Escort bipartisan: Tarantini forniva ragazze a pagamento a politici del Pd in cambio di appalti

23 07 2009

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La vicenda escort non mi ha mai appassionato, la trovo assolutamente irrilevante e totalmente attinente alle vicende personali del premier, non mi attirano nè le discussioni bacchettone alla Repubblica nè le visioni complottiste nè l’analisi di quanto accaduto con la D’Addario assunta a fonte di qualsiasi verità o bugia.

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La questione morale nel Pd: i democratici sono sotto inchiesta in tutta Italia

21 07 2009

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La questione morale è sempre all’ordine del giorno per il centrosinistra nonostante i tentativi di insabbiamento.

Segnalo questa tabella nella seconda pagina di quest’articolo

Copio alcuni procedimenti (e ne aggiungo altri)

Genova: inquisito due ex consiglieri comunali di centrosinistra per corruzione. Un’altra vicenda (Mensopoli) vede il sindaco Vincenzi più o meno coinvolta (seppur indirettamente)

Trento: indagato ex assessore per gare truccate. Finanziamenti sospetti per il presidente della provincia Dellai (indagato)

Firenze: indagati 2 ex assessori della giunta Domenici

Ancona: rinviati a giudizio gli ultimi 2 sindaci del centrosinistra della città

Perugia: indagati funzionari ed ex assessore provinciale. Aggiungo l’ex sindaco (di cui l’attuale era vicesindaco) indagato per la questione Minimetro

Abruzzo: Del Turco indagato per Sanitopoli. L’ex sindaco di Pescara D’Alfonso indagato

L’Aquila: per una recente questione di appalti post territorio si dimette un assessore della giunta Cialente

Bari: appalti pilotati. Indagato assessore Tedesco, futuro deputato del Pd. Indagata anche una manager vicina al Pd

Sardegna: rinviato a giudizio Soru

Napoli: mezza giunta Iervolino sotto inchiesta per l’affaire Romeo (con richieste di pena oltre i 5 anni anche per l’ex vicepresidente della provincia). Bassolino sotto processo e ieri di nuovo con richiesta di rinvio a processo sempre per la questione rifiuti. Indagato eurodeputato Cozzolino. Decine e decine di amministrazioni comunali infiltrate dalla camorra.

Salerno: sindaco De Luca già condannato in primo grado, rinviato a giudizio per altre 2 inchieste

Calabria: consigliere comunale inquisito per rapporti con la criminalità. Loiero sotto inchiesta

Potenza: giro di tangenti. Inquisito deputato Margiotta. De Filippo (pres. regione) indagato per favoreggiamento

e sicuramente me ne dimentico altri.

Ma la questione morale vale solo per gli altri. Loro sono superiori a prescindere…





Soru rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e turbativa d’asta

18 07 2009

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L’ex presidente della Regione Sardegna è stato rinviato a giudizio per la vicenda Saatchi&Saatchi, di cui avevamo già parlato quando ci fu la richiesta della procura

L’accusa è

di aver agevolato la società inglese ‘Saatchi&Saatchi’ che si aggiudicò l’appalto della pubblicità istituzionale della Regione sarda. Abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Con questi due capi d’accusa, l’ex presidente della regione Sardegna, Renato Soru, è stato rinviato a giudizio dal Gup di Cagliari Giorgio Altieri, al termine dell’udienza preliminare nell’ambito dell’inchiesta sul ‘caso Saatchi’, ovvero la società che si aggiudicò l’appalto della pubblicità istituzionale della Regione sarda, che prevedeva un impegno finanziario della Regione di 56 milioni di euro più l’Iva.

In questo articolo si ricostruisce la vicenda (e le accuse mosse dai magistrati)

Vedremo come andrà il processo, di certo si allunga la lista delle regioni italiane in cui membri del Pd sono indagati, prossimi al processo, processati in questo momento o già condannati.





Approvato dalla Camera il ddl sulla violenza sessuale, pene più severe per gli stupratori

14 07 2009

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Approvato dalla Camera (ora passerà al Senato), con voto bipartisan, il nuovo ddl sulla violenza sessuale.

In cosa consiste?

IL REATO – Viene punito con il carcere da sei a 12 anni chiunque “con violenza, minaccia o abuso di autorità costringe” una persona a compiere o a subire atti sessuali. Alla stessa pena soggiace chi induce a subire o a compiere atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima.

LE AGGRAVANTI – La pena passa da sette a 15 anni se il fatto é compiuto nei confronti di minori di 16 anni; con uso di droghe o alcolici; da una persona travisata o che si spaccia per un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Uguale é l’aggravante per la violenza su persona sottoposta a limitazione della sua libertà personale o su donne in gravidanza, su persone disabili o in condizioni di inferiorità fisica o compiuta da parte di parenti. Le aggravanti scattano anche se il reato di violenza sessuale viene compiuta “in luoghi di lavoro, con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera”. La reclusione aumenta fino a 16 anni per la violenza sui minori di dieci anni. In caso di morte della vittima scatta l’ergastolo. Tra le aggravanti c’é anche la violenza sessuale di gruppo.

MOLESTIE SESSUALI – Chi arreca molestie con atti o comportamenti a contenuto esplicitamente sessuale è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e la multa da 1.000 a 3.000 euro.

LE AZIONI PREVENTIVE – Il ministero dell’Istruzione dovrà promuovere, nell’ambito dei programmi delle scuole di ogni ordine e grado, iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione contro la violenza e la discriminazione sessuale. Toccherà ai servizi sociali intervenire sulle vittime per il loro recupero. Ogni anno il ministro delle Pari opportunità dovrà relazionare al Parlamento sulla stato di attuazione della legge.

Le pene vengono aggravate e diventano più severe rispetto alla normativa attuale

Inasprito il regime sanzionatorio per violenza sessuale. Al posto della reclusione da 5 a 10 anni si prevede la prigione da 6 a 12 anni. Stessa pena per chi induce qualcuno a compiere o subire atti sessuali abusando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa o la trae in inganno in inganno sostituendosi ad altra persona.

Raddoppiano i termini di prescrizione nei casi di violenza sessuale. Fra le novità raddoppiano i termini di prescrizione del reato nei casi di reato di violenza sessuale. L’aggravante scatta nei casi in cui la violenza sessuale è commessa sui minori di sedici anni (nel codice attuale la soglia d’età è quattordici anni), con l’uso di armi, di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti; o da persona travisata o che simula la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Aggravante anche se la violenza è compiuta su una persona sottoposta a limitazioni di libertà personale, su una donna incinta, su persona in condizioni di inferiorità fisica o psichica, su un disabile. L’aggravante, cioè la reclusione dai sette ai quindici anni, scatta anche nel caso in cui la violenza sessuale venga commessa da un ascendente, da un genitore anche se adottivo o da un tutore o nel caso in cui il delitto avvenga sul luogo di lavoro con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera. Aumentano gli anni di reclusione fino a sedici anni se il fatto è commesso su un minore di dieci anni.

Sanzioni più forti per la violenza di gruppo. Reclusione da sette a sedici anni (la pena massima attuale è di 12 anni) per violenza di gruppo. Se ricorrono le circostanze aggravanti la pena può arrivare a 20 anni e non può essere comunque inferiore a dodici anni se la vittima ha meno di dieci anni o se dalla violenza deriva una lesione personale grave, se la lesione personale è gravissima la pena non può essere inferiore a quindici anni. La pena è aumentata fino alla metà nel caso di recidiva mentre diminuisce per il partecipante che abbia avuto una minima importanza nella preparazione o nell’esecuzione del reato.

Ottimo intervento per rendere più severe le pene per gli stupratori. Finalmente l’opposizione si è comportata in modo decente, votando il provvedimento. Avanti così sulla sicurezza, speriamo che non venga modificato al Senato per un’approvazione più rapida





Indagato ex sindaco di Perugia (Pd) nell’inchiesta Minimetrò

14 07 2009

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L’ex sindaco di Perugia, Locchi (Pd), il cui mandato è finito proprio pochi mesi fa (il nuovo sindaco Boccali era il suo vice) è indagato nell’inchiesta Minimetrò della procura del capoluogo umbro

Nel mirino degli inquirenti ci sono 92 nomi, di cui l’unico noto è quello dell’ex sindaco Renato Locchi destinatario dell’unico avviso di garanzia per abuso d’ufficio. La corposa informativa della guardia di finanza infatti ravvisa in due giunte comunali, in molti membri dei due consigli, nei vertici della Minimetrò e in un nutrito gruppo di tecnici di ‘palazzo’ i responsabili di reati che vanno dall’abuso di ufficio, alla truffa aggravata, alla corruzione.

nel particolare

Il Comune di Perugia impegnò risorse pubbliche, a volte di natura straordinaria, per sostenere la realizzazione del Minimetrò – spese che invece sarebbero dovute gravare sulla società pubblico-privata ‘Minimetrò spa’ – e che contribuirono a ‘determinare lo squilibrio finanziario delle casse pubbliche’.

I danni finanziari sarebbero ingenti

Nel conto ‘del danno’  cagionato al Comune la Finanza inserisce la cifra di 2.2 milioni di euro tra denaro erogato, denaro impegnato e non erogato, costi non spettanti e contributi indebitamente percepiti ai quali si potrebbero aggiungere – sempre secondo l’analisi delle fiamme gialle – altri 4 milioni e mezzo di euro per la ‘nuova viabilità di Pian di Massiano’, come opere potenziali al Minimetrò.
La Finanza va oltre addebitando al Palazzo anche la truffa aggravata per l’erogazione di contributi pubblici (800milioni di vecchie lire) per sostenere il secondo tratto Pincetto-Monteluce ‘mediante la non veritiera rappresentazione dei costi realmente sostenuti per la progettazione’.

Critico il Pdl cittadino

La vicenda, ha aperto anche un dibattito politico. Il consigliere regionale Andrea Lignani Marchesani (Cdl per l’Umbria-Pdl) ha commentato la notizia riguardante l’ex sindaco di Perugia Renato Locchi, a cui il Pubblico ministero Sottani ha contestato ”abuso di atti d’ufficio’ per le pratiche relative alla costruzione del Minimetro’.
”Nello specifico – ha detto Lignani Marchesani – Locchi e’ accusato di aver compiuto ”artifizi contabili’ che hanno indotto il Ministero dei lavori pubblici a concedere un finanziamento di 40 milioni di euro per la realizzazione del Minimetro”’. Lignani (CDL) era stato querelato da Locchi, per diffamazione per le critiche mosse sulla vicenda Minimetro’





Ancona, rinviati a giudizio gli ultimi 2 sindaci di centrosinistra

7 07 2009

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Nell’ambito dell’inchiesta sul Porto di Ancona

La procura generale di Ancona ha chiesto al gup il rinvio a giudizio per concussione dell’ex sindaco Pd ed ex vice presidente nazionale dell’Anci Fabio Sturani e del suo predecessore Renato Galeazzi, in relazione all’inchiesta sulla compravendita dell’area portuale ex Ccs, acquistata nel 2001 dalla società Anconambiente per 5,1 miliardi di vecchie lire. Il pg Gaetano Dragotto ha sollecitato il rinvio a giudizio dei due ex sindaci anche per il reato di malversazione, per un contributo regionale da 118 mila euro concesso alla Ccs per opere mai realizzate, ed ereditato con l’acquisto da Anconambiente. Per Sturani, Galeazzi, Rossi e Onofri, il pg ha invece chiesto al gip (con uno stralcio), l’archiviazione per prescrizione del reato di corruzione.

Nel particolare

L’inchiesta, condotta dalla procura ordinaria ma poi avocata dal pg Gaetano Dragotto, ha terremotato la politica cittadina, contribuendo alle dimissioni anticipate di Sturani, mentre Galeazzi, ex parlamentare dei Ds, si è ricandidato alle elezioni del 6-7 giugno con una lista civica (espulso per questo dal Pd) senza superare il primo turno. Ai politici, gli inquirenti imputano di aver concusso Umberto Montanari per indurlo all’acquisto del lotto da 18 mila metri della ex Ccs nonostante l’area fosse a rischio di svalutazione. Operazione finalizzata a favorire Alberto Rossi, in cambio di contributi elettorali per 33.500 euro a Sturani, assunto anche da una società assicurativa riconducibile a Rossi, e dell’ appoggio all’elezione di Sturani come favore indiretto alla cordata politica di Galeazzi.

Da segnalare che il Pd Dragotto è stato protagonista di un curioso episodio proprio in questi giorni che lo ha portato alle dimissioni





Il Pd è pesantemente coinvolto nell’inchiesta di Bari

29 06 2009

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Doveva essere la scossa. Ma pare che si rivelerà l’ennesimo boomerang per il Pd e il centrosinistra. Non solo l’attacco scientificamente tirato fuori prima dei ballottaggi non ha dato particolari problemi al centrodestra (anzi), non solo la popolarità di Berlusconi pare essere stata poco scalfita ma adesso dalle pieghe dell’inchiesta arrivano sinistri sospetti sul Pd.

Infatti

La prima vittima del Bari-gate è una manager vicina al Partito democratico. Lea Cosentino, il direttore generale della Asl Bari, l’azienda sanitaria più grande della Puglia, è a un passo dall’abbandonare la sua carica. Venerdì ha ricevuto una perquisizione a casa e un avviso di garanzia con l’accusa di aver tentato di favorire l’azienda di Gianpaolo Tarantini. La Cosentino è indagata insieme con l’imprenditore barese Enrico Intini, un altro industriale locale, Cosimo Catalano, e lo stesso Tarantini, accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d’asta. Secondo gli investigatori era in atto un tentativo di realizzare un cartello per aggiudicarsi un appalto che la Asl avrebbe dovuto bandire. La manager avrebbe anche partecipato a degli incontri con gli imprenditori, mentre Tarantini incassò una consulenza dal gruppo Intini.

Inoltre

Le indiscrezioni a Palazzo di Giustizia assicurano che la nuova svolta potrebbe in qualche modo ristabilire la trasversalità politica dell’azione del pm Scelsi, andando a colpire anche alcuni autorevoli esponenti del Pd cittadino che fino a ieri si dicevano estranei al giro di amicizie e di squillo che ruotava intorno a Giampaolo Tarantini. Nei prossimi giorni nuovi elementi potrebbero provocare un nuovo sisma giudiziario in questa città

Dopo l’assessore della giunta Vendola Tedesco (Pd) già inquisito per un’inchiesta parallela sempre inerente alla sanità (e probabile futuro deputato in sostituzione di De Castro, futuro eurodeputato) nuove ombre scuotono il Pd pugliese.








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