi era stato pubblicato un articolo su Libertiamo che segnalo

IL PDL NON DEVE INSEGUIRE LA LEGA, MA DETTARE IL PASSO DEL PROCESSO RIFORMATORE

Bisogna ammettere che, da un paio di mesi, la Lega è protagonista nel rendere mediatici i propri cavalli di battaglia. Non è solo perché i leghisti sono abituati a creare grandi scandali, ad alzare grandi polveroni e a partire a testa bassa su alcuni temi; ma anche perché effettivamente la Lega ha 4-5 argomenti-cardine che segue con impegno ed entusiasmo. Lo abbiamo visto con le varie discussioni sulla sicurezza, sui temi dell’immigrazione, sul federalismo fiscale e sulla cosidetta “questione settentrionale”.Invece il Pdl, che della comunicazione dovrebbe essere mattatore, sembra rincorrere gli alleati o addirittura annaspare, in assenza di una linea specifica e unitaria.
Evidentemente da qualche mese non ha temi-bandiera da rivendicare, mentre risulta più efficace quando sostiene l’intervento risolutore del Governo nei casi di emergenze nazionali (rifiuti a Napoli o terremoto a L’Aquila, che hanno portato a rilevanti risultati elettorali in queste zone). Ed effettivamente con un’analisi smaliziata si potrebbe dire che talora il carisma personale di Berlusconi e il suo ruolo di indiscusso leader di governo trascina il consenso del partito, coprendone una certa mancanza di iniziativa.
L’inseguimento della Lega  nelle discussioni sulla sicurezza, ha esposto il Pdl a figure non esaltanti, mostrando difficoltà che oggettivamente era meglio non evidenziare: la sensazione piuttosto sgradevole che si è offerta agli osservatori è stata quella che il Pdl è arrivato  al dunque senza un’idea precisa sugli argomenti legati all’immigrazione, e che si è limitato in parte ad arginare e in parte a sposare le posizioni della Lega. Il risultato è stato che la Lega, con la sua coerenza (e conseguenti esagerazioni anche demagogiche), ha avuto un riscontro notevole di consenso politico e elettorale. Anche alle Europee.
C’è un problema evidente di guida e rapporti di forza tra i due partiti della maggioranza: la Lega sembra riuscire a ergersi come primo attore del lavoro governativo mentre il Pdl non riesce a sviluppare e sostenere in questo periodo un sano riformismo organico (non limitato ad alcuni provvedimenti imposti dall’emergenza o da un ruolo di mediazione o di sintesi esercitato da Berluconi).

Temi storici come l’abbassamento delle tasse sono definiti irraggiungibili nel breve termine per via del debito colossale del paese. Proposte sugli sprechi pubblici come l’abolizione di enti inutili quali le province, le comunità montane, ecc… sono finiti nel dimenticatoio, oppure vengono anche in questo caso appaltate alla Lega (vedi Codice delle Autonomie). Un’incredibile occasione persa per attirare consenso e rimpinguare le casse statali.
Sul lato economico-sociale, nonostante i buoni interventi, manca una svolta rapida e decisa verso un riformismo necessario. La proposta di equiparazione dell’età pensionabile è stata finalmente presa in considerazione. Andrebbe rivista in una complessiva nuova riforma delle pensioni (discutendo anche di un adeguamento di quelle anticipate) e il mercato del lavoro andrebbe ritoccato.
Sulla scuola e l’università la Gelmini si è impegnata e il ddl sull’università e sui criteri di sostentamento degli atenei (su base efficientistica e meritocratica ), pur essendo molto apprezzato, è stato rimandato all’autunno. Servirebbe un nuovo scatto, tracciato da questa via, ma le polemiche insulse dell’ondina e della sinistra potrebbero bloccare nuovi interventi in tal senso.
Sulle infrastrutture ci si aspetterebbe un impegno totale per la riapertura dei cantieri e per nuove grandi opere. Le ultime riunioni del Cipe finiscono spesso nel dimenticatoio perché ormai passa l’idea che tra l’approvazione del Comitato e il reale inizio dei lavori passano comunque mesi o anni. Ma più che alle proposte di nuove opere servirebbe mettere mano a soluzioni per evitare i cantieri infiniti, i ricorsi continui al Tar, le continue richieste di adeguamenti ecc. La sburocratizzazione, non solo limitata alle opere pubbliche, dovrebbe essere un obiettivo serio da raggiungere, magari favorendo realmente il project financing e non mettendo i bastoni tra le ruote del privato che vuol costruire opere per la collettività.

Probabilmente è la giustizia l’argomento su cui si punterà. Alcune spunti di riforma del processo penale e civile si sono visti, tra un provvedimento e l’altro, ma un intervento più ampio e organico, magari incentrato principalmente sulla riduzione dei tempi biblici della giustizia, sarebbe auspicabile in tempi brevi.
In ogni caso è evidente che il Pdl non dovrebbe rincorrere la Lega sui suoi temi popolari e su proposte populistiche, ma piuttosto cercare di differenziarsi in positivo, con un’offensiva riformatrice, ponendosi come forza innovatrice e liberale, capace di essere allo stesso tempo il cuore della coalizione e il motore dell’azione governativa per cercare di cambiare e modernizzare il paese.

In questi giorni è il sindaco di Roma Alemanno a dire cose simili

I messaggi del Pdl sono schiacciati sul governo e, di fatto, affidati esclusivamente a Berlusconi. Noi abbiamo bisogno che i coordinatori ed i capigruppo diano voce al partito. il Sindaco di Roma aggiunge che, in questa fase, la Lega ”fa la voce grossa per alzare il prezzo. Un atteggiamento che, obiettivamente, indebolisce il centro-destra”.
Di qui l’invito ai vertici del Popolo della Liberta’ a ”farsi sentire di piu”’, cosa questa che Alemanno ritiene ”indispensabile per evitare che la Lega sia troppo pesante sul versante dell’immagine”.

La discussione ha provocato la replica stizzita di Gasparri, che l’ha presa sul personale, proprio quello che non doveva accadere








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