Possibile una riforma dei ballottaggi?

26 06 2009

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L’ultimo turno di amministrative e in particolare i ballottaggi hanno dimostrato che la gente non ha molta voglia di votare in 2 turni. Rispetto alla Francia per esempio il secondo passaggio elettorale vede quasi ovunque un crollo sistematico dei votanti. Infatti oltralpe questi sono stati i risultati delle ultime comunali

Nel 2008, le elezioni per il rinnovo dei Comuni in Francia hanno fatto registrare un’ affluenza del 70% di votanti al primo turno e del 65% ai ballottaggi

Per questo motivo ci sono state varie proposte per una modifica della legge elettorale per comunali/provinciali

E’ il ministro La Russa il più impegnato su questo fronte

E’ assurdo continare a volere per province e comuni il ballottaggio, ossia il secondo turno anche nei casi in cui uno dei due candidati superi il 40% delle preferenze. Va mantenuto solo nel caso che nessun candidato superi il 40% al primo turno

e ancora

Si mantiene questo sistema perché la sinistra dice che dà maggiore garanzia di stabilità ma è una bugia grande come una casa, perché la maggiore stabilità ce l’hanno le Regioni, dove si vota con un turno unico. Questo vale per Formigoni in Lombardia e anche per le giunte di sinistra

Nel particolare sarebbe tentato da una proposta del genere

Se al primo turno un candidato sindaco o presidente di Provincia ha almeno il 40 per cento dei consensi e il suo sfidante principale è sotto di cinque punti, si può considerarlo eletto senza passare dal secondo turno

L’altro coordinatore del Pdl, Verdini, la pensa allo stesso modo

È incredibile che si eleggano i sindaci con un numero di partecipanti al voto, al ballottaggio, molto inferiore al primo turno

Entra nello specifico Calderisi, da sempre favorevole all’abolizione del doppio turno

Ci sono i risultati dei ballottaggi, con un’affluenza elettorale bassissima. Il candidato vincente prende quasi sempre meno voti rispetto al primo turno e quindi non viene eletto con una maggiore legittimazione democratica. E poi in altre competizioni il doppio turno non c’è. Penso ai comuni con popolazione inferiore ai quindici mila abitanti e alle regioni. Quando fu inserito il sistema a doppio turno si pensava che al primo avrebbero corso quasi tutti da soli e che le alleanze si sarebbero formate solo al secondo turno. Ma non è stato così, quasi sempre le alleanze si sono formate fin dall’inizio, presentarsi divisi al primo turno non paga. Le coalizioni provano a vincere al primo turno, superando quota 50%, una soglia però decisamente alta.

D’altronde

Significa semplificare, a livello amministrativo, il quadro politico. Già oggi questo accade nei comuni con popolazione inferiore ai quindicimila abitanti, con il paradosso che un candidato sindaco di centro sinistra o di centro destra in una cittadina di quattordici mila abitanti è sostenuto da una sola lista che raccoglie più forze politiche, e in un altro di mille o duemila abitanti in più il candidato ha una coalizione fatta di 4, 5 o 10 liste in concorrenza tra loro. Naturalmente la frammentazione politica, oltre a danneggiare il buongoverno locale è illogica. . Queste 5 o 10 liste sono alleate, condividono il medesimo candidato sindaco e il medesimo programma. Mi saprebbe  perché devono presentarsi in competizione l’una contro l’altra? Le questioni identitarie non dovrebbero sussistere, stiamo parlando del livello amministrativo locale, non di quello politico nazionale.

La proposta di La Russa lo convince

Non abolisce il secondo turno ma lo limita a casi limitati, rafforzando il bipolarismo. Guardi, non è una proposta di parte, tanto è vero che con questo meccanismo Alemanno non sarebbe stato eletto sindaco!

Naturalmente l’Udc che gioca quasi tutto sui ballottaggi, puntando sul cavallo vincente non è favorevole. E anche la sinistra non sembra prendere in esame la questione anche se agli ultimi ballottaggi l’astensionismo è stato abbastanza bipartisan. Non si capisce perchè non usare il sistema delle regionali o quello esposto da La Russa. Comporterebbe un risparmio notevole e una maggior partecipazione (oltre che una legittimazione democratica più evidente).





La sinistra allo sbando in tutta Europa

3 06 2009

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Il centrosinistra italiano è in difficoltà e questo lo sanno tutti ma oggettivamente condivide questo brutto momento con praticamente tutti i movimenti, della stessa area politica, degli altri grandi paesi europei.
In effetti i sondaggi effettuati nelle scorse settimane riferiscono di situazioni molto difficili (e persino tragiche in alcune nazioni) per i partiti di centrosinistra in tutta Europa.
In Gran Bretagna i Laburisti sono al minimo storico, con appena un quarto delle intenzioni di voto, a oltre 15 punti dai Conservatori di Cameron e persino vicino all’onta di essere scavalcati come secondo partito dai Liberali Democratici.
In Francia, nonostante le critiche al governo di centrodestra e l’appeal appannato di Sarkozy, i Socialisti non ne sanno approfittare e sono sotto di almeno 5 punti (intorno al 22%) rispetto all’Ump. Pagano le difficoltà di leadership e la concorrenza dei partiti più a sinistra (Verdi, Anticapitalisti, Pcf).
In Germania i Socialdemocratici della Spd (circa al 26%) hanno pochissime possibilità di vincere le elezioni politiche di settembre e risultano essere a quasi 10 punti dalla Cdu del cancelliere Merkel.
Persino in Spagna Zapatero soffre e per la prima volta da molto tempo i Popolari sembrano saldamente primo partito nazionale (al 42%) con quasi cinque punti di vantaggio sui Socialisti.
In questo panorama sarà probabilmente il centrodestra con il Partito Popolare Europeo a dominare, nella conta dei seggi, il Parlamento di Strasburgo la sera del 7 giugno.
Eppure, immediatamente dopo il crollo di Wall Street, i commentatori prevedevano una rivalutazione delle idee di sinistra in opposizione alle proposte più liberiste della destra. Ma questa sicurezza sul futuro si è clamorosamente scontrata con la realtà che vede un centrodestra fortissimo ovunque.
Evidentemente la sinistra non è stata in grado di dare un’alternativa, di proporre una politica efficace. A Roma, Berlino, Londra, Parigi hanno perso la propria identità, tentando inizialmente di riciclarsi allontanandosi da posizioni socialista, per abbracciare un riformismo poi rivelatosi sterile, e finendo per dimostrarsi né carne né pesce.
Il risultato è che si sono fatti scavalcare a sinistra sui temi sociali da formazioni di stampo comunista (che cavalcano il voto di protesta) o in generale da formazioni più orgogliosamente identitarie.
Il ritardo della sinistra europea nel sapere presentare un valido programma di risposta alla crisi ha messo i partiti di centrosinistra nella condizione di non saper rispondere né ai problemi economici né alle conseguenze per i cittadini. Sia in Italia che altrove sono risultati poco chiari e poco inclini a presentare progetti politici con punti chiari in grado di mobilitare l’elettorato sui temi sociali.
Anche a livello europeo scontano una mancata unità (su questo punto i democratici italiani sono maestri, visto che ancora non si sa a che gruppo parlamentare aderiranno) non riuscendo nemmeno a presentare un unico capolista da contrapporre a Barroso. Nonostante i proclami di facciata non puntano sull’Europa, continuando a darsi la zappa sui piedi con un attendismo politico piuttosto allarmante. A questo punto è logico pensare che siano proprio i contenuti a mancare, essendosi disciolta un’identità di base che resisteva da decenni.





Prodi preso in giro anche durante l’incontro Italia-Francia

25 02 2009

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Ieri come tutti saprete c’è stato un proficuo incontro bilaterale Francia-Italia nel quale si è arrivati a un importantissimo trattato sul nucleare e dove gli imprenditori delle due nazioni hanno discusso di affari e potenziali scenari futuri tra i due paesi.

Il Corriere della Sera riporta la cronaca dell’evento segnalando la forte armonia tra i due leader Berlusconi e Sarkozy

La sintonia fra i due non è mai stata così alta. Di una collaborazione politica strategica ieri mattina a villa Madama si sono visti i primi frutti concreti: sull`energia, sull`embrione di una forza militare congiunta, sulla condivisione del ruolo che la Russia deve avere rispetto all`Occidente. Frutti che vengono sigillati da complimenti reciproci quasi esagerati. In privato l`idillio è maggiore: i complimenti sono «per aver sfidato il politicamente corretto, la stampa, i luoghi comuni, per aver dimostrato a tutti, in Europa, come si può fare a vincere per 15 anni di seguito…». A Parigi l`hanno definito «sarkoberlusconismo». E` il riconoscimento reciproco di un lavoro di squadra che ha proiezioni politiche sul futuro.

Ma segnala anche un curioso retroscena che ha come protagonista Prodi, preso in giro dal banchiere francese e  presidente di Generali, Bernheim

Scherza anche il presidente di Generali, Antoine Bernheim, che guida la delegazione di imprenditori francesi e racconta un aneddoto:

«L`ultimo incontro di questo tipo, fra imprenditori e governi, è stato il giorno più bello della vita di Prodi».

Silenzio. Spiegazione: «A Nizza Sarkozy volle fare un passeggiata, il presidente francese ricevette tanti applausi dalla folla, Prodi credette che erano per lui».

Povero Romano, preso in giro da tutti. Già lo vedo gongolare per applausi non diretti alla sua persona. D’altronde durante i suoi governi per lui arrivavano solo fischi e giuste contestazioni. Gli applausi erano un miraggio in ogni occasione








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