Escort bipartisan: Tarantini forniva ragazze a pagamento a politici del Pd in cambio di appalti

23 07 2009

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La vicenda escort non mi ha mai appassionato, la trovo assolutamente irrilevante e totalmente attinente alle vicende personali del premier, non mi attirano nè le discussioni bacchettone alla Repubblica nè le visioni complottiste nè l’analisi di quanto accaduto con la D’Addario assunta a fonte di qualsiasi verità o bugia.

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La questione morale nel Pd: i democratici sono sotto inchiesta in tutta Italia

21 07 2009

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La questione morale è sempre all’ordine del giorno per il centrosinistra nonostante i tentativi di insabbiamento.

Segnalo questa tabella nella seconda pagina di quest’articolo

Copio alcuni procedimenti (e ne aggiungo altri)

Genova: inquisito due ex consiglieri comunali di centrosinistra per corruzione. Un’altra vicenda (Mensopoli) vede il sindaco Vincenzi più o meno coinvolta (seppur indirettamente)

Trento: indagato ex assessore per gare truccate. Finanziamenti sospetti per il presidente della provincia Dellai (indagato)

Firenze: indagati 2 ex assessori della giunta Domenici

Ancona: rinviati a giudizio gli ultimi 2 sindaci del centrosinistra della città

Perugia: indagati funzionari ed ex assessore provinciale. Aggiungo l’ex sindaco (di cui l’attuale era vicesindaco) indagato per la questione Minimetro

Abruzzo: Del Turco indagato per Sanitopoli. L’ex sindaco di Pescara D’Alfonso indagato

L’Aquila: per una recente questione di appalti post territorio si dimette un assessore della giunta Cialente

Bari: appalti pilotati. Indagato assessore Tedesco, futuro deputato del Pd. Indagata anche una manager vicina al Pd

Sardegna: rinviato a giudizio Soru

Napoli: mezza giunta Iervolino sotto inchiesta per l’affaire Romeo (con richieste di pena oltre i 5 anni anche per l’ex vicepresidente della provincia). Bassolino sotto processo e ieri di nuovo con richiesta di rinvio a processo sempre per la questione rifiuti. Indagato eurodeputato Cozzolino. Decine e decine di amministrazioni comunali infiltrate dalla camorra.

Salerno: sindaco De Luca già condannato in primo grado, rinviato a giudizio per altre 2 inchieste

Calabria: consigliere comunale inquisito per rapporti con la criminalità. Loiero sotto inchiesta

Potenza: giro di tangenti. Inquisito deputato Margiotta. De Filippo (pres. regione) indagato per favoreggiamento

e sicuramente me ne dimentico altri.

Ma la questione morale vale solo per gli altri. Loro sono superiori a prescindere…





Soru rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e turbativa d’asta

18 07 2009

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L’ex presidente della Regione Sardegna è stato rinviato a giudizio per la vicenda Saatchi&Saatchi, di cui avevamo già parlato quando ci fu la richiesta della procura

L’accusa è

di aver agevolato la società inglese ‘Saatchi&Saatchi’ che si aggiudicò l’appalto della pubblicità istituzionale della Regione sarda. Abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Con questi due capi d’accusa, l’ex presidente della regione Sardegna, Renato Soru, è stato rinviato a giudizio dal Gup di Cagliari Giorgio Altieri, al termine dell’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta sul ‘caso Saatchi’, ovvero la società che si aggiudicò l’appalto della pubblicità istituzionale della Regione sarda, che prevedeva un impegno finanziario della Regione di 56 milioni di euro più l’Iva.

In questo articolo si ricostruisce la vicenda (e le accuse mosse dai magistrati)

Vedremo come andrà il processo, di certo si allunga la lista delle regioni italiane in cui membri del Pd sono indagati, prossimi al processo, processati in questo momento o già condannati.





Approvato dalla Camera il ddl sulla violenza sessuale, pene più severe per gli stupratori

14 07 2009

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Approvato dalla Camera (ora passerà al Senato), con voto bipartisan, il nuovo ddl sulla violenza sessuale.

In cosa consiste?

IL REATO – Viene punito con il carcere da sei a 12 anni chiunque “con violenza, minaccia o abuso di autorità costringe” una persona a compiere o a subire atti sessuali. Alla stessa pena soggiace chi induce a subire o a compiere atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima.

LE AGGRAVANTI – La pena passa da sette a 15 anni se il fatto é compiuto nei confronti di minori di 16 anni; con uso di droghe o alcolici; da una persona travisata o che si spaccia per un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Uguale é l’aggravante per la violenza su persona sottoposta a limitazione della sua libertà personale o su donne in gravidanza, su persone disabili o in condizioni di inferiorità fisica o compiuta da parte di parenti. Le aggravanti scattano anche se il reato di violenza sessuale viene compiuta “in luoghi di lavoro, con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera”. La reclusione aumenta fino a 16 anni per la violenza sui minori di dieci anni. In caso di morte della vittima scatta l’ergastolo. Tra le aggravanti c’é anche la violenza sessuale di gruppo.

MOLESTIE SESSUALI – Chi arreca molestie con atti o comportamenti a contenuto esplicitamente sessuale è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro.

LE AZIONI PREVENTIVE – Il ministero dell’Istruzione dovrà promuovere, nell’ambito dei programmi delle scuole di ogni ordine e grado, iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione contro la violenza e la discriminazione sessuale. Toccherà ai servizi sociali intervenire sulle vittime per il loro recupero. Ogni anno il ministro delle Pari opportunità dovrà relazionare al Parlamento sulla stato di attuazione della legge.

Le pene vengono aggravate e diventano più severe rispetto alla normativa attuale

Inasprito il regime sanzionatorio per violenza sessuale. Al posto della reclusione da 5 a 10 anni si prevede la prigione da 6 a 12 anni. Stessa pena per chi induce qualcuno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa o la trae in inganno in inganno sostituendosi ad altra persona.

Raddoppiano i termini di prescrizione nei casi di violenza sessuale. Fra le novità raddoppiano i termini di prescrizione del reato nei casi di reato di violenza sessuale. L’aggravante scatta nei casi in cui la violenza sessuale è commessa sui minori di sedici anni (nel codice attuale la soglia d’età è quattordici anni), con l’uso di armi, di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti; o da persona travisata o che simula la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Aggravante anche se la violenza è compiuta su una persona sottoposta a limitazioni di libertà personale, su una donna incinta, su persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica, su un disabile. L’aggravante, cioè la reclusione dai sette ai quindici anni, scatta anche nel caso in cui la violenza sessuale venga commessa da un ascendente, da un genitore anche se adottivo o da un tutore o nel caso in cui il delitto avvenga sul luogo di lavoro con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera. Aumentano gli anni di reclusione fino a sedici anni se il fatto è commesso su un minore di dieci anni.

Sanzioni più forti per la violenza di gruppo. Reclusione da sette a sedici anni (la pena massima attuale è di 12 anni) per violenza di gruppo. Se ricorrono le circostanze aggravanti la pena può arrivare a 20 anni e non può essere comunque inferiore a dodici anni se la vittima ha meno di dieci anni o se dalla violenza deriva una lesione personale grave, se la lesione personale è gravissima la pena non può essere inferiore a quindici anni. La pena è aumentata fino alla metà nel caso di recidiva mentre diminuisce per il partecipante che abbia avuto una minima importanza nella preparazione o nell’esecuzione del reato.

Ottimo intervento per rendere più severe le pene per gli stupratori. Finalmente l’opposizione si è comportata in modo decente, votando il provvedimento. Avanti così sulla sicurezza, speriamo che non venga modificato al Senato per un’approvazione più rapida





Indagato ex sindaco di Perugia (Pd) nell’inchiesta Minimetrò

14 07 2009

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L’ex sindaco di Perugia, Locchi (Pd), il cui mandato è finito proprio pochi mesi fa (il nuovo sindaco Boccali era il suo vice) è indagato nell’inchiesta Minimetrò della procura del capoluogo umbro

Nel mirino degli inquirenti ci sono 92 nomi, di cui l’unico noto è quello dell’ex sindaco Renato Locchi destinatario dell’unico avviso di garanzia per abuso d’ufficio. La corposa informativa della guardia di finanza infatti ravvisa in due giunte comunali, in molti membri dei due consigli, nei vertici della Minimetrò e in un nutrito gruppo di tecnici di ‘palazzo’ i responsabili di reati che vanno dall’abuso di ufficio, alla truffa aggravata, alla corruzione.

nel particolare

Il Comune di Perugia impegnò risorse pubbliche, a volte di natura straordinaria, per sostenere la realizzazione del Minimetrò – spese che invece sarebbero dovute gravare sulla società pubblico-privata ‘Minimetrò spa’ – e che contribuirono a ‘determinare lo squilibrio finanziario delle casse pubbliche’.

I danni finanziari sarebbero ingenti

Nel conto ‘del danno’  cagionato al Comune la Finanza inserisce la cifra di 2.2 milioni di euro tra denaro erogato, denaro impegnato e non erogato, costi non spettanti e contributi indebitamente percepiti ai quali si potrebbero aggiungere – sempre secondo l’analisi delle fiamme gialle – altri 4 milioni e mezzo di euro per la ‘nuova viabilità di Pian di Massiano’, come opere potenziali al Minimetrò.
La Finanza va oltre addebitando al Palazzo anche la truffa aggravata per l’erogazione di contributi pubblici (800milioni di vecchie lire) per sostenere il secondo tratto Pincetto-Monteluce ‘mediante la non veritiera rappresentazione dei costi realmente sostenuti per la progettazione’.

Critico il Pdl cittadino

La vicenda, ha aperto anche un dibattito politico. Il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (Cdl per l’Umbria-Pdl) ha commentato la notizia riguardante l’ex sindaco di Perugia Renato Locchi, a cui il Pubblico ministero Sottani ha contestato ”abuso di atti d’ufficio’ per le pratiche relative alla costruzione del Minimetro’.
”Nello specifico – ha detto Lignani Marchesani – Locchi e’ accusato di aver compiuto ”artifizi contabili’ che hanno indotto il Ministero dei lavori pubblici a concedere un finanziamento di 40 milioni di euro per la realizzazione del Minimetro”’. Lignani (CDL) era stato querelato da Locchi, per diffamazione per le critiche mosse sulla vicenda Minimetro’





Ancona, rinviati a giudizio gli ultimi 2 sindaci di centrosinistra

7 07 2009

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Nell’ambito dell’inchiesta sul Porto di Ancona

La procura generale di Ancona ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per concussione dell’ex sindaco Pd ed ex vice presidente nazionale dell’Anci Fabio Sturani e del suo predecessore Renato Galeazzi, in relazione all’inchiesta sulla compravendita dell’area portuale ex Ccs, acquistata nel 2001 dalla società Anconambiente per 5,1 miliardi di vecchie lire. Il pg Gaetano Dragotto ha sollecitato il rinvio a giudizio dei due ex sindaci anche per il reato di malversazione, per un contributo regionale da 118 mila euro concesso alla Ccs per opere mai realizzate, ed ereditato con l’acquisto da Anconambiente. Per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri, il pg ha invece chiesto al gip (con uno stralcio), l’archiviazione per prescrizione del reato di corruzione.

Nel particolare

L’inchiesta, condotta dalla procura ordinaria ma poi avocata dal pg Gaetano Dragotto, ha terremotato la politica cittadina, contribuendo alle dimissioni anticipate di Sturani, mentre Galeazzi, ex parlamentare dei Ds, si è ricandidato alle elezioni del 6-7 giugno con una lista civica (espulso per questo dal Pd) senza superare il primo turno. Ai politici, gli inquirenti imputano di aver concusso Umberto Montanari per indurlo all’acquisto del lotto da 18 mila metri della ex Ccs nonostante l’area fosse a rischio di svalutazione. Operazione finalizzata a favorire Alberto Rossi, in cambio di contributi elettorali per 33.500 euro a Sturani, assunto anche da una società assicurativa riconducibile a Rossi, e dell’ appoggio all’elezione di Sturani come favore indiretto alla cordata politica di Galeazzi.

Da segnalare che il Pd Dragotto è stato protagonista di un curioso episodio proprio in questi giorni che lo ha portato alle dimissioni





Il Pd è pesantemente coinvolto nell’inchiesta di Bari

29 06 2009

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Doveva essere la scossa. Ma pare che si rivelerà l’ennesimo boomerang per il Pd e il centrosinistra. Non solo l’attacco scientificamente tirato fuori prima dei ballottaggi non ha dato particolari problemi al centrodestra (anzi), non solo la popolarità di Berlusconi pare essere stata poco scalfita ma adesso dalle pieghe dell’inchiesta arrivano sinistri sospetti sul Pd.

Infatti

La prima vittima del Bari-gate è una manager vicina al Partito democratico. Lea Cosentino, il direttore generale della Asl Bari, l’azienda sanitaria più grande della Puglia, è a un passo dall’abbandonare la sua carica. Venerdì ha ricevuto una perquisizione a casa e un avviso di garanzia con l’accusa di aver tentato di favorire l’azienda di Gianpaolo Tarantini. La Cosentino è indagata insieme con l’imprenditore barese Enrico Intini, un altro industriale locale, Cosimo Catalano, e lo stesso Tarantini, accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta. Secondo gli investigatori era in atto un tentativo di realizzare un cartello per aggiudicarsi un appalto che la Asl avrebbe dovuto bandire. La manager avrebbe anche partecipato a degli incontri con gli imprenditori, mentre Tarantini incassò una consulenza dal gruppo Intini.

Inoltre

Le indiscrezioni a Palazzo di Giustizia assicurano che la nuova svolta potrebbe in qualche modo ristabilire la trasversalità politica dell’azione del pm Scelsi, andando a colpire anche alcuni autorevoli esponenti del Pd cittadino che fino a ieri si dicevano estranei al giro di amicizie e di squillo che ruotava intorno a Giampaolo Tarantini. Nei prossimi giorni nuovi elementi potrebbero provocare un nuovo sisma giudiziario in questa città

Dopo l’assessore della giunta Vendola Tedesco (Pd) già inquisito per un’inchiesta parallela sempre inerente alla sanità (e probabile futuro deputato in sostituzione di De Castro, futuro eurodeputato) nuove ombre scuotono il Pd pugliese.





Il Pm di Bari, iscritto a Magistratura Democratica e militante di sinistra (che strano!)

18 06 2009

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Chi è (e come la pensa) Scelsi, il Pm che sta tenendo l’inchiesta che indirettamente sembra coinvolgere Berlusconi

“La nostra corrente e la nostra storia individuale si ispirano ai valori della sinistra”. Parla il sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia di Bari titolare dell’inchiesta – svelata in anteprima, ieri, da Fiorenza Sarzanini sulCorriere Della Serache negli auspici di chi l’ha evocata dovrebbe dare la “scossa” al governo. Chissà se proprio la stessa “scossa” anticipata domenica scorsa dall’ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema nell’intervista a Lucia Annunziata. Nato nella vicina Andria, Scelsi è in magistratura dall’81 ed ha sempre militato nella corrente di sinistra dell’Associazione nazionale dei magistrati, quella di Magistratura democratica. Titolare di alcune inchieste contro la criminalità organizzata, indagò (inutilmente) per contrabbando perfino il presidente del Montenegro Dukanovic, occupando così le prime pagine dei giornali. Il suo impegno convinto, un vero e proprio manifesto di adesione a Md, lo illustrò nel 2005, partecipando ad un congresso della corrente e svelando di averla scelta ben prima di diventare magistrato: “Ho perso il conto dei congressi di Magistratura democratica ai quali ho preso parte, anche perchè ho cominciato a frequentarli che ero uno studente in giurisprudenza”, confessava senza remore, “E, che io ricordi, l’orizzonte della politica, meglio, dei rapporti della politica ha costituito il filo conduttore di tutti i congressi”. Aggiungeva per chiarire che “a differenza degli altri, questo congresso presenta un elemento di novità. A nessuno di voi è sfuggito che la Puglia è cambiata. E non perché uomini e donne che si richiamano ai valori della sinistra sono al governo delle istituzioni (Nichi Vendola era diventato presidente della regione Puglia l’anno prima e Michele Emiliano da piemme era passato a guidare la città di Bari come sindaco, ndr). Non che questo non conti, anche la nostra corrente, la nostra storia collettiva ed individuale si ispirano a quei valori. Ma quello che è successo in Puglia è qualcosa di più, perché in questa stagione politica hanno trovato rappresentanza le domande che salgono dalle vecchie povertà degli emarginati e dalle nuove povertà del lavoro dipendente, dai ceti giovanili che vivono l’angoscia di un futuro pieno di incognite, hanno trovato rappresentanza le domande di sanità, ambiente, lavoro. Ed anche i magistrati dei due distretti di Bari e Lecce, figli di questa terra, partecipi più ancora che interpreti delle vicende umane e sociali che hanno attraversato la Puglia in questo ultimo decennio, hanno saputo cogliere i segni di questa nuova stagione politica e sociale. Il lento ma inesorabile affermarsi fra i Magistrati pugliesi di un’area di consenso alle correnti che più si richiamano ai valori del cambiamento è il risultato piu’ evidente che anche fra noi qualcosa di molto importante è avvenuto. No, non si è trattato della sapiente alchimia di qualcuno, non si è trattato delle tattiche elettoralistiche di questo o quel collega, quello che è avvenuto è il portato di un processo più lungo, che data da anni e che infine è venuto alla luce, come un fiume carsico. La lunga permanenza di colleghi di Magistratura Democratica alla Presidenza della Giunta Distrettuale di Bari dell’Associazione Nazionale Magistrati, a dispetto dell’impegno professionale a lungo profuso ai limiti delle umane possibilità, l’affermazione, tutta personale, di altri colleghi di Magistratura Democratica alla Presidenza della nuova Giunta Distrettuale di Bari dell’Associazione Nazionale Magistrati e nel Consiglio Giudiziario sono espressione di professionalità a lungo maturate nei palazzi di Giustizia, del loro sapersi misurare con le mille difficoltà di un lavoro sempre piu’ complesso, con gli avvocati, con i dirigenti degli Uffici giudiziari, con le domande di un mondo che cambia ma che non smette di guardarci e giudicarci, sono espressione del loro sapersi misurare con i fermenti della società, delle associazioni, dei movimenti, dei partiti. Non di rado, quei colleghi provengono da esperienze e culture professionali diverse. Ma una cosa è certa, nonostante la loro indubbia diversità: sono espressione di quella cultura e pratica della legalità che hanno segnato l’operato di parte della magistratura pugliese in questi anni, sono la rappresentazione di un modello professionale ed umano di magistrati che hanno fatto della crescita della propria e dell’altrui professionalità il segno piu’ tangibile della loro presenza nell’Istituzione giudiziaria. [...] L’impegno professionale della magistratura pugliese è stata la rappresentazione viva dei valori delle correnti progressiste in magistratura, è stato il gesto di militanza quotidiana diffusa che ha portato al successo di Magistratura Democratica e dei Movimenti. Io so bene che tutto quello che ho fin qui detto risponde alle ragioni del cuore, delle proprie radici, della propria terra. Ma io sono certo che questa esperienza di militanza diffusa non appartiene soltanto a quella parte della magistratura pugliese che ha saputo riconoscersi nelle correnti progressiste. Quella parte della magistratura che ha saputo fare della crescita della propria e dell’altrui professionalità gesto quotidiano di militanza associativa è esperienza diffusa che attraversa tutta l’Italia, e se questo è un dato che abbiamo certamente il dovere di attenderci dai grandi centri giudiziari, non può non riempirci di orgoglio che questa crescita di professionalità, questo gesto quotidiano di militanza associativa progressista abbia trovato attenti interpreti anche negli uffici giudiziari più piccoli, dove forte si fa il controllo interno ed esterno sull’operato del singolo magistrato e dove pertanto la testimonianza di professionalità del singolo è atto solitario e sofferto, per questo, più coraggioso, più grande. Tutto questo ci ha consentito di attraversare un decennio di solitudine politica ed istituzionale, tutto questo è stato il supporto materiale ed umano senza del quale la nostra bravissima dirigenza non avrebbe potuto portare avanti questa lunga e logorante contrapposizione dialettica a chi ha tentato, e non smette, né smetterà, di alterare i rapporti fra le istituzioni, nelle istituzioni, per ridurre al silenzio la nostra soggettività. Tutto questo ha consentito e deve consentirci di continuare : a) nella difesa dell’autogoverno; b) nella difesa dell’ordinamento giudiziario, che vogliamo cambiare ma in senso più aderente alla vigente Costituzione; c) nella difesa dell’assetto costituzionale e dell’equilibrio fra i poteri. Ma tutto questo ha un senso, ora o in prospettiva, se sapremo sviluppare un impegno associativo che consenta alla Magistratura tutta di rendersi garante di quei diritti che oggi cominciano a riaffacciarsi nel cuore e nella mente della gente”.

Qui il suo intervento completo

Insomma è palese la sua vicinanza (e passione oserei dire) per la sinistra

E’ piuttosto curioso che quasi tutte le indagini su Berlusconi vadano in mano a membri della magistratura di sinistra… Se la magistratura non è di sinistra rimane però strano che tutte queste inchieste siano seguite o affidate a militanti di sinistra.





Rinviato a giudizio sindaco di Salerno (Pd) per truffa e falso

2 05 2009

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Ancora inchieste e procedimenti giudiziari sul Pd campano. Dopo il caso Romeo e i recenti sviluppi sull’indagine sulla centrale a biomasse di Pignataro che ha coinvolte oltre 20 persone compreso un candidato alle europee del Pd un nuovo caso sconvolge il centrosinistra.

Il sindaco di Salerno De Luca, insieme ad altri 13 co-imputati, è stato rinviato a giudizio per falso e truffa

Tutti rinviati a giudizio: il presidente degli indu­striali di Napoli Gianni Lettieri, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e il suo predecessore Mario De Biase, oltre ad altre undici per­sone tra tecnici comunali e im­prenditori. Coinvolti in un’inchie­sta giudiziaria sulla delocalizza­zione delle ex Manifatture coto­niere meridionali di Salerno, con accuse che vanno dalla truffa ag­gravata al falso.

In particolare

«Dalle intercettazioni telefoni­che e dalle dichiarazioni testimo­niali — si legge nel decreto — emerge, al tempo dei fatti, una re­altà politico-amministrativa am­bientale tale da poter giustificare un’iniziativa del pm (Vincenzo Montemurro; ndr) orientata nei confronti di un singolo centro di potere burocratico-amministrati­vo »

Ricordiamo anche che De Luca è già stato rinviato a giudizio per un altro procedimento

L’inchiesta sull’Mcm porta la stessa data, anzi lo stesso numero di quella su Ideal Standard-Sea­Park (che non coinvolge Lettieri, ma solo il sindaco De Luca, rinvia­to a giudizio lo scorso dicembre). È la seconda inchiesta che a fine 2005 fa tremare di nuovo palazzo di città.

e che il sindaco ha già sulle spalle una condanna in primo grado per il caso della discarica provvisoria della frazione Ostaglio

Insomma niente di nuovo dal fronte piddino in Campania. Inchieste su inchieste, indagati, rinviati a giudizio ecc Ma non erano i campioni dell’onestà?

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La giustizia che non ci piace. No all’omicidio volontario per i pirati della strada

25 03 2009

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Per l’ennesima volta ci troviamo a commentare una sentenza che lascia piuttosto basiti e ci fa dichiarare tranquillamente che questa giustizia non ci piace.
Vediamo cosa è successo

Non basta essere ubriachi al volante ed aver falciato due persone sul marciapiede per meritare una condanna per omicidio volontario. La Cassazione si oppone di fatto alla linea dura delle procure contro i pirati della strada e conferma una sentenza dei giudici di Salerno che trasformarono in omicidio colposo il reato contestato ad un automobilista ubriaco responsabile della morte di un passante. Le “bravate” dei giovani al volante, spiegano i giudici della suprema corte, sono spacconate, certamente meritevoli di condanna se producono vittime, ma non sono omicidi volontari.

La sentenza si riferisce a un particolare episodio, ecco quale

La Cassazione si oppone, di fatto, alla ‘linea dura’ delle procure contro i pirati della strada e conferma una sentenza dei giudici di Salerno che hanno ‘trasformato’ in omicidio colposo l’originaria accusa di omicidio volontario contestata ad un romeno che, ubriaco al volante di un’auto di grossa cilindrata in compagnia di alcuni amici, era finito sul marciapiede travolgendo due persone. I pm salernitani, nel luglio 2008, avevano arrestato per omicidio volontario un romeno di 24 anni che ubriaco alla guida, in pieno centro di Salerno, era finito sul marciapiede uccidendo un passante e ferendone un altro. Come non bastasse era ripartito a tutta velocità finendo la corsa nelle vetrine di un negozio. Ma i giudici hanno derubricato, come si dice in gergo, l’accusa di omicidio volontario in quella, assai più lieve, di omicidio colposo. Anche se aggravato. La Procura, seguendo la linea che vede diversi uffici inquirenti contestare l’omicidio volontario nei casi in cui l’automobilista sia sotto l’effetto di alcol o droghe, ha perciò presentato ricorso in Cassazione. Ma i giudici della quarta sezione penale, con la sentenza 13083, non hanno condiviso la ‘linea dura’ sottolineando invece gli aspetti ‘sociologici’ del comportamento.

Avete letto bene, bisogna considerate gli aspetti sociologici

La Corte ha evidenziato il fatto che, a loro parere, ”la giovane età del conducente e la disponibilità di un veicolo di grossa cilindrata rendono evidente il quadro di un giovane spericolato ed eccitato, indotto ad una condotta di guida estremamente imprudente e negligente, e intesa a rimarcare agli occhi degli amici passeggeri la propria sicurezza, il predominio, la padronanza dell’auto e della strada”. In sintesi, secondo la Cassazione la ricostruzione dei fatti sarebbe la prova che il ragazzo ”non voleva l’evento”. La Corte aggiunge inoltre che è proprio ”stato di ubriachezza che ingenera il senso di onnipotenza”. Due ‘ingredienti’, conclude la Cassazione, che associati ”alla giovane età” hanno portato il ragazzo a credere ”di non correre rischi”.

Insomma, anche se ubriacarsi e mettersi alla guida è una scelta, le conseguenze che ne derivano sono involontarie. Queste sentenze lasciano veramente l’amaro in bocca e intanto episodi del genere continuano in tutta Italia con decine di morti che non avranno mai giustizia.

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