Quando Di Pietro era a favore del reato di clandestinità

3 07 2009

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Ieri i senatori di Di Pietro (che come i deputati dell’Idv han votato No) si sono resi protagonisti di una protesta demagogica attaccando il governo sul reato di immigrazione clandestina e sulle presunte leggi razziali.

Ma andiamo a rileggerci qualche dichiarazione (e convinzione) del trebbiatore

Nel 1997 Di Pietro su “Oggi” evocava il “taglio d’attributi” (A.Polito,Di Pietro è tornato ma l’Italia è diversa,in La Repubblica,5 settembre 1995) agli immigrati delinquenti.

Nell’agosto del 1998,Di Pietro sparava a zero sulla politica sull’immigrazione dell’Ulivo definendola “permissiva” e chiedeva di arrestare e rimpatriare in 24 ore gli immigrati che si rifiutavano di rivelare la nazione di provenienza. “Di Pietro è superficiale e demagogico”,dichiarava Ranieri dei DS.La Iervolino lo invitava a ricordarsi dei diritti umani e Corbelli lo voleva persino denunciare per istigazione alla xenofobia.

La verità è che il leader dell’IDV è sempre stato a favore del reato di immigrazione clandestina.”Dando per scontato che la clandestinità deve costituire reato“,dichiarava a Trieste nel 2001, “il problema della pena è legato a quello di una riforma del Codice di procedura penale” (Ansa,17 febbraio 2001).Il reato di immigrazione clandestina,che a giudizio dell’ex -pm doveva essere punita con il carcere da 15 giorni a tre anni,non doveva scattare al momento dell’immigrazione,ma al momento della contestazione.Nel decreto con cui l’immigrato clandestino veniva espulso,avrebbe dovuto essere indicata la pena che il pm chiedeva al gip nel caso il clandestino fosse stato ritrovato in territorio italiano.Solo quando ciò avveniva dovevano scattare l’arresto per direttissima e la pena (Ibidem).

Si oppose anche al voto degli immigrati alle primarie dell’Unione. La legge Turco-Napolitano a suo dire era «troppo permissiva», perché il rimpatrio doveva aver luogo entro ventiquattr’ore.

Che l’immigrazione clandestina divenga reato è indispensabile per il nostro Paese“,dichiarava l’ex-pm.”Noi rispettiamo  l’immigrato che lavora onestamente e che sia regolarmente registrato.Ma riteniamo anche che non si possa piu chiudere un occhio di fronte a chi viola la legge.Se un italiano,per esempio,si rifiuta di dare le proprie generalità,commette un reato.Non si capisce perchè lo stesso non debba valere anche per l’immigrato” (Ansa 15 maggio 2008).

Tra le misure ipotizzate per affrontare l’emergenza clandestini l’IDV prevedeva l’istituzione dei “centri di identificazione amministrativa” e l’inserimento nel Codice del reato di “mancata collaborazione alla propria identificazione”.In sostanza Di Pietro cambiava le parole pensando di cambiare le cose.Ribattezzava i CPT centri di identificazione amministrativa,senza peraltro spiegare se gli immigrati dovessero essere trattenuti a forza come prima oppure no,e poi introduceva un reato che era la fotocopia di quello di clandestinità,il cui solo titolo,”mancata collaborazione alla propria identificazione”,faceva insieme sorridere e venire i brividi.

La solita coerenza del re di Montenero di Bisaccia (già smontata anche sul referendum). E al link citato ci sono altre perle….





L’Italia dei Valori candida a sindaco di Foggia un falso dentista condannato

20 04 2009

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In molte città e province pare che l’Italia dei Valori voglia provare ad andare da sola, anche in concorrenza con il Pd.
E’ il caso di Foggia, dove comunque potrebbe esserci un accordo con il Pd

Riunione dei segretari dei partiti di centrosinistra, ieri pomeriggio. All’ordine del giorno la formalizzazione dell’offerta di candidatura a sindaco di Foggia al presidente dell’Ente Fiera Gianni Mongelli. L’Italia dei Valori, che preferisce presentarsi all’elettorato in maniera autonoma, con una propria lista ed un proprio candidato sindaco, lancia una nuova proposta. “Non vogliamo spaccare il centrosinistra – ha dichiarato Orazio Schiavone – per questo lancio una proposta : metto a disposizione del centrosinistra la mia candidatura a sindaco oppure suggerisco il nome di un autorevole esponente istituzionale del Partito Democratico che potrebbe essere il consigliere provinciale Sergio Clemente

Ma chi è questo Schiavone?

La corte di appello di Bari ha condannato Orazio Schiavone, segretario provinciale dell’Italia dei Valori, a 24 giorni di reclusione, con pena sospesa, oltre al risarcimento del danno alle costituite parti civili e al pagamento delle spese processuali. Schiavone è stato considerato colpevole di esercizio abusivo della professione odontoiatrica

Ma Di Pietro non doveva cacciare tutti i condannati (e inquisiti) dal partito?. Ora pare promuoverli persino a candidati sindaci. Forse deve ricambiare qualche favore dentistico.





Alle europee candidati anche Di Pietro e Vendola, pure loro truffatori?

4 04 2009

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Chissà cosa dirà Franceschini di due “nuove” candidature di 2 partiti con i quali il suo Pd è legato da alleanze. Definirà truffatori anche Di Pietro e Vendola?

Di Pietro si candiderà alle europee in tutte le circoscrizioni

La lista dell’Italia dei Valori sarà piena di personalità della società civile ma credo che sia giusto che sia io come presidente del partito ad prendermi la responsabilità di guidare la lista”

e attacca Franceschini

Ma benedetto Iddio se il leader del centro destra si candida come capolista, ci deve essere qualcuno a contrastarlo con le stesse armi! E se Franceschini ha deciso e non vuole mettersi in gioco, a chi devono affidarsi gli elettori?”, chiede l’ex Pm. Sulla decisione di Franceschini di non scendere in campo alle Europee, il leader dell’Italia dei valori, rispondendo ai giornalisti, afferma che il segretario democratico “deve dire così perché non può o non deve candidarsi”

Ma si prende le critiche di Tonini del Pd

Sbaglia tre volte”  “La prima perché, come Berlusconi, inganna gli elettori visto che lui chiaramente al Parlamento europeo non metterà mai piede. La seconda perché l’idea di inseguire il premier sul terreno del populismo è perdente. Terzo perché conferma così l’idea di quanti criticano il suo partito perché legato eccessivamente alla sua figura”

Anche Vendola si candiderà nella neonata lista Sinistra e Libertà (e non si dimetterà dalla presidenza della regione Puglia)

Si candiderà in Europa, in una o più circoscrizioni, nonostante l’incompatiblità. “La posizione di Franceschini mi sembra un politicismo incomprensibile ai più. Io mi candiderò, sento l’obbligo morale di mettermi a disposizione: sono un punto di riferimento ben oltre la mia regione e non intendo sottrarmi a questo impegno con il partito”

Insomma la crociata di Franceschini pare non aver attecchito nei partiti vicino al suo. E oltre alla beffa si prende anche critiche che puntano sulla demagogia della sua uscita e ipotizzano addirittura che non sia in grado di candidarsi alle europee.





Maruska, la pasionaria Alitalia. Scartata ai provini del GF, riesumata per le europee da Di Pietro

1 04 2009

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Antonio Di Pietro ha scelto come candidata per le liste dell’ Idv alle Europee la hostess “pasionaria” Piredda Maruska da non confondere con l’altra eroina delle giornate di lotta Daniela Martani.

Nella presentazione, Di Pietro non manca di stralodare la sua nuova prediletta

Piredda Maruska si è opposta allo sfascio di Alitalia ma è rimasta con la divisa addosso, orgogliosa di una lotta per mantenere l’orgoglio di una compagnia di bandiera. Non ha denigrato la compagnia, in una protesta volta a farle mantenere il suo ruolo di compagnia di bandiera. Una lotta in cui si è impegnata nel rispetto delle regole e senza mai scadere nel gossip

Insomma una candidatura di peso. Maruska ha tentato con scarsi risultati di contendere alla Martani il ruolo di pasionaria anche in tv. Fu infatti scartata ai provini del Grande Fratello ma fu protagonista sia ad Annozero sia all’Arena di Giletti. In tal occasione ebbe anche un invito da Fede per la trasmissione Sipario, ma anche lì le è stata preferita la Martani.

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Veltroni “Il PD sul ddl Eluana avrà una linea” ma poi in realtà voteranno tutti in ordine sparso

9 02 2009

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Oggi Veltroni ha dichiarato

Il Pd avrà una linea sul ddl varato dal Governo per il caso-Englaro, la libertà di coscienza sarà rispettata, ma i gruppi esprimeranno un orientamento prevalente, “non come l’Idv dove il leader ha detto una cosa e i due capigruppo un’altra”.  “I gruppi parlamentari esprimeranno un orientamento prevalente, poi ci sarà libertà di coscienza”.

Se uno si impegna a tradurre il linguaggio stile “ma anche” di Veltroni si capisce che il PD non avendo una linea comune (tra l’altro già sul testamento biologico nelle scorse settimane non era riuscito a presentare una proposta unitaria) voterà in ordine sparso, rispettando la libertà di coscienza. Abbastanza ridicolo il paragone con l’Italia dei Valori che sul ddl si comporterà esattamente come il PD. Insomma Veltroni con l’idiozia dell’orientamento prevalente (che non vuol dire nulla visto che non è vincolante) vorrebbe far passare l’idea di un partito fermo sul no quando invece non è vero.

Tanto è vero che persino Pravda Repubblica lo fa notare chiaramente

La vicenda di Eluana Englaro anima il dibattito nel Pd. Con il rischio di nuove divisioni. In discussione c’è l’atteggiamento da tenere nel momento in cui il decreto legge del governo arriverà in Aula. Walter Veltroni  e Dario Franceschini annunciano il loro no, alcuni parlamentari non parteciperanno al voto, mentre la pattuglia dei Teodem (cinque deputati e sette senatori) e nomi di peso del Pd come Enrico Letta, Beppe Fioroni, Pierluigi Castagnetti e Francesco Rutelli, annunciano invece un voto favorevole.
Una decisione che, di fatto, vedrà i parlamentari democratici non votare in modo unanime. Dando un’immagine che rischia di creare disorientamento nell’elettorato. Veltroni però getta acqua sul fuoco. “Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Materie nelle quali non può scattare la disciplina di partito.

E per la cronaca domani alla manifestazione indetta dai piddini i radicali (che mi sembrano l’unica vera opposizione al ddl) non parteciperanno

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Di Pietro impazzito “Governo ricalca orme del nazismo”

5 02 2009

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Ormai Di Pietro è impazzito. Dopo aver insultato Napolitano (che oggi tira di nuovo per la giacchietta richiedendogli – confermandosi un asino- di fare qualcosa che la costituzione non gli consente di fare), oggi se ne esce con un’altra dichiarazione francamente imbarazzante. Leggiamo

Quello che sta avvenendo nel nostro Paese, ad opera dell’attuale governo, sembra ricalcare più le orme del partito nazionalsocialista tedesco degli anni 30 che quelle di una democrazia fondata sul diritto.

e ancora

Ora, con un colpo solo, si accinge ad un “poker di porcherie” degno del peggior modello argentino: la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Rai, la modifica dell’organo di autogoverno della Corte dei Conti, la limitazione delle intercettazioni telefoniche, la modifica dei regolamenti parlamentari.

Bastano i commenti di Gasparri e Cicchitto per definire quest’uscita vergognosa del trebbiatore

Maurizio Gasparri si affida all’ironia e dice “ho acquistato uno scolapasta che mandero’ all’on. Di Pietro, che potra’ agevolmente utilizzarlo come cappello alla sera, quando rientra nella clinica psichiatrica dove certamente risiede“. Ma il capogruppo Pdl al Senato non scherza quando aggiunge che “non posso dire altro di fronte alla follia di una persona che definisce nazista Berlusconi” e lamenta: “Abbiamo un pazzo tra noi“.

Fabrizio Cicchitto: “L’evocazione del nazismo negli anni ’30 per definire il governo Berlusconi e’ una esibizione di umorismo involontario da parte di Di Pietro“.

Senza parole





Scalfaro: Di Pietro ha commesso un reato. Nell’Idv si smarcano e Ostellino distrugge il trebbiatore.

29 01 2009

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Dopo le incredibili e vergognose affermazioni di Di Pietro contro Napolitano, continuano le critiche al trebbiatore di Montenero di Bisaccia.
Inizia Scalfaro, uno dei peggiori presidenti della Repubblica, ma amato dagli anti-berlusconiani

Presidente Scalfaro, l’Italia dei Valori ha attaccato il Quirinale in piazza Farnese. «Napolitano dorme», recitava uno striscione, mentre Antonio Di Pietro accusava il capo dello Stato di giudizi «poco da arbitro» e di «troppi silenzi» aggiungendo che «il silenzio è mafioso». Che cosa gliene pare?
«Questo secondo me è reato. Se le parole sono quelle riferite da radio e televisione, è certamente un comportamento illecito. Che stavolta non si può decentemente contrabbandare come un normale capitolo del dibattito politico. E’ vero, siamo in un regime democratico e la Carta costituzionale assicura a ogni cittadino la libertà di espressione, ma c’è un limite a tutto. La dialettica, anche aspra, è nella fisiologia del confronto, però a nessuno è lecito travolgere le istituzioni e infangarle impunemente. L’educazione e il rispetto dell’altro sono punti fondamentali del concetto stesso di democrazia».

Dopo una gelida risposta del Colle e molte dichiarazioni di solidarietà a Napolitano, Di Pietro si è difeso sostenendo che «in democrazia dev’essere permesso a tutti di avanzare critiche e di manifestare» e ha precisato di «non aver voluto offendere il presidente».
«Resto del mio parere. Non si possono lasciar passare nell’indifferenza sortite di questo genere. Davanti a queste forme gravi di abuso la democrazia si spegne. E qui siamo responsabili tutti: chi accetta questo sistema come se fosse normalità, chi tace, chi non reagisce. Tutti. L’esercizio del diritto democratico alla polemica, al dissenso, alla protesta va misurato sul registro della civiltà politica, tanto più quando a concedersi un linguaggio così intollerabile è un esponente di primo piano del Parlamento».

Anche nell’IDV si smarcano dalla rozzezza di Tonino. Ecco Donadi

È un dato oggettivo che Napolitano, in alcuni momenti molto delicati che hanno coinciso con passaggi dove la maggioranza ha posto in essere delle notevoli forzature istituzionali – ad esempio il Lodo Alfano o la ricorrente aggressione alla magistratura -, è stato parco di parole e a dir poco prudente. C’è chi in questo comportamento vede una debolezza del capo dello Stato, ma su questo tema io ho una mia idea che non coincide totalmente con quella del partito: credo che Napolitano abbia fatto bene a fare così

Però il leader dell’Idv ha detto che Napolitano non è un arbitro imparziale… “Sicuramente io ho un’opinione diversa. Da parte mia c’è un’oggettiva diversità di lettura su questi fatti che Di Pietro valuta come una colpa o come un non essere sempre stato all’altezza. C’è quindi una diversità di lettura di un dato oggettivo: la grande prudenza del capo dello Stato in Di Pietro porta a una valutazione di rimprovero al Presidente, io invece la vedo diversamente e credo che stia facendo quello che può nelle condizioni date

E già ieri in aula si era capito che non tutti nel partito personale di Di Pietro erano d’accordo con gli insulti del leader

Quando il presidente del Senato Renato Schifani ha espresso “la convinta solidarietà” dell’assemblea al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, stigmatizzando il comportamento di Antonio Di Pietro in Piazza Farnese, tutta l’assemblea ha espresso un lungo applauso in piedi, tranne i senatori dell’Idv. Ma non tutti. Perchè dei 14 dipietristi presenti a Palazzo Madama, tre in dissenso dal gruppo hanno apprezzato l’intervento di Schifani. I tre ‘dissidentì sono Luigi Li Gotti, che si è alzato in piedi ed ha applaudito; Alfonso Mascitelli che, pur rimanendo seduto, ha applaudito, ed Elio Lannutti, che in piedi ha scosso il capo rivolgendosi ai compagni di partito che erano rimasti a braccia conserte.

Oggi intanto Ostellino sul Corriere ridicolizza Tonino e gli spiega le ovvietà come si spiegano a un bambino

Alla manifestazione di ieri, promossa dall’Italia dei valori, c’era uno striscione che diceva: «Napolitano dorme, l’Italia insorge». Di Pietro ha detto che «i cittadini chiedono che si smetta di proporre leggi che violano la Costituzione », aggiungendo che «il silenzio uccide come la mafia». E si è così rivolto al capo dello Stato: «A lei che dovrebbe essere arbitro, possiamo dire che a volte il suo giudizio ci appare poco da arbitro e poco da terzo?». Poi, di fronte alla reazione del Quirinale, ha precisato che — denunciando «il silenzio che uccide » — non intendeva riferirsi al presidente della Repubblica. Insomma: una pezza peggiore del buco.

Forse, qualcuno dovrebbe spiegare al capo dell’Idv — che o non la conosce bene o pretende di stravolgerla quando non gli piacciono le leggi approvate dal Parlamento e firmate dal presidente della Repubblica — cosa dice la nostra Costituzione. Il nostro ordinamento — come tutti quelli delle democrazie liberali — è un sistema di pesi e contrappesi. I poteri — legislativo, esecutivo, giudiziario, cui si aggiungono le funzioni della Corte costituzionale e le prerogative del capo dello Stato — si contrappongono e mantengono in equilibrio il sistema, ad evitare che un potere prevalga sull’altro.

Il presidente della Repubblica non è dunque un arbitro che sbaglia un fuorigioco, ma l’autorità che può rinviare alle Camere le leggi del Parlamento per vizio di costituzionalità. Se il presidente non vi ravvisa vizi di costituzionalità non può fare altro che firmarle. In caso di rinvio alle Camere, il Parlamento le può (ri) approvare tali e quali — sfiorando un conflitto istituzionale — e, a quel punto, al presidente non resta che prenderne atto o rifiutarsi ancora di firmarle, aprendo, a sua volta, una crisi istituzionale. Spetta, infatti, alla Corte costituzionale giudicare — con parere motivato — se sono o no costituzionali, impedendone di fatto e in diritto la promulgazione.
La capacità di iniziativa che la Costituzione attribuisce al presidente della Repubblica riguarda, dunque, la «forma» (giuridica), non il «contenuto» (politico) delle leggi. Il capo dello Stato può rinviare una legge al Parlamento non perché non gli piace, è ideologicamente di diverso avviso, bensì solo se vi ravvisa un vizio in punto di diritto. Lo stesso limite ha la Corte costituzionale. Se il presidente e la Corte non eccepiscono, le leggi sono legittime. Accusare il presidente di non fare l’arbitro — che è già in sé una castroneria, costituzionalmente parlando — e di firmare leggi che non dovrebbe firmare vuol dire accusarlo di violare la Costituzione, cioè di sovversione.

Giorgio Napolitano sta esercitando la sua funzione non solo in modo esemplare, con intelligenza e moderazione, che sono, poi, le sue qualità umane, oltre che politiche, ma nel pieno rispetto della Costituzione. Di Pietro — con la pretesa che il capo dello Stato si arroghi un diritto che non ha — manifesta una inclinazione autoritaria. Una brutta deriva, la sua, peraltro non estranea alla sua cultura, che qualcuno dovrebbe spiegargli. In punto di Costituzione.


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