Penati (Pd) paga la sua propaganda con i soldi della provincia e viola la par condicio

29 05 2009

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Filippo Penati (Pd) presidente della provincia di Milano e candidato per la riconferma alle prossime provinciali ha violato la par condicio ed è stato redarguito dall”Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per aver usato i soldi della Provincia per la sua propaganda elettorale.

Penati ha violato la par condicio

Lo dice l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che in risposta a un esposto di Bruno Dapei (Pdl) ha sancito che Palazzo Isimbardi non avrebbe dovuto far propaganda istituzionale in periodo elettorale. Sotto accusa alcune inserzioni pubblicitarie commissionate dalla Provincia. Il Garante ha stabilito che il sito della Provincia dovrà ora ospitare un messaggio che evidenzi le violazioni commesse.

In particolare

Spot televisivi, pubblicità a pagamento sui quotidiani e il “giornalino” patinato di Palazzo Isimbardi allegato a 450.000 copie del Corriere della Sera con 15 foto del Presidente/candidato.

La vicenda nasce da

da un esposto. Lo ha presentato al Corecom il 16 aprile il capogruppo del Pdl alla provincia, Bruno Dapei. Il consigliere cita la legge del 2000: vieta alle pubbliche amministrazioni ogni “attività di comunicazione” in prossimità del voto, a eccezione di quella “impersonale e indispensabile per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni”. “Regola scattata il 3 aprile 2009, giorno della convocazione dei comizi elettorali per le europee” spiega Dapei. “Mentre Penati ha continuato a fare propaganda per sé, mascherandola da necessità istituzionale. Tutto con i soldi della Provincia di Milano. E non con i suoi, come era doveroso”.

Le infrazioni sarebbero 3

Le infrazioni riguarderebbero tre iniziative: un periodico, alcuni spot e una campagna pubblicitaria. La prima è La provincia in casa, trimestrale patinato che, storicamente, esalta le gesta della giunta di turno. Il numero di aprile strilla in copertina: “Le cose fatte dal 2004 al 2009″. Apre una lunga intervista a Penati, si prosegue con la posta del presidente, a seguire dettagliati resoconti degli assessori sugli obiettivi raggiunti. Per questo giornale l’amministrazione non ha lesinato: 23.880 euro per la grafica, 95.940 euro per stampare 250 mila copie in più dell’usuale, 59.362 euro per allegarlo ai settimanali, 75.730 per le varie ed eventuali. Totale: 254.912 euro. Tutte le delibere di spesa sono state approvate il 30 marzo. Il trimestrale è uscito il 15 aprile, “cioè 12 giorni dopo il silenzio elettorale. In palese contrasto con la legge sulla par condicio” accusa Dapei.
Il garante si è occupato anche dell’acquisto di pubblicità e trasmissioni andate in onda nelle tv locali tra fine gennaio e aprile inoltrato, per cui sono stati usati 121.968 euro.

In totale

negli ultimi tempi la Provincia di Milano, per propagandare il bene profuso durante il mandato, ha speso circa 608 mila euro (con i soldi dei cittadini)

Ovviamente Penati non si è ancora degnato di rispettare l’ordine dell’Autorità

Sono passati venti giorni da quando l’Autorità garante per le Comunicazioni ha sanzionato la Provincia di Milano per una campagna istituzionale oltre i tempi previsti fatta di annunci e di spot pagati con i soldi dei milanesi. La sanzione? Pubblicare sul sito web della Provincia la sentenza. Online però non c’è traccia. Filippo Penati e i suoi dirigenti spiegano di «avere a disposizione 60 giorni di tempo per presentare ricorso» e, quindi, «chiedere la sospensiva del provvedimento». E, allora, Bruno Dapei a nome e per conto del Pdl invita il Garante e il Comitato regionale per i servizi radiotelevisivi a intervenire. «Appare evidente che l’interpretazione della Provincia ha una chiara funzione elusiva dell’ordinanza» e, poi, «spostare il termine di esecuzione a un periodo successivo alla conclusione della campagna elettorale significa, di fatto, far perdere la “funzione compensativa” voluta dal legislatore». Intanto, si attende anche il giudizio della Corte dei conti sul danno erariale commesso da Penati.

Insomma Penati non solo ha speso più di mezzo milione di euro dei contribuenti (io compreso visto che sono di Milano) per propaganda elettorale ma lo ha fatto anche violando la par condicio. Complimenti!





La strategia dei piddini (furbi): non mostrarsi del Pd

18 05 2009

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Io sono di Milano e quindi vi porto a testimonianza l’anomala campagna elettorale dell’attuale presidente della provincia del capoluogo Filippo Penati. Per la sua ricandidatura ha scelto una strategia strana ma in parte giusta. Nei cartelloni elettorali e nelle pubblicità nelle tv locali Penati si fa accompagnare esclusivamente dal simbolo della lista a lui collegata. Nelle scorse settimane la città è stata tappezzata da questo simbolo giallo/bianco mentre quello del Pd non si è mai visto nelle pubblicità per Penati. Il presidente della Provincia è uomo furbo e ottimo politico di razza: ex sindaco semicomunista della Stalingrado d’Italia (Sesto San Giovanni) vinse abbastanza con fortuna le precedenti provinciali dove la Lega non si presentò con il centrodestra al primo turno e riuscì al ballottaggio a battere Ombretta Colli, in condizioni di astensionismo altissimo. In questi anni la sua presidenza è stata piuttosto scarsa in termini di risultati, bloccata dai veti della sinistra comunista e verde (che non lo sostengono più). Ma il Penati è riuscito a essere praticamente ogni giorno sui giornali con le sue dichiarazioni spesso ad effetto. Incredibilmente negli anni è diventato l’uomo più a destra del Pd, diventando quasi leghista, fautore della linea dura sulla sicurezza e prendendosi il record di primo lodatore dell’emendamento pro ronde nel ddl sicurezza (di cui avevamo già parlato).

Ora in una competizione difficile ma non impossibile continua in questa sua strategia camaleontica, non mostrandosi di sinistra e non legando il suo nome al Pd ma piuttosto contando sulla sua popolarità. Forse lo han consigliato bene, con un Pd in stato comatoso e in perenne conflitto interno cercare di non mostrarsi del Pd potrebbe essere utile. Il partito lo lascia fare, conscio del proprio scarso appeal, e ha preparato pochissimi cartelloni di sostegno a Penati.E potrebbe anche avere successo questa strategia. Il centrodestra conta su un candidato poco conosciuto (Podestà) ma si presenta unito al primo turno. Potrebbe vincere la coalizione Pdl-Lega al primo turno ma in caso di ballottaggio Penati avrebbe ampie possibilità di vittoria contando sull’astensionismo, su una provincia tendenzialmente rossa e sul fatto che la Lega per boicottare il referendum potrebbe dire ai suoi di non andare alle urne.





Malpensa, tra liberalizzazioni e bilaterali

28 04 2009

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Segnalo un mio articolo sulla situazione di Malpensa che è stato pubblicato oggi su Libertiamo.it

L’aeroporto di Malpensa, dopo la gravissima crisi seguita al progressivo abbandono di Alitalia dal marzo 2008, si sta lentamente riprendendo. Lufthansa, attraverso il nuovo brand Lufthansa Italia, ha intenzione di far rientrare Malpensa nel suo circuito multi-hub. Da fine febbraio ha aperto una decina di rotte per destinazioni italiane (Roma Fiumicino, Bari, Napoli) e europee (Bruxelles, Lisbona, Londra, Budapest, Bucarest, Parigi, Madrid, Barcellona). E’ ormai chiaro che accrescerà il numero delle città servite anche nei prossimi mesi, sia in Italia che in Europa, con l’obiettivo a lungo termine di ampliare il network dall’aeroporto varesino anche a destinazioni extraeuropee.
Proprio queste sono oggi le rotte maggiormente scoperte, tenuto conto che, per esempio, Alitalia opera da Malpensa solo su tre rotte intercontinentali.
L’obiettivo di Sea, della Regione Lombardia e del Comune di Milano è proprio quello di ripristinare un discreto numero di rotte a lungo raggio.
Come cercare di raggiungere questo scopo?
La soluzione ideale sarebbe quella di una liberalizzazione completa delle rotte extraeuropee. In questo modo, attuando il regime di open skies, qualunque compagnia aerea potrebbe ottenere i diritti per volare su Malpensa e verso qualsiasi destinazione. Già è cosi all’interno dei confini dell’Unione Europea e da poco anche verso gli Stati Uniti: ciò comporta che una compagnia disponga di una maggiore autonomia operativa sui voli, non essendo subordinata ad alcuna autorizzazione preliminare.
Grazie alla liberalizzazione completa dei voli per le città americane queste ultime saranno sicuramente coperte nei prossimi mesi, nonostante la forte crisi economica che limita gli investimenti delle compagnie aeree.
Ma sono il Sud-America, l’Estremo Oriente e l’India le zone che maggiormente evidenziano la crisi dell’aeroporto lombardo. Moltissimi stati non sono raggiungibili direttamente, con inconvenienti che chiunque e soprattutto la clientela business vorrebbe evitare.
Quando politici e alcuni esperti del settore dicono che Malpensa può essere salvata solo con una liberalizzazione completa delle rotte prefigurano una soluzione che risulta però oggettivamente alquanto utopistica.
Una liberalizzazione delle rotte tra due paesi può essere attuata solo attraverso un cosiddetto “bilaterale”, cioè un accordo tra due paesi sui diritti di volo e atterraggio per le diverse compagnie nazionali sui rispettivi aeroporti. Ma ottenere un risultato del genere non è così facile, perché sono moltissimi i paesi che non hanno alcuna intenzione di liberalizzare le rotte per non penalizzare le proprie compagnie di bandiera, che oggettivamente verrebbero danneggiate da una situazione di libera concorrenza.
Per questo motivo anche se il governo italiano proponesse una soluzione del genere ad altri paesi, con forti compagnie di bandiera, ne riceverebbe indietro, quasi sicuramente, un rifiuto.
Inoltre in una strategia di “ritorno all’hub” avere numerose compagnie in lotta solo su determinate rotte potrebbe compromettere la possibilità di costruire uno schema di feeder dagli aeroporti minori per i transiti su Malpensa.
Quindi cosa deve fare il Governo? L’emendamento della Lega per l’apertura immediata dei bilaterali non serve e non è servito a nulla, visto che questi potevano già essere discussi prima e che per un accordo ci vuole molto tempo (anche due anni, in alcuni casi).
Molto più utile la deroga prolungata a minimo 3 stagioni IATA (International Air Transport Association) che corrispondono ad almeno 18 mesi, per chi faccia richiesta di operare su una rotta. Prima nessuna compagnia internazionale si prendeva il rischio di servire una destinazione per il timore che, dopo la deroga (che era di una sola stagione IATA), il diritto di volo non fosse confermato.
Ora qualunque compagnia che chieda di operare su una determinata rotta, nel caso in cui i bilaterali lo consentano, ottiene immediatamente questa possibilità che dura a lungo nel tempo.
Inoltre, sarebbe già un passo avanti concedere maggiori frequenze, sempre dove sia permesso dal bilaterale, visto che molte rotte soffrono di sottocapacità per carenza di voli.
In ogni caso è il ministro degli Esteri, in accordo con il ministro delle Infrastrutture, ad avere il compito più importante.
Fino al 2008 si è sempre cercato di convogliare la maggior parte dei vettori stranieri su Roma, sia per garantire più accessibilità alla capitale sia per salvaguardare una forma di monopolio per Alitalia sul suo secondo hub di Milano Malpensa: ora i tempi sono cambiati ed è il momento di rivedere la maggior parte di questi bilaterali.
Alitalia non ha più un hub a Malpensa, la situazione è completamente cambiata e il principale aeroporto milanese non può svilupparsi su determinate rotte a causa delle condizioni stabilite nei precedenti bilaterali.
Molte compagnie hanno fatto richiesta per volare su Malpensa, ma devono attendere la modifica dei bilaterali, che come già detto favoriscono Fiumicino e Alitalia.
Le difficoltà negli aggiornamenti dei bilaterali tra l’Italia e la maggior parte dei paesi extraeuropei non risiede solo nei lunghi tempi tecnici, ma anche nel fatto che, a seconda degli stati coinvolti, mutano i termini dell’accordo.
Oltre ai problemi che riguardano Malpensa, per quanto attiene al “sistema Milano” dovrà assolutamente essere ripreso in considerazione lo scandaloso monopolio sulla rotta Milano Linate-Roma Fiumicino, la più redditizia d’Europa. A ciò si aggiunge che anche su molte altre tratte nazionali, tipo la Roma-Palermo, c’è un sostanziale monopolio (e in questi casi non c’è la concorrenza del treno) con Alitalia/Air One che controlla l’80% dell’offerta. Insomma, Malpensa a parte, ci troviamo di fronte a una pericolosa assenza di concorrenza anche su molte tratte nazionali.





Finalmente i graffitari-imbrattatori a processo

2 04 2009

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Giunge da Milano una buona notizia. Questo blog già aveva fatto una piccola battaglia per una normativa più severa nei confronti degli imbrattatori.
Per ora accontentiamoci del primo processo nel capoluogo lombardo

Cinque writers, un solo capo d’imputazione: imbrattamento. È l’accusa al ventenne che ha la­sciato la firma su un muro late­rale del Duomo; al vandalo non più giovanissimo, 33 anni, che ha schizzato di vernice un fine­strone della Rotonda della Besa­na; ai taggers di 23 e 29 anni che hanno bombardato la scuo­la di via Baravalle e al brasilia­no di 24 anni che ha sverniciato un palazzo di via Gian Galeaz­zo. Sono «i primi» cinque graffi­tari a finire sotto processo: la Procura ha fissato le udienze per il 3, il 4 e il 30 giugno. Il Co­mune si costituirà parte civile e chiederà ai responsabili i danni materiali e d’immagine. Rischiano fino a 2.582 euro di multa e trenta giorni di arresti domiciliari.

Gli sgorbi sui muri approdano «per la prima volta» in Tribunale. Soddisfatto il vicesindaco De Corato

Un risultato «importante», ché «la battaglia a tutela del de­coro» passa anche per momen­ti emblematici e «sanzioni sim­boliche », della serie colpirne uno per scoraggiarne cento e più, «conta l’effetto deterren­te »

Ma ogni tanto la magistratura si dimostra lassista e non porta nemmeno in tribunale questi casi

Fermati e denun­ciati in flagranza di reato dal Nucleo decoro urbano dei vigili urbani, polizia e carabinieri. Ita­liani e stranieri. Tredici hanno meno di 18 anni e sono loro il prossimo obiettivo del Comu­ne. Motivo: la Procura dei Mino­renni tende a graziarli, a consi­derare le loro scritte sui muri peccati veniali o «reati bagatel­lari », per dirla con il vicesinda­co. In qualche caso è mancata la querela di parte o è stata riti­rata. Le posizioni di altri nove giovanissimi sono state archi­viate: i pm hanno considerato «irrilevanti» gli attacchi messi a segno in piazza Duomo, al mo­numento in largo Grassi, in via Ausonio, Ludovico il Moro e al­l’ex scalo Romana. «Devo con­statare che la Procura dei Mino­renni non ha recepito intera­mente l’appello del sindaco», at­tacca De Corato.

Intanto il Comune continua la sua battaglia

Ha rinnovato l’appello ai privati a sporgere denuncia, invitando alla stipula di polizze assicurative che comprendano la tutela legale. Sulla base di queste infatti è sufficiente segnalare l’imbrattamento alla polizia per avviare un procedimento davanti al giudice di pace.





Campi Rom, nuovi (e duri) regolamenti a Milano

4 02 2009

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Ieri a Milano sono stati firmati dal prefetto Lombardi i nuovi regolamenti per la gestione dei campi Rom.

Ecco le caratteristiche del piano

I dettagli saranno modellati sulle peculiarità di ogni singolo campo. Ma le linee guida varranno per tutti: con il nuovo regolamento per i campi nomadi cambieranno tante cose per i 1.180 ospiti (tanti ne ha contati il censimento ufficiale a fine agosto) dei dodici insediamenti regolari del Comune.

Il regolamento sarà presentato dal prefetto Gian Valerio Lombardi e dall´assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli. Ma da mesi le bozze si sono sommate, con in comune almeno quattro punti: la partecipazione alle spese del campo, il turnover delle presenze, con una permanenza massima di tre anni, l´allontanamento dal campo, dopo inviti formali ad adeguarsi, per chi trasgredirà, l´obbligo di far frequentare la scuola ai minori e di seguire il percorso di inserimento lavorativo per gli adulti. Un regolamento che ora, assicura il prefetto, commissario straordinario per l´emergenza nomadi fino a maggio, «resterà aperto alle proposte del consiglio comunale».

Uno dei punti fermi dovrebbe essere il pagamento della “tassa di soggiorno”: la proposta del Comune era di far pagare un euro al giorno a ogni ospite. Di fatto la bozza licenziata ieri prevede che una sorta di affitto, comprensivo di un concorso spese per la raccolta rifiuti, venga pagato da ogni nucleo familiare. Al Triboniano, per esempio – che è il campo in cui già è in vigore in patto di legalità che è una componente del regolamento – i nomadi pagano luce e gas. «È giusto che chi viene ospitato nei campi contribuisca pagando una quota, che sarà fissata in misura compatibile con le condizioni delle famiglie e delle persone», precisa l´assessore Moioli.

A stabilire i canoni e a gestirne la riscossione, comunque, dovrebbe essere il comitato di gestione che verrà istituito per ogni campo. Legata alle singole realtà sarà anche la durata massima della permanenza – «del resto, i campi sono definiti come di transito e sosta», sottolinea il prefetto – e potrà essere flessibile se, semplicemente, chi ha raggiunto il periodo massimo avrà bisogno di qualche settimana ancora per una sistemazione definitiva.

e ancora

Dice il regolamento: «La mancata adesione, per due volte, a un percorso d’inserimento lavorativo proposto dal Comune» porta all’automatica espulsione dal campo. Cartellino rosso anche per chi non manda i figli a scuola, per chi evade il canone e perfino per il mancato pagamento di luce e gas. Per il resto è già tutto scritto nel patto di legalità e solidarietà sperimentato nel maxi-campo via Triboniano già da qualche stagione. Badge, rispetto delle norme igienico-sanitarie, controlli possibili in ogni momenti. Per chi sgarra, multe. Da venticinque a cinquecento euro.

Il progetto potrebbe essere un buon punto di partenza per una convivenza civile tra istituzioni e gruppi nomadi.Di sicuro va incontro alle richieste di legalità avanzate negli anni. Niente inutili buonismi ma rigore e rispetto delle regole, seguendo il positivo esempio del primo campo (San Triboniano) nel quale queste regole ci sono già da un po’.





Estremisti di sinistra scatenati a Milano, soliti disordini e incidenti

23 01 2009

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Lo sgombero ieri mattina dello storico centro sociale Cox 18, in via Conchetta a Milano, ha acceso gli animi dei giovani antagonisti che ha paralizzato il traffico cittadino per tutta la giornata con blocchi stradali.

Cosa è successo?

Cassonetti, campane per la raccolta del vetro e cestini rovesciati hanno contrassegnato il percorso. Un paio i momenti di tensione con le forze dell’ordine. Il tam tam tra gli esponenti dei centri sociali è iniziato subito dopo le 7, quando le forze dell’ordine sono entrate nello stabile in zona Navigli, al cui interno nessuno era presente. In poche ore sono arrivate decine di persone – alla fine saranno in 300 -, mentre aumentava la tensione che è culminata con un breve contatto tra gli agenti e i dimostranti.

Anche dei feriti tra le forze dell’ordine a causa della furia dei membri del centro sociale

Caduto a terra durante lo sgombero del centro sociale “Cox 18″ a Milano, il vice questore Andrea Valentino è stato colpito dai manifestanti con calci che gli hanno provocato la rottura di due costole e il ricovero in ospedale.

Insomma la solita azione violenta tipica di certa sinistra

Urla, spintoni, fumogeni e lanci di uova, bottiglie di vetro e rifiuti contro le forze dell’ordine (due i feriti) hanno accompagnato le proteste. Cassonetti ribaltati sono serviti poi per bloccare le strade. Almeno un’auto è stata danneggiata e si sono verificati urti fra vetture. I militanti hanno organizzato un corteo fino a Palazzo Marino.

Sostegno alle forze dell’ordine e critiche ai violenti dal vicesindaco De Corato

Un segnale per chi occupa da 20 anni” “Al solito certa sinistra fa una gran confusione. Perché non è certo il Comune che fa gli sgomberi. Ringrazio pertanto Prefetto e Questore per questo segnale forte contro chi da un ventennio, come è il caso del Cox, occupa abusivamente uno stabile comunale. E che assurdamente reagisce scatenando tafferugli e cariche contro le forze dell’ordine, mandando il traffico in tilt e rovesciando cassonetti, evidentemente pretendendo, non si sa a quale titolo, l’impunità pur avendo violato la legge“.  “Ora, dopo i tre sgomberi effettuati nel 2008 – ha proseguito il vicesindaco -, e quello odierno bisogna proseguire su questa linea per ristabilire il diritto alla proprietà e il no alla permanenza di zone franche

Insomma niente di nuovo dal fronte della sinistra estrema, la violenza sempre e comunque, le leggi sono un’optional e continuano a professarsi pacifisti.

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Perchè l’emendamento salva Malpensa già funziona e funzionerà

12 01 2009

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L’emendamento della Lega, detto Salva-Malpensa, è sicuramente un buon passo avanti anche se non risolutivo per la salvezza di Malpensa e lo sviluppo che necessita e merita….

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Le ronde di sinistra sugli autobus sono buone, quelle di destra razziste

25 06 2008

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Vi ricorderete senza dubbio i controlli che furono fatti a Milano sui mezzi urbani e che portarono al fermo di vari stranieri senza permesso.

Ricordiamo come commentò l’organo ufficiale del Partito Comunista Sovietico, ops….volevo dire PD, parlo de L’Unità

Controlli a tappeto a Milano su alcuni mezzi pubblici più affollati, stranieri fatti scendere a gruppi dagli autobus, messi in fila, identificati e poi portati per ulteriori accertamenti in Questura se sprovvisti di documenti.
È l´Italia della destra e di Berlusconi. Sono scene inconsuete, per la loro durezza, in un Paese civile.
L´ennesimo capitolo della tolleranza zero sui clandestini a Milano con controlli serrati, in mezzo alla gente, come non se ne erano mai visti prima.

E la Pravda Repubblica rilanciava con immagini da inferno dantesco
La scena ha lasciato allibiti centinaia di milanesi. Un pullman con grate di ferro ai vetri fermo in piazza XXIV Maggio, in pieno centro. A bordo clandestini appena fermati dai vigili urbani in divisa “da combattimento” con manganelli e pistole. Disperati fermati sul tram senza biglietto e documenti in attesa sul bus “blindato” di essere trasportati a una centrale della polizia locale per l´identificazione per poi finire in questura.

Ma nel silenzio più assoluto si scopre che in questi giorni…
Con il precedente illustre di Milano, anche Rozzano vara le sue ronde sui mezzi pubblici. È stato lo stesso sindaco Massimo D’Avolio, 42 anni, area riformista del Pd, ad annunciare che sul tram numero 15, in alcune ore del giorno, saliranno vigili urbani e carabinieri «per compiere controlli anticriminalità e prevenire con la loro stessa presenza i piccoli reati contro il patrimonio e gli episodi di bullismo denunciati ultimamente dai cittadini».
D’Avolio non è nuovo a queste iniziative, avendo guidato non più di un mese fa alcune perlustrazioni notturne a caccia di delinquenti, responsabili del degrado urbano e della paura dei suoi concittadini.

e qui giustamente il vicesindaco di Milano, De Corato replica
«E ora ci dicano se anche questi controlli di Rozzano sono una “caccia all’immigrato”. Il silenzio assordante dei consiglieri che di solito professano il “benaltrismo” quando le amministrazioni amiche fanno le stesse cose che fa Palazzo Marino, si spiega solo con la logica dei due pesi e due misure».

Imbarazzata (e imbarazzante) la sinistra, le loro ronde sono buone, caritatevoli, solidali. Non le fanno per combattere la criminalità e la clandestinità. Le loro sono equo responsabili, a favore degli immigrati clandestini. Non sia mai che si sappia che la sinistra si comporta come la destra su questi temi. I destri però sono sporchi razzisti, i sinistri sono i santi controllori.

E poi ci si chiede perchè la sinistra è ridicola…..

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Ma Malpensa non era la zavorra di Alitalia?

20 06 2008

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Ve li ricordate i sinistri in campagna elettorale? Straparlavano di una Malpensa principale colpevole della crisi di Alitalia, di un hub già morto per colpe proprie, di scarsa appetibilità per gli investitori, di pochi viaggiatori, aerei vuoti ecc
Insomma una bassissima propaganda per giustificare le scellerate scelte di Prodi di cui abbiamo tra l’altro già parlato anche QUI.

Bene in questi mesi, pur subendo l’abbandono di alitalia, malpensa sta tornando piano piano a recuperare quote di mercato
-easyjet ha aumentato notevolmente la flotta
-air one parte tra pochi giorni con nuovi voli intercontinentali
-air berlin si sposta da bergamo a malpensa

e lufthansa che già aveva preannunciato una decina di nuovi voli europei per l’anno prossimo pare voglia prendere in considerazione l’ipotesi di fare di malpensa il suo quarto hub europeo. Infatti il presidente di Lufthansa Wolfang Mayrhuber, in un’intervista ha affermato che “non è escluso che Malpensa possa diventare il quarto hub di Lufthansa dopo Francoforte, Monaco e Zurigo”

Ma come? Non è possibile!!!! Malpensa era un aeroporto che creava solo debiti, un fallimento, la principale causa delle difficoltà di alitalia (che tra l’altro spostandosi su fiumicino non ha recuperato affatto i passeggeri che volavano da milano)

E i Prodi e i Bersani che gli andavano dietro, dicendo che Malpensa qualche colpa l’aveva.

Che incompetenti!

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Silvio sui grattacieli sbagli

30 04 2008

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Per i non milanesi (e forse anche qualche milanese) probabilmente questi grattacieli saranno sconosciuti. Sono le 3 torri che svetteranno a Milano tra 4-5 anni dove fino a poco tempo fa c’era l’ex fiera di Milano (poi spostata a Rho). Il progetto si chiama Citylife e le torri ne costituiranno il cuore, insieme a un grandissimo parco, nuove abitazioni, un museo d’arte contemporanea, una nuova fermata del metrò, cinema ecc. Questo progetto è forse il più importante di una lunga serie di piani che dovrebbero cambiare il volto della città. Le 3 torri sono state disegnate da grandi architetti internazionali (Hadid, Isozaki, Libeskind) e dopo molte polemiche e alcune rimodulazioni del progetto sono a un passo dal via definitivo, che in teoria dovrebbe essere sicuro visto che chi sta dietro al progetto sta già demolendo i vecchi padiglioni della fiera, è già indebitato con le banche e parte di quanto ha pagato è stato speso dall’ente fiera per la costruzione della fiera a Rho (dove ci sarà tra l’altro l’area dell’Expo 2015). Tutto sembrava come già detto sicuro, ormai delineato fino a quando oltre alle patetiche lamentele dei soliti tromboni che dicono no a qualsiasi cosa (comitati dei cittadini ovviamente di sinistra, i celentano, i dario fo) non è intervenuto pure Silvio Berlusconi definendo le tre torri (quella curva in particolare) una bruttura, completamente avulse dallo stile e dalla storia milanese e dichiarando che si sarebbe opposto in tutti i modi alla loro costruzione. Le sue dichiarazioni hanno provocato un’incredibile polemica, che ha portato anche Sgarbi e la Lega dalla sua parte contro la Moratti e Formigoni, che visti gli accordi già presi sono ovviamente a favore della costruzione.

Da elettore del PDL sono sinceramente schifato da questo atteggiamento. Al di là della valutazione estetica delle torri (a me personalmente piacciono) non capisco questa voglia, persino di esponenti di centrodestra, di inseguire nelle critiche a qualsiasi nuovo orizzonte di modernità una certa parte di sinistra, quella più retrograda, conservatrice, quella dei no a tutti i costi. Non capisco perchè l’Italia non deve essere al passo con il mondo e anche con l’Europa (vedi le grandi costruzioni di Parigi, Londra, Francoforte) nell’inseguire prospettive, che a fianco della nostra storia e dei nostri monumenti eccezionali, possano inserire anche il moderno, l’architettura contemporanea. Non è possibile che in Italia si sia contro a qualsiasi palazzo che superi i 100 metri, che si facciano battaglie basate su un presunto stile (quando di esempi di brutture architettoniche ce ne sono a migliaia) e sull’ambientalismo tafazziano (costruire in verticale lascia molti più spazi al verde). E’ assurdo che non si voglia dare a città come Milano (ma anche altre) una visione più cosmopolita che tra l’altro non va assolutamente a penalizzare la nostra storia culturale. Le nostre città sono le stesse da decenni, sempre più anonime, sempre più musei a cieli aperti del passato, ma con un presente e un futuro assenti. Lasciamo che i progetti più interessanti e innovativi vadano all’estero mentre noi ci perdiamo in polemiche sterili sul “bello” e l’opposizione tout court ai grattacieli. Vi sembra possibile che Milano per esempio sia famosa anche per un grattacielo (il Pirelli) costruito 50 anni fa? Mi delude il fatto che anche esponenti del centrodestra si mascherino da Celentano provinciali, negandoci qualsiasi aspirazione moderna. Berlusconi sbagli se ti allinei al vecchio rappresentato dai comitati del no. Ti dimostri quasi un pecoraro scanio qualsiasi, non sapendo che molti tuoi elettori invece apprezzano il cambiamento delle proprie città, nuovi progetti, innovazioni ecc Speriamo che il sindaco Moratti sia protagonista di un’azione forte, concreta e coraggiosa che porti la città a cambiare, in barba a polemiche, critiche e diktat.

Questa città ospiterà l’Expo 2015, che porterà investimenti, visitatori, opportunità di lavoro. Ma già ci sono decine di interventi di studiosi, letterati, giornalisti, politici che si oppongono a qualsiasi progetto
“diverso” e nuovo. Se questa opportunità deve essere sprecata, non facendo nulla (e non parlo solo di grattacieli ma anche di infrastrutture, nuovi spazi per la cultura ecc) allora tanto vale non ospitare proprio questa manifestazione.

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