Amarcord: Rutelli con il suo inglese maccheronico promuove il turismo italiano

19 07 2009

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Si parla tanto ultimamente di promozione del turismo, loghi, siti ecc In realtà con il governo Prodi non c’era nessun problema, con Rutelli il turismo italiano era in buonissime mani grazie alla sua pubblicità e ai suoi inviti agli stranieri





I tafazziani piddini: sempre e solo litigi, scontri, attacchi….

9 07 2009

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Un po’ di titoli sugli avvenimenti del Pd in questi giorni (ma si potrebbe dire mesi o anni e non cambierebbe nulla)

«Gattopardi». «Notabili» Nel Pd volano pietre

PD: FASSINO, D’ALEMA STATISTA HA PAURA DELLA SERRACCHIANI?

D’Alema si arma per riprendersi il partito

Pd, Fassino e D’Alema litigano su Franceschini

E fra Fassino e D’Alema volano stracci

L’attacco di D’Alema a Franceschini scuote il Pd. Fassino: ‘Errore’

CONGRESSO PD: SI SURRISCALDA IL MATCH FRANCESCHINI-BERSANI

PD: VELTRONI, IN ME TANTE AMAREZZE IN SCRIGNO CHE NON VERRA’ MAI APERTO

Il Pd verso il congresso: solo litigi e nessuna idea

Pd, scontro Franceschini-Bersani. Frattura sul rinnovamento

D’Alema accende la guerra nel Pd

Pd, Rutelli spara su Franceschini e Bersani

Insomma non si smentiscono mai, sono costantemente alla ricerca dello scontro interno in un crescendo di accuse insulse tra leader, attacchi incrociati tra plurisconfitti e pluriperdenti. E questi vorrebbero essere un’alternativa credibile?





Casa Pd: litigi quotidiani (il referendum)

19 05 2009

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Segnalo un mio articolo pubblicato dal quotidiano online “Il Legno Storto”

E’ la seconda parte, in chiave ironica, di un precedente pezzo incentrato sull’incredibile differenza di idee nel Pd

L’impresa di scorgere una linea comune nel Pd è davvero ardua. Dopo aver miseramente fallito sui temi legati all’immigrazione proviamo a trovare una via democratica unitaria e definita sul referendum sulla legge elettorale. Siamo sicuri che questa volta ci sarà da rimanere soddisfatti dell’opinione condivisa sui quesiti referendari. E’ chiarissimo il segretario Franceschini: “Abbiamo discusso, abbiamo votato, abbiamo deciso. Abbiamo il dovere di seguire questa strada, non di riaprire un dibattito che si è già risolto nella direzione, dopo tanti approfondimenti. Siamo per il sì, per abolire il porcellum che tanto avevamo criticato” ed avvisa i compagni di partito “Da segretario dico che un partito non può sbandare continuamente”.
Ma i distinguo sono già partiti. Chiti denuncia: “Il referendum non corregge una legge sbagliata e inutile per il Paese ma ne accentua i difetti. Non solo aiuta Berlusconi ma soprattutto produce un effetto negativo per la democrazia. Ed è questo il punto che a me preme più di tutti: non il giovamento che ne ricaverebbe il premier, ma il funzionamento della democrazia”.
Ceccanti critica le voci discordanti: “Non c’è nessun motivo per cambiare posizione Pd né ora né dopo le europee. Sbagliano coloro che dall’interno del Pd chiedono che il partito cambi la sua posizione appena decisa. Un conto è il dissenso dei singoli, del tutto legittimo in un grande partito plurale. Un altro conto è dare l’impressione di un partito indeciso e pronto a cambiare continuamente posizione”.
Castagnetti invita a ripensare il sostegno al Sì: “Il Pd non vuole né il porcellum, cioè l’attuale legge elettorale, né il superporcellum, cioè quello che uscirebbe dal referendum e che peggiorerebbe ulteriormente la situazione, rifiutiamo entrambe le leggi. Se la maggioranza non ha nessuna intenzione di modificare la legge che uscisse dal referendum è evidente che viene a cessare la condizione che ha ispirato la direzione del Pd ad assumere quella decisione”.
E tra i democratici scatta l’allarme. Gentiloni è addirittura terrorizzato: “Noi diciamo di sì sperando che il quorum non sia raggiunto. Adesso però è tutto più chiaro, se Berlusconi spinge sull’acceleratore e il referendum passa per noi è un disastro. Per questo sarebbe un’ottima idea ridiscutere tutto”.
Attacca il prodiano Barbi: “Quante stranezze nel Pd sul referendum! Chi si pone contro il referendum esprime la vocazione restauratrice del Pd”.
E Rutelli già vede il potenziale boomerang della scelta del Pd: “La vittoria del sì al referendum produrrebbe il porcellissimum, peggio del porcellum: liste di nomina padronale e maggioranza assoluta a un singolo partito. Franceschini aveva giustamente detto che dopo il pronunciamento del Pd non ne avrebbe più parlato e invece vedo che insiste ogni giorno per il sì. La destra ha già detto che vota sì e che poi il risultato del voto non si tocca. Bel capolavoro di furbizia, da parte nostra”.
A onor del vero anche negli amici/nemici dell’Idv la coerenza è un optional. Di Pietro aveva addirittura raccolto le firme per il referendum ma ora rigetta il suo appoggio: “Con questo referendum si passa dalla padella nella brace e si rischia di avere un Parlamento in cui Berlusconi nomina la maggioranza assoluta dei membri”.
In definitiva anche questa volta il Pd ci ha regalato un’autentica sorpresa, non facendoci capire assolutamente nulla circa la sua linea sull’argomento. E a questo punto rimaniamo sinceramente scettici sul riuscire a trovarne una coerente su qualsiasi materia. E’ prevedibile che nelle prossime settimane impazzerà il nuovo tormentone per gli italiani sotto l’ombrellone: “Trova la posizione del Pd su un tema a caso”. Un rompicapo dalla soluzione quasi impossibile.





Veltroni “Il PD sul ddl Eluana avrà una linea” ma poi in realtà voteranno tutti in ordine sparso

9 02 2009

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Oggi Veltroni ha dichiarato

Il Pd avrà una linea sul ddl varato dal Governo per il caso-Englaro, la libertà di coscienza sarà rispettata, ma i gruppi esprimeranno un orientamento prevalente, “non come l’Idv dove il leader ha detto una cosa e i due capigruppo un’altra”.  “I gruppi parlamentari esprimeranno un orientamento prevalente, poi ci sarà libertà di coscienza”.

Se uno si impegna a tradurre il linguaggio stile “ma anche” di Veltroni si capisce che il PD non avendo una linea comune (tra l’altro già sul testamento biologico nelle scorse settimane non era riuscito a presentare una proposta unitaria) voterà in ordine sparso, rispettando la libertà di coscienza. Abbastanza ridicolo il paragone con l’Italia dei Valori che sul ddl si comporterà esattamente come il PD. Insomma Veltroni con l’idiozia dell’orientamento prevalente (che non vuol dire nulla visto che non è vincolante) vorrebbe far passare l’idea di un partito fermo sul no quando invece non è vero.

Tanto è vero che persino Pravda Repubblica lo fa notare chiaramente

La vicenda di Eluana Englaro anima il dibattito nel Pd. Con il rischio di nuove divisioni. In discussione c’è l’atteggiamento da tenere nel momento in cui il decreto legge del governo arriverà in Aula. Walter Veltroni  e Dario Franceschini annunciano il loro no, alcuni parlamentari non parteciperanno al voto, mentre la pattuglia dei Teodem (cinque deputati e sette senatori) e nomi di peso del Pd come Enrico Letta, Beppe Fioroni, Pierluigi Castagnetti e Francesco Rutelli, annunciano invece un voto favorevole.
Una decisione che, di fatto, vedrà i parlamentari democratici non votare in modo unanime. Dando un’immagine che rischia di creare disorientamento nell’elettorato. Veltroni però getta acqua sul fuoco. “Bisogna abituarsi al fatto che nei grandi partiti esistano posizioni diverse sulle questioni etiche. Materie nelle quali non può scattare la disciplina di partito.

E per la cronaca domani alla manifestazione indetta dai piddini i radicali (che mi sembrano l’unica vera opposizione al ddl) non parteciperanno

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L’enorme scandalo delle intercettazioni citato da Berlusconi. L’archivio Genchi

24 01 2009

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Stasera Berlusconi in un comizio a Olbia

Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Un signore ha messo sotto controllo 350 mila persone

A cosa si riferisce? I sinistri già speravano in qualcosa di negativo per il governo ma invece riguarda uno dei loro beniamici giustizialisti, De Magistris e in particolare all’archivio Genchi

Perchè sarebbe cosi enorme come detto da Berlusconi?

L’archivio del consulente dell’ex pm De Magistris, Gioacchino Genchi, è costituta da 578 mila record anagrafici, 1402 tabulati utilizzati nell’ ambito dei procedimenti Why Not e Poseidon, e da 1 milione di contatti telefonici tra i quali anche quelli di parlamentari, magistrati, esponenti dei servizi segreti e di altre istituzioni (392000 persone fisiche controllate)

Nel particolare chi

E così i nomi delle persone coinvolte, alcune delle quali parlamentari: oltre all’ex (senatore e ministro) Clemente Mastella, ci sarebbero anche l’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, l’ex sottosegretario (oggi ministro ombra del Pd) Marco Minniti e qualche altro. Più alcune decine (un numero vicino a 100, riferisce chi ha letto gli atti) di telefoni intestati alla Camera dei deputati, al Senato e alla presidenza del Consiglio. E ancora: i numeri del procuratore nazionale antimafia Grasso e di altri magistrati. Secondo alcune indiscrezioni anche quello dell’ex capo della Polizia (oggi capo dipartimento delle informazioni per la sicurezza) Gianni De Gennaro

E inoltre

Poi c’è l’esame del traffico telefonico di apparecchi in uso ad appartenenti ai servizi segreti, motivo per cui i rapporti dei carabinieri sul cosiddetto «archivio Genchi» sono approdati al comitato parlamentare per la sicurezza presieduto da Francesco Rutelli. La pietra dello «scandalo» che torna in superficie è il lavoro svolto dal consulente tecnico Gioacchino Genchi, su mandato e per conto dell’ex pubblico ministero di Catanzaro Luigi De Magistris, nei procedimenti chiamati Why not e Poseidone che hanno provocato prima l’avocazione delle inchieste e poi il trasferimento del magistrato. Il quale aveva autorizzato il perito ad accedere ai «sistemi informativi» delle aziende telefoniche, ma anche alle «banche dati del Centro elaborazione dati del ministero dell’Interno, dell’Anagrafe tributaria, delle Camere di commercio, delle anagrafi comunali» e altri servizi. È nato così l’archivio che Genchi avrebbe accumulato negli uffici palermitani in cui lavora: una gran quantità di dati — tabulati telefonici, non intercettazioni, a parte qualcuna trasmessa dal pm per esigenze di lavoro — alla quale ha più volte fatto cenno con toni molto allarmati chi è subentrato a De Magistris nell’inchiesta catanzarese (ora trasferito anche lui dal Csm per come s’è mosso nella «guerra» con Salerno). L’ormai ex procuratore generale di Catanzaro Iannelli affermò che erano stati esaminati i contatti «perfino di utenze coperte da segreto di Stato», e lo disse sulla base dei rapporti dei carabinieri del Ros inviati a sequestrare e analizzare l’«archivio Genchi».

Profonde anomalie sono state denunciate da tutti i partiti.

Ecco cosa dice Rutelli

Temo che nelle prossime settimane ci si renderà conto che si tratta di una questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra stessa democrazia

Anche Gasparri va all’attacco

Il caso del cosiddetto archivio Genchi e’ una vergogna di dimensioni devastanti. Per certi casi ci vorrebbe la corte marziale. Sta emergendo uno dei piu’ gravi e sconcertanti scandali della storia repubblicana che rischia di sommergere di vergogna interi settori dello Stato. Siamo al paradosso. E’ possibile che gli stessi committenti siano stati a loro volta intercettati, in un tragicomico circolo vizioso di spie, spioni e sprovveduti.

Ancora dal PD

Grazie alla sollecitazione del nostro gruppo oggi abbiamo alcune certezze relative a questa preoccupante vicenda. La banca dati del consulente del magistrato De Magistris, Gioacchino Genchi, è costituta da 578 mila record anagrafici, 1402 tabulati utilizzati nell’ ambito dei procedimenti Why Not e Poseidon, e da 1 milione di contatti telefonici tra i quali anche quelli di parlamentari, magistrati, esponenti dei servizi segreti e di altre istituzioni. E’ certo che l’ abnormità dei dati forniti alla Camera ci preoccupa molto e dunque speriamo che le autorità giudiziarie e disciplinari chiariscano la vicenda in tempi brevi

e dall’UDC

il Governo porti a conoscenza del Parlamento le reali dimensioni dell’archivio segreto Genchi: riteniamo grave  che un soggetto, pur convenzionato, possa avere a disposizione un’immensa banca dati e aver controllato i tabulati telefonici di personalità istituzionali, tra cui, a quanto si apprende, anche dell’allora Capo della Polizia Gianni De Gennaro, oggi al vertice delle strutture di intelligence

Insomma il premier non ha tutti i torti e il paladino della giustizia De Magistris sembra avere qualcosa da spiegare

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Appaltopoli, ora il PD trema anche a Roma

19 12 2008

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Dopo il terremoto giudiziario a Napoli, ora Appaltopoli si potrebbe allargare anche al Comune di Roma.

Infatti

Il fatto che Global service «nasca e muoia» nel capoluogo partenopeo, non deve far dimenticare che il «re del tombino», come è stato ribattezzato, ha un rapporto «storico», per non dire privilegiato, con la Capitale e il Campidoglio in particolare. L’approdo di Romeo a Roma è datato infatti 1997, ai tempi della prima consiliatura Rutelli. E così sullo scorcio del secolo Romeo torna in pista proprio grazie a un appalto varato dall’amministrazione Rutelli. Che non essendo riuscita nell’intento di rendere nuovamente pubblica la gestione del suo patrimonio immobiliare, bandisce una gara per i suoi 44.800 appartamenti, distribuiti su 1.239 edifici per un totale di 1,4 milioni di metri quadri. La Romeo vince battendo colossi immobiliari come l’Imi, Ts-Metropolis e Bancoroma-Edilnord. Ma è solo il primo di una lunga serie di appalti nella Città eterna, che riguardano anche ministeri, Parlamento e perfino il Quirinale. È tuttavia con Walter Veltroni, nel 2006, che l’immobiliarista mette a segno il «colpo grosso», come capofila di una cordata che vede raccolti insieme anche la Vianini Lavori, controllata dalla holding Caltagirone spa, e il Consorzio Strade Sicure, formato da una serie di società di piccole e medie dimensioni specializzate nella manutenzione stradale. Un appalto faraonico: 576 milioni per 800 chilometri di viabilità urbana, della durata di nove anni: 80mila euro per ogni chilometro di asfalto sulle arterie della Capitale, quasi 15 volte in più di una città come Bologna.

Ma per quest’ultimo mega appaltone

è guerra a tutto campo. La società seconda classificata, la Manital, ricorre per presunto conflitto di interessi. Il Tar accoglie il ricorso, ma il Consiglio di Stato – al quale la Romeo fa ricorso – poco dopo ribalta la sentenza sospendendola. Proprio la decisione di palazzo Spada è entrata nel mirino della magistratura napoletana. Si tratta infatti della «questione di vita o di morte» cui fa riferimento l’imprenditore Romeo nella telefonata al deputato Pd Lusetti

Così i magistrati ampliano la portata del potere di Romeo oltre Napoli

L’associazione a delinquere capeggiata da Alfredo Romeo è anche una struttura in grado di operare fuori dai confini del mero territorio cittadino e provinciale

Per questo le vicende di Napoli vengono seguite con un’attenzione particolare nei salotti politici e nelle sale del Campidoglio

E’ la paura il sentimento predominante. Vietato pronunciare la parola «Romeo». Soprattutto al telefono, al quale non risponde più nessuno. Non si sa mai. L’ordine è semplice: non parlare o se proprio occorre farlo, solo tramite dichiarazioni ben pensate.

D’altronde i magistrati fanno accuse molto delineate

I pubblici ministeri rivelano come Romeo «attraverso un disponibile Lusetti e la “garanzia” di Francesco Rutelli, cerchi contatti con esponenti del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia europea che dovevano decidere la delicatissima controversia tra la Romeo Gestioni e la Manital per la gestione dei servizi integrati del patrimonio stradale del comune di Roma

e raccolgono intercettazioni

Si cita la telefonata del 3 maggio 2007 tra Romeo e Lusetti. Romeo: «Ti sei scordato di me». Lusetti: «No, no sto lavorando invece… Sto lavorando per te». R.: «No, volevo sapere quella cosa di quello lì, Troiano». L.: «Quale Troiano?». R.: «Quello della giustizia amministrativa». L.: «Ah! No… Capito? Però domani mattina c’ho un incontro operativo alle otto… Direttamente con il grande capo e parliamo di tutto». R.: «Ah con il grande capo». L.: «Esatto, c’è anche Troiano… Su tutto». R.: «Eh perché se chiama il grande capo mi risolve il problema». L.: «Lo so, stai tranquillo». R.: «Me lo farebbe? Lui per me farebbe questa cosa?». L.: «Certo che lo farebbe». R.: «Perché per me è questione di vita o di morte». Secondo il giudice «il grande capo è proprio Rutelli»

E alla Manital giustamente fanno notare

Con i nostri ricorsi siamo stati i primi a svelare il “sistema Romeo”. Ora bisogna chiedersi come mai la giunta Veltroni si sia ostinata a non revocare l’aggiudicazione di quell’appalto ritenuto illegittimo

Per la cronaca la nuova amministrazione di Alemanno, prima della fine dell’inchiesta

Con una memoria di giunta, l’11 novembre, decide di non dare «ulteriore corso al rapporto instaurato con Rti Romeo Gestioni spa, soprassedendo alla stipula del contratto

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Vi ricordate lo stupro di La Storta a Roma e le accuse a Alemanno?

17 12 2008

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Il fatto di violenza succede ad aprile a Roma

Accoltellata e stuprata da un romeno all’uscita della stazione ferroviaria de La Storta, a Roma Nord. Vittima un’universitaria africana di 31 anni. La dinamica della violenza ricalca l’omicidio di Giovanna Reggiani, violentata e uccisa nell’ottobre scorso vicino alla stazione di Tor di Quinto. In manette è finito Joan Rus, un romeno di 37 anni senza fissa dimora e senza precedenti penali, con l’accusa di sequestro di persona, violenza sessuale e tentato omicidio: la coltellata che ha inferto all’addome della donna poteva essere fatale

Nei giorni successivi vi furono forti polemiche sull’insicurezza a Roma e poi incredibili dietrologie e supposizioni ideologiche della sinistra e soprattutto del quotidiano La Repubblica

I due uomini che hanno allertato i carabinieri decidono di mettersi al centro della scena. Uno si chiama Massimiliano Crepas. L’altro, che appare il più loquace, è tale Bruno Musci.

Musci è ospite di ogni rete televisiva che offra un microfono. Fa visita alla ragazza sudafricana in ospedale, e, ripulito dalla parte meno presentabile della sua biografia di cittadino, viene battezzato l’”angelo salvatore”

e ancora

Una e-mail a firma Mario Di Carlo, consigliere regionale del Pd, allaga le caselle postali delle redazioni dei giornali e delle tv. Finisce sul sito “Dagospia”. Segnala che il romeno è difeso da avvocati di fiducia che non può permettersi e per giunta di destra. Invita a rintracciare la foto di Musci alla stretta di mano Alemanno-Baccini.

e infine

Non è escluso che durante l’atto istruttorio siano state fatte domande a Musci sui suoi rapporti con Gianni Alemanno alla luce del suo sostegno al piano di sicurezza del candidato sindaco di Roma per il Pdl.

Sulla rete il dibattito si scalda

Tutto nasce da una lettera pubblicata da «Dagospia» tre giorni fa e rimbalzata su diversi blog della rete. «Come può un romeno senza fissa dimora avere un famoso penalista come Francesco Saverio Pettinari?» è scritto nella lettera pubblicata sul sito di Roberto D’Agostino. E ancora, nella missiva vengono rilanciati altri due dubbi. «Inoltre l’avvocato risulta iscritto in gioventù all’Msi. E guarda caso uno dei soccorritori della ragazza firma con Alemanno, con tanto di foto sul “Il Messaggero” del 22 aprile 2008, il patto per la legalità e la sicurezza». La lettera è firmata con una sigla (Md) e si chiede di farla girare. Chi c’è dietro? Chi l’ha mandata? Mistero. Ad occuparsene è solo la rete. Per due giorni diversi blog rilanciano il caso e ci tessono sopra una serie di teorie complottistiche secondo cui lo stupro (o presunto tale, a questo punto, come scrivono anche molti investigatori improvvisati) sarebbe stato architettato da qualcuno per farlo diventare a forza argomento di questa campagna elettorale. Veleni, boatos che diventano la scenografia degli ultimi giorni di questo duello. Solo Sebastiano Messineo della lista «Moderati per Rutelli» esce allo scoperto tre giorni fa e chiede «che si faccia chiarezza su quanto emerso perché si aprirebbe un fosco scenario». Ma più che indagini o chiarimenti s’ingrossano solo i sospetti.

I rumors si fanno sempre più insistenti. Velatamente si accusa la destra di aver organizzato lo stupro, e messi sul luogo dei testimoni amici, pagato il romeno che poi tramite avvocati di grido al processo avrebbe avuto garantita una pena minima.

Lo stesso Rutelli se ne uscì dicendo

Alcune di queste vicende degli ultimi giorni – dice il candidato del Pd senza fare espliciti riferimenti ma forse già sapendo che i magistrati vogliono vederci chiaro – sono state un po’ sospette. Ma non tocca a me parlarne, indagheranno le forze dell’ordine e la magistratura

e a quel punto Alemanno replicò stizzito

Si lascia intendere chissà che cosa intorno allo stupro della ragazza del Lesotho nei pressi della stazione La Storta. È una cosa talmente fantascientifica che non so se fa più ridere o piangere. Come si fa a strumentalizzare il dolore?». Alemanno ha aggiunto che «si è toccato il fondo. Sono preoccupato di come Rutelli sta affrontando quest’ultimo scorcio di campagna elettorale». «Sottacqua dicono che è stata la destra a organizzare lo stupro della studentessa del Lesotho. Sono dei cialtroni e vanno rimandati a casa

Perchè ritiro su questa vicenda?

Perchè oggi è uscita la sentenza di primo grado, ad oggi non esistono ipotesi di reato per i testimoni dell’accaduto o membri della campagna elettorale di Alemanno e neppure indagati. Restano i fatti

Il romeno Ioan Rus è stato condannato a undici anni di reclusione per lo stupro di una studentessa del Lesotho avvenuto a Roma la sera del 16 aprile all’esterno della stazione ferroviaria della Storta. La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare Marina Finiti. Il pm Erminio Amelio aveva chiesto dodici anni di reclusione. A Rus, 37 anni, non sono state concesse le attenuanti generiche. A favore della vittima (S. M.) è stato disposto un risarcimento di 50 mila euro. Rus è stato ritenuto responsabile di sequestro di persona, tentato omicidio, violenza sessuale e detenzione e porto in luogo pubblico di coltello.

Vergogna per chi dietro a questo atto di violenza criminale tentò di costruirci una sottotrama complottistica di serie b.

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Rutelli il bugiardo diceva “No a restrizioni all’ingresso dei rumeni”

21 04 2008

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Il Rutellone nazionale cerca di riciclarsi come sceriffo, si fa paladino della sicurezza romana.
Ma vediamo cosa diceva er cicoria più di un anno fa sugli ingressi dei nuovi comunitari.

Apertura “condizionata” del governo al libero accesso dei romeni al mercato del lavoro dopo il primo gennaio 2007. Oggi il vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha detto che l’Italia è disponibile “a non imporre restrizioni all’ ingresso della manodopera rumena“, ma solo “in un quadro di condivisione europea”.
A parere di Rutelli, dunque, non si tratta tanto di mettere una barriera all’ immigrazione quanto “di regolare la libera circolazione in maniera coordinata con gli altri Paesi dell’ Unione Europea”.
Rutelli ha voluto comunque sottolineare che l’Italia “ha un atteggiamento molto favorevole e cerca di trovare un’intesa più larga per quanto riguarda l’apertura delle frontiere con alcuni partner comunitari”.

Da segnalare che moltissimi paesi, dalla Spagna alla Gran Bretagna, dall’Irlanda e Austria imposero restrizioni all’ingresso di nuovi comunitari (romeni e bulgari) per 2 anni. Invece da noi grazie a Prodi e Rutelli dal 1° gennaio 2007 c’è stata l’invasione, che spesso ha portato a crimini di cui le cronache sono piene ogni giorno





A Roma Rutelli prova a costruire la nuova Unione. Da Udc a Sinistra Critica

17 04 2008

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In queste ore, Rutelli, impaurito da una possibile epocale sconfitta, prova a costruire consenso prendendo spunto dall’Unione del neo pensionato Prodi. Tutti i giornali riportano le avances di Rutelli all’udc casiniano (che se dovesse scegliere per Rutelli si dimostrerebbe assolutamente non credibile) ma il corriere della sera segnala la possibilità che Rutelli guardi con interesse anche alle istanze della sinistra critica.

Unione 2 la vendetta, ancora più allargata e ancora più litigiosa? Povera capitale.








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