Se i giudici negano le espulsioni (come nel caso dello stupratore) c’è poco da fare…

18 02 2009

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Come tutti saprete sono stati arrestati gli stupratori di quella povera ragazzina a Roma
Purtroppo sono usciti anche i retroscena sul passato giudiziario di uno dei due.

Arrestato per furto, ri-arrestato per ricettazione, fermato per droga e poi espulso, pensando “pazza idea” di risolvere il problema alla  radice. Il fascicolo di Loyos Isztoika, vent’anni a maggio, uno dei romeni sospettati per lo stupro della Caffarella, è un illuminante resoconto su quello che un fuorilegge straniero può permettersi in Italia e su come l’Italia si attrezzi a rispondergli per le rime. Che il giovanotto non fosse un cherubino, l’aveva certificato l’ex Prefetto di Roma, Carlo Mosca, il quale alcuni mesi fa lo colpì con un “Decreto di allontanamento dal territorio nazionale”. Isztoika ovviamente non se ne curò per nulla e continuò a scorrazzare tranquillo per il Paese. Ma siccome alcune cose ancora funzionano, la polizia lo fermò a Bologna e lo portò davanti a un giudice del Tribunale, decisa a ottenere il cosiddetto “accompagnamento coatto al confine”. Il magistrato che esaminò il caso, però, definì infondata le decisione del Prefetto e stabilì che il ragazzo che poteva andare, libero come l’aria, in nome dello Stato di Diritto.
La storia di Isztoika, un “biondino” dagli occhi chiari, di qui in avanti era la fine del 2008 diventa un susseguirsi di eventi che se non confinassero con il tragico sarebbero nel grottesco. Il romeno, erano i primi dell’anno, rientra a Roma. Continua a fare probabilmente ciò che faceva prima. La sera del 21 gennaio un’italiana viene violentata da due romeni nella zona del Quartaccio vicino Primavalle nella periferia ovest. Gli investigatori ritengono che il giovane immigrato, un “figlio” di Iasi, ai confini con la Moldavia, una delle aree più depresse della Romania, abbia avuto un ruolo di primo piano nell’aggressione. Ma gli agenti la sera del 24 gennaio, tre giorni dopo lo stupro del Quartaccio, poco più di un mese prima di quello alla Caffarella, evidentemente non lo sanno ancora.
Quella notte il ragazzo dagli occhi blu viene fermato da una volante a Primavalle durante un controllo. Gli ordini dalla Questura, in una città sempre più in collera per le continue violenze, sono perentori: verificare tutto e tutti. Isztoika, che bazzica un campo nomadi nella zona, non è uno sconosciuto. Gli agenti sospettano che si arrangi spacciando droga. Lo trovano senza documenti, lo portano al commissariato. Non ci vuole molto a verificare che sul suo conto c’è anche altro. La polizia si accorge che è nell’elenco delle persone che espulse dalla Prefettura di Roma. «Forse pensano i poliziotti stavolta lo “freghiamo”». Chi, espulso, non se ne va da solo, viene condotto fuori dal confine a forza.
Così la mattina successiva il romeno viene portato all’Ufficio Immigrazione della Questura diretto da Maurizio Improta. Gli agenti che lo accompagnano assaporano un successo: l’epilogo, sofferto, di una delle tante battaglie tra stranieri irregolari e burocrazia. Sanno che Isztoika, rientrando in Italia, rischierebbe grosso e che anche lui conosce le norme: arresto e carcere fino a cinque anni. Ma Italia delle meraviglie c’è la sentenza del giudice di Bologna e qui tutto si complica.
Il ragazzo sa il fatto suo. Fa presente che un magistrato, non uno qualunque, lo ha rimesso in libertà con “tante scuse”. La polizia verifica. Tutto vero: un giudice emiliano ha giudicato «privo di presupposti» il provvedimento del Prefetto. Isztoika viene, come si dice, fotosegnalato. Gli prendono le impronte. Ma alla fine non resta che rilasciarlo: è la Legge, niente da fare. Il giovanotto se ne torna a Primavalle in una baracca in mezzo ad altre cinque rifugio di zingari, sbandati e romeni senza arte né parte. Cosa abbia fatto da quel giorno, lo sa solo lui. Con tanti ringraziamenti all’indulgenza dello Stato.

Di fronte a queste decisioni soggettive della magistratura c’è un forte senso di smarrimento e impotenza. Immagino cosa penserà la giovane ragazza di quanto successo, se avrà mai fiducia nella giustizia. E gli inquirenti che tra mille difficoltà si vedono crollare i risultati del proprio lavoro con decisioni discutibili e soggettive. Poi ci si chiede come mai la fiducia nella magistratura è ai minimi storici.

EDIT: Nuovi particolari sulla decisione, di oggi
L’espulsione appare scontata. Appare. Una volta a Bologna, assistito dall’avvocato Immacolata Troiano, il romeno convince il giudice Mariangela Gentile ad annullare il decreto di allontanamento con tre paginette di motivazione. Gli argomenti – si legge nel provvedimento – sono tre. Il primo: “Prima che il decreto prefettizio venisse emesso, il cittadino straniero non era mai stato destinatario di provvedimenti di allontanamento”. Il secondo: “I fatti non circostanziati, ma solo genericamente indicati nel decreto prefettizio, non appaiono sufficienti ad integrare l’ipotesi della minaccia concreta, effettiva e grave ai diritti fondamentali della persona o dell’incolumità pubblica“. Il terzo: “La precisazione relativa alla sentenza emessa dal tribunale di Roma l’8 febbraio 2008 non fornisce al giudicante l’indicazione di fatti circostanziati idonei a giustificare l’allontanamento”. Insomma, Isztoika può tornare sul marciapiede perché è solo la prima volta che lo si vuole espellere. Perché tre arresti, due condanne definitive e una denuncia a piede libero non sono indizi “sufficienti” e “circostanziati”.

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L’aggressore “razzista” dei bengalesi a Roma ha votato PD

13 02 2009

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I fatti del 9 febbraio

Un altro grave episodio di razzismo a Roma, dieci giorni dopo l’aggressione ad un cittadino indiano che dormiva su una panchina a Nettuno. E’ accaduto all’Esquilino, in pieno centro storico.
Non volevano che ragazzini bengalesi frequentassero il quartiere e così dopo averli minacciati di morte e picchiati, hanno tentato di bruciarli usando una bomboletta spray e un accendino a mo’ di lanciafiamme. Uno della banda, un italiano di 20 anni, Ivano Balzanella, writer e con precedenti, è stato arrestato dalla polizia per minacce e lesioni aggravate dall’odio razziale e per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
«Andatevene via dalla zona o vi brucio», ha urlato nei confronti di tre ragazzini bengalesi Balzanella. Poi ha usato una bomboletta di vernice spray con un accendino, indirizzandolo verso il volto di uno degli stranieri ma i poliziotti hanno letteralmente atterrato l’extracomunitario per evitargli la fiammata in volto. Dopo una breve colluttazione gli agenti hanno arrestato, l’italiano, mentre uno o forse due complici, sono riusciti a scappare. Balzanella si è subito dichiarato writer. In passato era stato denunciato per aver imbrattato i treni nella stazione Termini e, pare, sia consumatore abituale di hashish e cocaina.

La presunta matrice razzista (e quindi le conseguenti strumentalizzazioni politiche) era stata subito denunciata dai giornali di sinistra

L´incubo del razzismo violento e terribile esploso nella stazione di Nettuno contro Navtej Singh Sidho ha rischiato così di tornare realtà nel quartiere multietnico di Roma, dove Ivan passava le giornate a ciondolare senza combinare nulla. Ma non è certo la sua attività di piccolo fornitore e forse produttore di droga che preoccupa gli investigatori. È l´odio razziale che aveva già manifestato e che per mesi ha disseminato all´Esquilino. «Il quartiere è mio, andate via, vi brucio! Io sono italiano, vi odio. E se chiamate la polizia vi uccido», ha detto alla sua vittima bengalese agitandogli davanti alla faccia la bomboletta.

e ancora dall’Unità

L’Esquilino è la sua zona. E per questo deve essere off limits per gli immigrati. «Voi qua non potete stare, vi do fuoco» grida già a novembre ad altri stranieri. Due sere fa, lo fa davvero. Prende dalla tasca la bomboletta spray di vernice che usa per i graffiti sui vagoni dei treni e sui muri lungo i binari della stazione Termini e la trasforma in un lanciafiamme. Liquido infiammabile contro tre ragazzi di 18, 19 e 21 anni del Bangladesh. Le fiamme li sfiorano appena. Uno di loro cerca di fermarlo e si rompe un dito.
Razzismo dunque. Era già successo mesi fa al Trullo. Cinque gli arrestati. «Arabi de merda venite qua, pe camminà su sta strada ce dovete dà 10 euro?» sono le minacce ad alcuni egiziani. Per il gip non c’è dubbio. Si tratta di «occupazione fisica del territorio e di intimidazione permanente nei confronti degli stranieri con finalità di pulizia etnica». Ora ci risiamo. A novembre, la banda del 20enne aggredisce alcuni bengalesi. Anche calci e pugni. Un mese dopo, è la volta di due indiani. «Se passate ancora di qua, vi brucio e vi ammazzo».

In città si erano sprecate le accuse ad Alemanno per il clima importato dalla destra, fiumi di parole sull’ennesimo episodio che vede al centro probabili estremisti di destra.

Ma passano i giorni e cosa si scopre? Leggiamo dal Corriere Della Sera (versione cartacea di oggi 13 febbraio, pagina 19 delle Cronache, trafiletto in basso a sinistra) un’incredibile rivelazione. Il ragazzo non è un fascistone, ma un piddino!!!!!!

Titolo: Il writer sotto accusa “Ho votato PD. Non ho aggredito i bengalesi”

Nell’articolo il giovane accusato espone la sua verità “Ma io ho votato PD… Capito? Immaginatevi un po’. Sono i bengalesi ad avermi attaccato, erano parecchi. La mia ragazza è un’immigrata e così’ anche il mio migliore amico (ndr anche lui fermato)”

Inoltre interviene il presidente del Tribunale di Roma, De Fiore: “L’episodio sembra debba essere ricondotto a una banale lite tra spacciatori che si contendevano il territorio“.

Premesso che comunque la pista razzista non è stata ancora derubricata (visti i precedenti del gruppo del ragazzo) generalizzando come fa la sinistra uno potrebbe dire che i razzisti che picchiano gli stranieri, si drogano e spacciano sono del PD.
Appunto se si usassero le generalizzazioni care alla sinistra…

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Stupra una ragazza. Solo arresti domiciliari. Complimenti alla magistratura

24 01 2009

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Torna a casa, agli arresti domiciliari, Davide Franceschini 22 anni, che la notte di capodanno dietro la Fiera di Roma ha violentato una ragazza : per il giovane il Gip Marina Finiti ha convalidato il fermo che era stato disposto ieri dal pm Vincenzo Barba, ma il giudice, accogliendo poi la richiesta dell’ufficio dell’accusa, ha concesso i domiciliari al ragazzo.

Le motivazioni sono state

Alla base della decisione di scarcerare il giovane di Fiumicino, la sua buona condotta giudiziaria e il contributo dato agli inquirenti dopo il suo fermo. Durante l’interrogatorio di sabato a Regina Coeli, Franceschini, accusato di violenza sessuale aggravata, ha ribadito di avere agito sotto l’effetto di alcol e droga. Rifacendosi alla sua confessione, il giovane si è detto ancora dispiaciuto per quanto accaduto e ha sottolineato di non sapersi spiegare come possa aver avuto un comportamento così violento.

Condanna del sindaco Alemanno

Un segnale sbagliato quello che la magistratura ha lanciato concedendogli gli arresti domiciliari». «Comprendiamo le motivazioni che hanno portato a questa scelta, vista la collaborazione e il ravvedimento manifestato da questo giovane. Tuttavia non si può far uscire dal carcere dopo solo 48 ore una persona che comunque ha commesso un reato così odioso e di così grave allarme sociale. Anche la vittima dell’aggressione mi ha chiamato al telefono per testimoniare la sua delusione per questa incredibile indulgenza. Questa ragazza si è sentita abbandonata dalle istituzioni dopo che gli inquirenti erano riusciti ad assicurare alla giustizia il suo aggressore. Per questo chiedo alla magistratura di revocare gli arresti domiciliari all’accusato, di andare verso un processo rapido che accerti definitivamente le responsabilità e di garantire in questo modo certezza della pena

Complimenti a questa magistratura che invece di colpire i delinquenti, li premia fregandosene delle loro gravi colpe e delle povere vittime

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Appaltopoli, ora il PD trema anche a Roma

19 12 2008

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Dopo il terremoto giudiziario a Napoli, ora Appaltopoli si potrebbe allargare anche al Comune di Roma.

Infatti

Il fatto che Global service «nasca e muoia» nel capoluogo partenopeo, non deve far dimenticare che il «re del tombino», come è stato ribattezzato, ha un rapporto «storico», per non dire privilegiato, con la Capitale e il Campidoglio in particolare. L’approdo di Romeo a Roma è datato infatti 1997, ai tempi della prima consiliatura Rutelli. E così sullo scorcio del secolo Romeo torna in pista proprio grazie a un appalto varato dall’amministrazione Rutelli. Che non essendo riuscita nell’intento di rendere nuovamente pubblica la gestione del suo patrimonio immobiliare, bandisce una gara per i suoi 44.800 appartamenti, distribuiti su 1.239 edifici per un totale di 1,4 milioni di metri quadri. La Romeo vince battendo colossi immobiliari come l’Imi, Ts-Metropolis e Bancoroma-Edilnord. Ma è solo il primo di una lunga serie di appalti nella Città eterna, che riguardano anche ministeri, Parlamento e perfino il Quirinale. È tuttavia con Walter Veltroni, nel 2006, che l’immobiliarista mette a segno il «colpo grosso», come capofila di una cordata che vede raccolti insieme anche la Vianini Lavori, controllata dalla holding Caltagirone spa, e il Consorzio Strade Sicure, formato da una serie di società di piccole e medie dimensioni specializzate nella manutenzione stradale. Un appalto faraonico: 576 milioni per 800 chilometri di viabilità urbana, della durata di nove anni: 80mila euro per ogni chilometro di asfalto sulle arterie della Capitale, quasi 15 volte in più di una città come Bologna.

Ma per quest’ultimo mega appaltone

è guerra a tutto campo. La società seconda classificata, la Manital, ricorre per presunto conflitto di interessi. Il Tar accoglie il ricorso, ma il Consiglio di Stato – al quale la Romeo fa ricorso – poco dopo ribalta la sentenza sospendendola. Proprio la decisione di palazzo Spada è entrata nel mirino della magistratura napoletana. Si tratta infatti della «questione di vita o di morte» cui fa riferimento l’imprenditore Romeo nella telefonata al deputato Pd Lusetti

Così i magistrati ampliano la portata del potere di Romeo oltre Napoli

L’associazione a delinquere capeggiata da Alfredo Romeo è anche una struttura in grado di operare fuori dai confini del mero territorio cittadino e provinciale

Per questo le vicende di Napoli vengono seguite con un’attenzione particolare nei salotti politici e nelle sale del Campidoglio

E’ la paura il sentimento predominante. Vietato pronunciare la parola «Romeo». Soprattutto al telefono, al quale non risponde più nessuno. Non si sa mai. L’ordine è semplice: non parlare o se proprio occorre farlo, solo tramite dichiarazioni ben pensate.

D’altronde i magistrati fanno accuse molto delineate

I pubblici ministeri rivelano come Romeo «attraverso un disponibile Lusetti e la “garanzia” di Francesco Rutelli, cerchi contatti con esponenti del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea che dovevano decidere la delicatissima controversia tra la Romeo Gestioni e la Manital per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma

e raccolgono intercettazioni

Si cita la telefonata del 3 maggio 2007 tra Romeo e Lusetti. Romeo: «Ti sei scordato di me». Lusetti: «No, no sto lavorando invece… Sto lavorando per te». R.: «No, volevo sapere quella cosa di quello lì, Troiano». L.: «Quale Troiano?». R.: «Quello della giustizia amministrativa». L.: «Ah! No… Capito? Però domani mattina c’ho un incontro operativo alle otto… Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto». R.: «Ah con il grande capo». L.: «Esatto, c’è anche Troiano… Su tutto». R.: «Eh perché se chiama il grande capo mi risolve il problema». L.: «Lo so, stai tranquillo». R.: «Me lo farebbe? Lui per me farebbe questa cosa?». L.: «Certo che lo farebbe». R.: «Perché per me è questione di vita o di morte». Secondo il giudice «il grande capo è proprio Rutelli»

E alla Manital giustamente fanno notare

Con i nostri ricorsi siamo stati i primi a svelare il “sistema Romeo”. Ora bisogna chiedersi come mai la giunta Veltroni si sia ostinata a non revocare l’aggiudicazione di quell’appalto ritenuto illegittimo

Per la cronaca la nuova amministrazione di Alemanno, prima della fine dell’inchiesta

Con una memoria di giunta, l’11 novembre, decide di non dare «ulteriore corso al rapporto instaurato con Rti Romeo Gestioni spa, soprassedendo alla stipula del contratto

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Vi ricordate lo stupro di La Storta a Roma e le accuse a Alemanno?

17 12 2008

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Il fatto di violenza succede ad aprile a Roma

Accoltellata e stuprata da un romeno all’uscita della stazione ferroviaria de La Storta, a Roma Nord. Vittima un’universitaria africana di 31 anni. La dinamica della violenza ricalca l’omicidio di Giovanna Reggiani, violentata e uccisa nell’ottobre scorso vicino alla stazione di Tor di Quinto. In manette è finito Joan Rus, un romeno di 37 anni senza fissa dimora e senza precedenti penali, con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e tentato omicidio: la coltellata che ha inferto all’addome della donna poteva essere fatale

Nei giorni successivi vi furono forti polemiche sull’insicurezza a Roma e poi incredibili dietrologie e supposizioni ideologiche della sinistra e soprattutto del quotidiano La Repubblica

I due uomini che hanno allertato i carabinieri decidono di mettersi al centro della scena. Uno si chiama Massimiliano Crepas. L’altro, che appare il più loquace, è tale Bruno Musci.

Musci è ospite di ogni rete televisiva che offra un microfono. Fa visita alla ragazza sudafricana in ospedale, e, ripulito dalla parte meno presentabile della sua biografia di cittadino, viene battezzato l’”angelo salvatore”

e ancora

Una e-mail a firma Mario Di Carlo, consigliere regionale del Pd, allaga le caselle postali delle redazioni dei giornali e delle tv. Finisce sul sito “Dagospia”. Segnala che il romeno è difeso da avvocati di fiducia che non può permettersi e per giunta di destra. Invita a rintracciare la foto di Musci alla stretta di mano Alemanno-Baccini.

e infine

Non è escluso che durante l’atto istruttorio siano state fatte domande a Musci sui suoi rapporti con Gianni Alemanno alla luce del suo sostegno al piano di sicurezza del candidato sindaco di Roma per il Pdl.

Sulla rete il dibattito si scalda

Tutto nasce da una lettera pubblicata da «Dagospia» tre giorni fa e rimbalzata su diversi blog della rete. «Come può un romeno senza fissa dimora avere un famoso penalista come Francesco Saverio Pettinari?» è scritto nella lettera pubblicata sul sito di Roberto D’Agostino. E ancora, nella missiva vengono rilanciati altri due dubbi. «Inoltre l’avvocato risulta iscritto in gioventù all’Msi. E guarda caso uno dei soccorritori della ragazza firma con Alemanno, con tanto di foto sul “Il Messaggero” del 22 aprile 2008, il patto per la legalità e la sicurezza». La lettera è firmata con una sigla (Md) e si chiede di farla girare. Chi c’è dietro? Chi l’ha mandata? Mistero. Ad occuparsene è solo la rete. Per due giorni diversi blog rilanciano il caso e ci tessono sopra una serie di teorie complottistiche secondo cui lo stupro (o presunto tale, a questo punto, come scrivono anche molti investigatori improvvisati) sarebbe stato architettato da qualcuno per farlo diventare a forza argomento di questa campagna elettorale. Veleni, boatos che diventano la scenografia degli ultimi giorni di questo duello. Solo Sebastiano Messineo della lista «Moderati per Rutelli» esce allo scoperto tre giorni fa e chiede «che si faccia chiarezza su quanto emerso perché si aprirebbe un fosco scenario». Ma più che indagini o chiarimenti s’ingrossano solo i sospetti.

I rumors si fanno sempre più insistenti. Velatamente si accusa la destra di aver organizzato lo stupro, e messi sul luogo dei testimoni amici, pagato il romeno che poi tramite avvocati di grido al processo avrebbe avuto garantita una pena minima.

Lo stesso Rutelli se ne uscì dicendo

Alcune di queste vicende degli ultimi giorni – dice il candidato del Pd senza fare espliciti riferimenti ma forse già sapendo che i magistrati vogliono vederci chiaro – sono state un po’ sospette. Ma non tocca a me parlarne, indagheranno le forze dell’ordine e la magistratura

e a quel punto Alemanno replicò stizzito

Si lascia intendere chissà che cosa intorno allo stupro della ragazza del Lesotho nei pressi della stazione La Storta. È una cosa talmente fantascientifica che non so se fa più ridere o piangere. Come si fa a strumentalizzare il dolore?». Alemanno ha aggiunto che «si è toccato il fondo. Sono preoccupato di come Rutelli sta affrontando quest’ultimo scorcio di campagna elettorale». «Sottacqua dicono che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa

Perchè ritiro su questa vicenda?

Perchè oggi è uscita la sentenza di primo grado, ad oggi non esistono ipotesi di reato per i testimoni dell’accaduto o membri della campagna elettorale di Alemanno e neppure indagati. Restano i fatti

Il romeno Ioan Rus è stato condannato a undici anni di reclusione per lo stupro di una studentessa del Lesotho avvenuto a Roma la sera del 16 aprile all’esterno della stazione ferroviaria della Storta. La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Marina Finiti. Il pm Erminio Amelio aveva chiesto dodici anni di reclusione. A Rus, 37 anni, non sono state concesse le attenuanti generiche. A favore della vittima (S. M.) è stato disposto un risarcimento di 50 mila euro. Rus è stato ritenuto responsabile di sequestro di persona, tentato omicidio, violenza sessuale e detenzione e porto in luogo pubblico di coltello.

Vergogna per chi dietro a questo atto di violenza criminale tentò di costruirci una sottotrama complottistica di serie b.

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Berlusconi attacca giustamente il fallito Veltroni

20 06 2008

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«Veltroni si preoccupi delle notizie terrificanti sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità – afferma Berlusconi -. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie, si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che dovrebbero lasciare la politica».
DEFICIT – «Sono sbalordito da quello che sta emergendo – prosegue il Cavaliere – sarebbe drammatico. È un fatto tragico, allucinante, io non ci credo. Non c’è nessuna città d’Europa che ha lasciato un deficit di 16 mila miliardi di vecchie lire. Spero che quello che appare non sia vero. Non sapremmo come riparare». Poi l’attacco diretto al segretario Pd: «Non è possibile che il responsabile di questo disastro si proponga come un leader politico credibile».
fonte: corriere

Fa bene Berlusconi ad attaccare il rimorchio di Di Pietro. Con che faccia Veltroni dall’alto delle sue incredibili sconfitte può criticare Berlusconi?
E fa bene a ricordare a tutti i super-risultati della gestione veltroniana a Roma, sui quali sta incominciando a indagare la Corte dei Conti.
Ma che se ne vada in Africa il fallito, come tra l’altro aveva promesso.

Tra l’altro oggi Uolter ha promesso una manifestazione in autunno, pauraaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!
Salvo dopo dire immediatamente che però lui non farà un’opposizione di sola contrapposizione, insomma il solito ma anche…..
E ha richiesto per l’ennesima volta a prodi di tornare sui suoi passi, ma allora è masochista!!!!!
Ha dato la colpa per l’ennesima volta a rifondazione per la caduta del governo Prodi però subito dopo ha lasciato la porta aperta a nuove alleanze sia con la sinistra che con l’udc (ma l’andremo da soli dove è finito?)

Insomma l’ideologo della più grande rimonta della storia deve solo tacere, farebbe una figura migliore

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L’indebitamento e i derivati della Roma veltroniana

21 05 2008

Segnaliamo quest’articolo del corriere sulla situazione di bilancio del comune di Roma, lasciato da Veltroni ad Alemanno.

Clicca QUI

Si segnalano

-3.2 mld di operazioni sui derivati (il doppio della somma che fece scalpore a Milano)

-tra i 7 e i 9 mld di indebitamento

Insomma che dire, una gestione di qualità del bilancio comunale

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I sinistri dello spettacolo che si zerbinano davanti alla destra

7 05 2008

A Roma svolta epocale con Alemanno simbolo e l’intellighenzia (?) culturale di sinistra romana incomincia, in preda al panico, a cercare di riposizionarsi, sperando tramite leccatine di sedere assortite di mantenere il proprio status quo.

Ecco un’intervista a Venditti “Meglio che la sinistra non torni al potere”

Qui

Ed ecco un intervento di Costanzo sulla Stampa “Walter è il passato”

Qui

Il riposizionamento è già in atto, i sinistri sono incredibilmente furbi quando fiutano che l’aria è cambiata ed è meglio mettere in piedi un lecchinaggio industriale

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La storica vittoria di Alemanno conferma la più grande batosta inflitta ai sinistri

28 04 2008

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Pensieri sparsi
-er cicoria a casa, asfaltato
-alemanno sindaco, una persona seria, credibile, concreta meritava una vittoria del genere
-le amministrative che storicamente penalizzano il centrodestra, vedono nel complesso passare nei comuni sopra i 15000 abitanti da 24 a 47 sindaci e un arretramento dei sinistri da 42 a 21 (e si segnalano grandi risultati in percentuale in toscana).
-il centrodestra in carica nelle 2 principali città italiane
-tutte le balle della più grande rimonta della storia propagandate da walter rimarranno scolpite nei libri
-il modello roma strombazzato per anni e sbugiardato dalle urne
-i sinistri disorientati ovunque in tv, per strada, su internet.
-il capolavoro di berlusconi (e anche di walter che in modo tafazzesco ci ha spianato la strada)
-l’intelligenza politica di fini
-la demenza politica di casini e storace
-il rosicamento di pravda repubblica, dei moretti, degli scalfari, dei colombo

ecc, aiutateci ad allungare la lista dei pensieri in libertà

Che goduria!!!!!





Comunali Live: inizio scrutinio Roma – Alemanno in vantaggio

28 04 2008

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16:34
15% sezioni alemanno 52.5 – rutelli 47.5
nelle provinciali
-roma, massa (ottimo risultato di bondi al 47%) al csx
-catanzaro, asti al cdx
-foggia al fotofinish, avanti il cdx (era del csx)

16:18
primi dati da Roma
5% sezioni alemanno 52% – rutelli 48%
nelle provinciali
-testa a testa a vicenza
-cdx avanti ad asti
segnaliamo
-viareggio passa incredibilmente al cdx








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