Pdl: imperativo farsi sentire di più e non lasciare alla Lega il monopolio comunicativo

19 08 2009

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Prima delle vacanze mi era stato pubblicato un articolo su Libertiamo che segnalo

IL PDL NON DEVE INSEGUIRE LA LEGA, MA DETTARE IL PASSO DEL PROCESSO RIFORMATORE

Bisogna ammettere che, da un paio di mesi, la Lega è protagonista nel rendere mediatici i propri cavalli di battaglia. Non è solo perché i leghisti sono abituati a creare grandi scandali, ad alzare grandi polveroni e a partire a testa bassa su alcuni temi; ma anche perché effettivamente la Lega ha 4-5 argomenti-cardine che segue con impegno ed entusiasmo. Lo abbiamo visto con le varie discussioni sulla sicurezza, sui temi dell’immigrazione, sul federalismo fiscale e sulla cosidetta “questione settentrionale”.Invece il Pdl, che della comunicazione dovrebbe essere mattatore, sembra rincorrere gli alleati o addirittura annaspare, in assenza di una linea specifica e unitaria.
Evidentemente da qualche mese non ha temi-bandiera da rivendicare, mentre risulta più efficace quando sostiene l’intervento risolutore del Governo nei casi di emergenze nazionali (rifiuti a Napoli o terremoto a L’Aquila, che hanno portato a rilevanti risultati elettorali in queste zone). Ed effettivamente con un’analisi smaliziata si potrebbe dire che talora il carisma personale di Berlusconi e il suo ruolo di indiscusso leader di governo trascina il consenso del partito, coprendone una certa mancanza di iniziativa.
L’inseguimento della Lega  nelle discussioni sulla sicurezza, ha esposto il Pdl a figure non esaltanti, mostrando difficoltà che oggettivamente era meglio non evidenziare: la sensazione piuttosto sgradevole che si è offerta agli osservatori è stata quella che il Pdl è arrivato  al dunque senza un’idea precisa sugli argomenti legati all’immigrazione, e che si è limitato in parte ad arginare e in parte a sposare le posizioni della Lega. Il risultato è stato che la Lega, con la sua coerenza (e conseguenti esagerazioni anche demagogiche), ha avuto un riscontro notevole di consenso politico e elettorale. Anche alle Europee.
C’è un problema evidente di guida e rapporti di forza tra i due partiti della maggioranza: la Lega sembra riuscire a ergersi come primo attore del lavoro governativo mentre il Pdl non riesce a sviluppare e sostenere in questo periodo un sano riformismo organico (non limitato ad alcuni provvedimenti imposti dall’emergenza o da un ruolo di mediazione o di sintesi esercitato da Berluconi).

Temi storici come l’abbassamento delle tasse sono definiti irraggiungibili nel breve termine per via del debito colossale del paese. Proposte sugli sprechi pubblici come l’abolizione di enti inutili quali le province, le comunità montane, ecc… sono finiti nel dimenticatoio, oppure vengono anche in questo caso appaltate alla Lega (vedi Codice delle Autonomie). Un’incredibile occasione persa per attirare consenso e rimpinguare le casse statali.
Sul lato economico-sociale, nonostante i buoni interventi, manca una svolta rapida e decisa verso un riformismo necessario. La proposta di equiparazione dell’età pensionabile è stata finalmente presa in considerazione. Andrebbe rivista in una complessiva nuova riforma delle pensioni (discutendo anche di un adeguamento di quelle anticipate) e il mercato del lavoro andrebbe ritoccato.
Sulla scuola e l’università la Gelmini si è impegnata e il ddl sull’università e sui criteri di sostentamento degli atenei (su base efficientistica e meritocratica ), pur essendo molto apprezzato, è stato rimandato all’autunno. Servirebbe un nuovo scatto, tracciato da questa via, ma le polemiche insulse dell’ondina e della sinistra potrebbero bloccare nuovi interventi in tal senso.
Sulle infrastrutture ci si aspetterebbe un impegno totale per la riapertura dei cantieri e per nuove grandi opere. Le ultime riunioni del Cipe finiscono spesso nel dimenticatoio perché ormai passa l’idea che tra l’approvazione del Comitato e il reale inizio dei lavori passano comunque mesi o anni. Ma più che alle proposte di nuove opere servirebbe mettere mano a soluzioni per evitare i cantieri infiniti, i ricorsi continui al Tar, le continue richieste di adeguamenti ecc. La sburocratizzazione, non solo limitata alle opere pubbliche, dovrebbe essere un obiettivo serio da raggiungere, magari favorendo realmente il project financing e non mettendo i bastoni tra le ruote del privato che vuol costruire opere per la collettività.

Probabilmente è la giustizia l’argomento su cui si punterà. Alcune spunti di riforma del processo penale e civile si sono visti, tra un provvedimento e l’altro, ma un intervento più ampio e organico, magari incentrato principalmente sulla riduzione dei tempi biblici della giustizia, sarebbe auspicabile in tempi brevi.
In ogni caso è evidente che il Pdl non dovrebbe rincorrere la Lega sui suoi temi popolari e su proposte populistiche, ma piuttosto cercare di differenziarsi in positivo, con un’offensiva riformatrice, ponendosi come forza innovatrice e liberale, capace di essere allo stesso tempo il cuore della coalizione e il motore dell’azione governativa per cercare di cambiare e modernizzare il paese.

In questi giorni è il sindaco di Roma Alemanno a dire cose simili

I messaggi del Pdl sono schiacciati sul governo e, di fatto, affidati esclusivamente a Berlusconi. Noi abbiamo bisogno che i coordinatori ed i capigruppo diano voce al partito. il Sindaco di Roma aggiunge che, in questa fase, la Lega ”fa la voce grossa per alzare il prezzo. Un atteggiamento che, obiettivamente, indebolisce il centro-destra”.
Di qui l’invito ai vertici del Popolo della Liberta’ a ”farsi sentire di piu”’, cosa questa che Alemanno ritiene ”indispensabile per evitare che la Lega sia troppo pesante sul versante dell’immagine”.

La discussione ha provocato la replica stizzita di Gasparri, che l’ha presa sul personale, proprio quello che non doveva accadere





Il centrodestra ha davvero vinto le Europee. In tutta Italia (isole non comprese)

12 06 2009

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Ecco una mia analisi delle elezioni regione per regione che è stata pubblicata sul sito Libertiamo

- Può essere utile raffrontare i risultati delle elezioni politiche 2008 con quelli della recente consultazione europea. Ovviamente si tratta di elezioni diverse e non del tutto comparabili, ma è interessante valutare, regione per ragione, dove e come sono cambiati i rapporti di forza tra i vari partiti e soprattutto tra i contrapposti schieramenti, che si contendono il governo del paese.

Piemonte

Pdl 32.4 (-2) – Lega 15.7 (+3.1)
Pd 24.7 + Radicali 3.1 = 27.8 (-4.7) – Idv 8.7 (+3.7)
Udc 6.1 (+0.9)
Sinistra&Libertà 2.3 + Lista Comunista 3.3 = 5.6 (+1.5)
L’Autonomia 0.8 + Fiamma Tricolore 0.85 = 1.65 (-1.55)

centrodestra (Pdl+Lega) 48.1 (+1.1) – centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 36.5 (-1)
centrodestra modello CdL (Pdl+Lega+Udc+La Destra) 56.35 (+0.45) – centrosinistra modello Unione (Pd+Rad+Idv+S&L+Com) 42.1 (+0.5)

Lombardia
Pdl 33.9 (+0.4) – Lega 22.7 (+1.1)
Pd 21.3 + Radicali 2.8 = 24.1 (-4) – Idv 6.5 (+2.5)
Udc 5 (+0.75)
Sinistra&Libertà 2 + Lista Comunista 2.7 = 4.7 (+1.2)
L’Autonomia 0.9 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.5 (-0.6)

Centrodestra (Pdl+Lega) 56.6 (+1.5) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 30.6 (-1.5)
Centrodestra Modello Cdl 63.1 (+1.65) – Centrosinistra Modello Unione 35.3 (-0.3)

Veneto
Pdl 29.3 (+1.95) – Lega 28.4 (+1.3)
Pd 20.3 + Radicali 2.45 = 22.75 (-3.75) – Idv 7.2 (+2.9)
Udc 6.4 (+1.4)
Sinistra&Libertà 1.55 + Lista Comunista 1.8 = 3.35 (+0.55)
L’Autonomia 0.6 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.2 (-0.75)

Centrodestra (Pdl+Lega) 57.7 (+3.25) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 29.95 (-0.85)
Centrodestra Modello CdL 65.3 (+3.9) – Centrosinistra Modello Unione 33.3 (-0.3)

Friuli Venezia Giulia
Pdl 31.8 (-2.9) – Lega 17.45 (+4.45)
Pd 25.6 + Radicali 3 = 28.6 (-2.8) – Idv 7.3 (+3)
Udc 6.3 (+0.3)
Sinistra & Libertà 1.6 + Lista Comunista 2.5 = 4.1 (+0.4)
L’Autonomia 1.2 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.8 (-1.2)

Centrodestra (Pdl+Lega) 49.25 (+1.55) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 35.9 (+0.2)
Centrodestra Modello CdL 57.35 (+0.65) – Centrosinistra Modello Unione 40 (+0.6)

Trentino Alto Adige
Pdl 19.6 (-1.3) – Lega 9.9 (+0.5)
Pd 17.6 + Radicali 2.3 = 19.9 (-4.6) – Idv 6.7 (+3.4) – Svp 29 (+5)
Udc 4.9 (+0.7)
Sinistra & Libertà 6.7 + Lista Comunista 1.2 = 7.9 (+4.2)
L’Autonomia 0.8 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.4 (-0.6)

Centrodestra (Pdl+Lega) 29.5 (-0.8) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv+Svp) 55.6 (+3.8)
Centrodestra Modello CdL 35.8 (-0.7) – Centrosinistra Modello Unione 63.5 (+8)

Liguria
Pdl 34.4 (-2.3) – Lega 9.9 (+3.1)
Pd 29.8 + Radicali 2.9 = 31.7 (-5.8) – Idv 8.6 (+3.7)
Udc 5 (+1.2)
Sinistra & Libertà 2.3 + Lista Comunista 3.9 = 6.2 (+1.6)
La Destra 0.6 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.2 (-1.5)

Centrodestra (Pdl+Lega) 44.3 (+0.8) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 40.3 (-2.1)
Centrodestra Modello CdL 50.4 (+0.5) – Centrosinistra Modello Unione 46.5 (-0.5)

Emilia Romagna
Pdl 27.3 (-1.3) – Lega 11.1 (+2.3)
Pd 38.9 + Radicali 2.7 = 41.6 (-4.1) – Idv 7.2 (+3)
Udc 4.7 (+0.4)
Sinistra & Libertà 2 + Lista Comunista 3.1 = 5.1 (+1.3)
L’Autonomia 0.6 + Fiamma Tricolore 0.7 = 1.3 (-1.2)

Centrodestra (Pdl+Lega) 38.4 (+1) – Centrosinistra (Pd+Idv+Rad) 48.8 (-1.1)
Centrodestra Modello CdL 44.4 (+0.3) – Centrosinistra Modello Unione 53.9 (+0.2)

Toscana
Pdl 31.4 (-0.2) – Lega 4.3 (+2.3)
Pd 38.7 + Radicali 2.6 = 41.3 (-5.5) – Idv 6.8 (+3.3)
Udc 4.6 (+0.4)
Sinistra & Libertà 3.5 + Lista Comunista 5.1 = 8.6 (+3.3)
L’Autonomia 0.4 + Fiamma Tricolore 0.85 = 1.25 (-1.65)

Centrodestra (Pdl+Lega) 35.7 (+2.1) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 48.1 (-2.2)
Centrodestra Modello CdL 41.55 (+0.85) – Centrosinistra Modello Unione 56.7 (+1.1)

Marche
Pdl 35.2 (+0.2) – Lega 5.5 (+3.3)
Pd 29.9 + Radicali 2.3 = 32.2 (-9.2) – Idv 6.8 (+3.3)
Udc 7.15 (+1.05)
Sinistra&Libertà 3.2 + Lista Comunista 4.2 = 7.2 (+3.4)
L’Autonomia 0.5 + Fiamma Tricolore 1 = 1.5 (-1.9)

Centrodestra (Pdl+Lega) 40.7 (+3.5) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 39 (-5.9)
Centrodestra Modello CdL 49.35 (+2.15) – Centrosinistra Modello Unione 46.2 (-2.5)

Umbria
Pdl 35.8 (+1.3) – Lega 3.6 (+1.9)
Pd 33.9 + Radicali 2.3 = 36.2 (-8.2) – Idv 5.9 (+2.9)
Udc 5.2 (+0.7)
Sinistra&Libertà 3.55 + Lista Comunista 6.2 = 9.75 (+4.45)
L’Autonomia 0.6 + Fiamma Tricolore 1 = 1.6 (-2)

Centrodestra (Pdl+Lega) 39.4 (+3.2) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 42.1 (-5.3)
Centrodestra Modello CdL 46.2 (+1.9) – Centrosinistra Modello Unione 50.85 (-0.85)

Lazio
Pdl 42.7 (-1.7) – Lega 1.1 (+1.1)
Pd 28.1 + Radicali 3 = 31.1 (-5.7) – Idv 8.3 (+4.1)
Udc 5.5 (+0.7)
Sinistra & Libertà 3.8 + Lista Comunista 3.7 = 6.5 (+2.3)
L’Autonomia 0.9 + Fiamma Tricolore 1.1 = 2 (-1.7) [*Mpa stimabile allo 0.15 (-0.15)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 43.95 (-0.75) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 39.4 (-1.6)
Centrodestra Modello CdL 51.3 (-1.6) – Centrosinistra Modello Unione 45.9 (+0.7)

Abruzzo
Pdl 44.5 (+2.9) – Lega 1.3 (+1.3)
Pd 22.3 + Radicali 2.3 = 24.6 (-6.9) – Idv 13.75 (+6.75)
Udc 5.9 (=)
Sinistra & Libertà 2.7 + Lista Comunista 4.25 = 6.95 (+2.75)
L’Autonomia 0.9 + Fiamma Tricolore 0.9 = 1.8 (-3) [*Mpa stimabile al 0.6 (-1)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 46.4 (+3.2) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 38.35 (-0.15)
Centrodestra Modello CdL 53.5 (+0.2) – Centrosinistra 45.3 (+2.6)

Molise
Pdl 41.85 (+5.35) – Lega 0.65 (+0.65)
Pd 12.3 + Radicali 1.5 = 13.8 (-4.1) – Idv 28 (+0.3)
Udc 5.5 (-0.3)
Sinistra & Libertà 3.7 + Lista Comunista 2.8 = 6.5 (+3.7)
L’Autonomia 2.1 + Fiamma Tricolore 0.9 = 3 (-4) [*Mpa stimabile al 2.2 (-3.1)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 44.7 (+2.9) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 41.8
Centrodestra Modello CdL 51 (+1.7) – Centrosinistra Modello Unione 48.3 (-0.1)

Campania
Pdl 43.5 (-5.5) – Lega 0.5 (+0.5)
Pd 23.4 + Radicali 1.6 = 25 (-4.1) – Idv 8.9 (+4.2)
Udc 8.7 (+2.2)
Sinistra&Libertà 4.4 + Lista Comunista 3.8 = 8.2 (+4)
L’Autonomia 3.6 + Fiamma Tricolore 0.8 = 4.4 (+0.4) [*Mpa stimabile al 2.6 (+0.2)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 46.6 (-4.8) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 33.9 (+0.1)
Centrodestra Modello Cdl 57.1 (-2.4) – Centrosinistra Modello Unione 42.1 (+4.1)

Puglia
Pdl 43.2 (-2.2) – Lega Lega 0.3 (+0.3)
Pd 21.7 + Radicali 1.6 = 23.3 (-7.7) – Idv 8.9 (+4.3)
Udc 9.1 (+1.2)
Sinistra&Libertà 6.9 + Lista Comunista 3.3 = 10.2 (+5.6)
L’Autonomia 3.1 + Fiamma Tricolore 1 = 4.1 (+0.2) [*Mpa stimabile al 1.8 (+0.1)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 45.3 (-1.8) – Centrosinistra (Pd+Idv+Rad) 32.2 (-3.4)
Centrodestra Modello CdL 56.7 (-0.5) – Centrosinistra Modello Unione 42.4 (+2.2)

Calabria
Pdl 34.9 (-6.3) – Lega 1 (+1)
Pd 25.4 + Radicali 1.2 = 26.6 (-6) – Idv 9.1 (+5.5)
Udc 9.3 (+1.1)
Sinistra&Libertà 5.8 + Lista Comunista 6.7 = 12.5 (+6.3)
L’Autonomia 4.5 + Fiamma Tricolore 1.1 = 5.6 (+0.8) [*Mpa stimabile al 3 (+0.4)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 38.9 (-4.9) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 35.7 (-0.5)
Centrodestra Modello CdL 50.8 (-3.4) – Centrosinistra Modello Unione 48.2 (+5.8)

Basilicata
Pdl 33.5 (-3.3) – Lega 0.6 (+0.6)
Pd 29.4 + Radicali 1.8 = 31.2 (-7.4) – Idv 12.3 (+6.4)
Udc 7.8 (+0.9)
Sinistra&Libertà 5.3 + Lista Comunista 4.5 = 9.8 (+3.6)
L’Autonomia 2.2 + Fiamma Tricolore 1.45 = 3.65 (+0.55) [*Mpa stimabile al 0.9 (+0.1)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 35 (-2.6) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 43.5 (-1)
Centrodestra Modello CdL 45.55 (-1.25) – Centrosinistra Modello Unione 53.3 (+2.6)

Sicilia
Pdl 36.4 (-10.2) – Lega 0.3 (+0.3)
Pd 21.9 + Radicali 2.4 = 24.3 (-1.1) – Idv 7.1 (+3.7)
Udc 11.9 (+2.5)
Sinistra&Libertà 2.1 + Lista Comunista 2.2 = 3.3 (+0.05)
L’Autonomia 15.6 + Fiamma Tricolore 0.6 = 16.2 (+6.5) [*Mpa stimabile al 12.9 (+5.2)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 49.6 (-4.7) – Centrosinistra (Pd+Rad+Idv) 31.4 (+2.6)
Centrodestra Modello CdL 64.8 (-0.9) – Centrosinistra Modello Unione 34.7 (+2.65)

Sardegna
Pdl 36.6 (-5.8) – Lega 0.7 (+0.7)
Pd 35.6 + Radicali 2.7 = 38.3 (+2.1) – Idv 8.8 (+4.8)
Udc 5.4 (-0.2)
Sinistra&Libertà 2.95 + Lista Comunista 4.8 = 7.75 (+2.6)
L’Autonomia 1.3 + Fiamma Tricolore 0.6 = 1.9 (-0.2) [*Mpa stimabile al 0.5 (-0.1)]

Centrodestra (Pdl+Lega+Mpa) 43.8 (-5.2) – Centrosinistra (Pd+Idv+Rad) 47.1 (+6.9)
Centrodestra Modello CdL 50.6 (-5.5) – Centrosinistra Modello Unione 54.85 (+9.5)

—–

Centrodestra
Nord – Si conferma a livelli ottimi al nord. Le perdite del Pdl in Piemonte, Friuli, Liguria, Emilia Romagna vengono più che compensate dalla Lega. Entrambe le formazioni addirittura salgono in Lombardia e Veneto
Centro – E’ forse la sorpresa di questa tornata. Pdl e Lega salgono nelle Marche e nell’Umbria (dove il Pdl ruba lo scettro di primo partito al Pd). In Toscana e Lazio, dove perde leggermente il Pdl, c’è la Lega a ristabilire o aumentare la percentuale complessiva del centrodestra. Da segnalare che in vista delle regionali un clamoroso cambio di governo alla regione Marche è possibile e anche in Umbria il distacco non è fortissimo
Sud – Benissimo il Pdl in Abruzzo e Molise, male rispetto all’anno scorso in Calabria e Campania, stabile in Puglia e Basilicata. In Calabria lo scontro più difficile per le prossime regionali
Isole – Una vera debacle per il Pdl. La crisi in Sicilia ha favorito l’Mpa e danneggiato fortemente il Pdl. In Sardegna è una vera sconfitta, con un ribaltamento dei rapporti di forza. Molto ha contato l’astensione ma è innegabile il risultato negativo nelle 2 isole.

Centrosinistra
Nord – Complessivamente il centrosinistra tiene i risultati modesti delle politiche 2008 (ma perde ancora in Lombardia e Veneto). Il Pd scende ovunque e vede passare tutti i voti persi all’Idv. Imbarazzante il Pd al 21.3 in Lombardia e al 20.3 in Veneto. E perde consenso anche in regioni come Emilia Romagna e Liguria (dove il centrodestra può seriamente prendere la regione l’anno prossimo)
Centro – il vero disastro del Pd. Pd+Rad scende in percentuali dal 5% (Toscana) al 9% (Marche). Crepe ampie appunto nelle Marche e nell’Umbria. In queste regione l’Idv non riesce a compensare le perdite del Pd (tranne in parte nel Lazio)
Sud – Male il centrosinistra nel Molise, malissimo il Pd in Abruzzo e Basilicata (ma qui compensa l’Idv). Brutti risultati per il centrosinistra in Puglia (dove l’Idv non attira tutti i delusi) mentre in Campania, Calabria il centrosinistra va mediamente male ma nel complesso tiene rispetto all’anno scorso
Isole – Gli unici risultati positivi per il centrosinistra ma quanto sarà contata l’astensione? La Sardegna è l’unica regione d’Italia in cui Pd+Rad salgono; mentre in Sicilia almeno si riduce lo svantaggio dal centrodestra.

Note:
-il centrodestra modello CdL comprende Pdl,Lega,Udc,Mpa e La Destra. Il centrosinistra modello Unione comprende Pd,Idv,Radicali,Svp,Sinistra&Libertà,Lista Comunista
-il valore dell’Mpa (compresa nell’Autonomia) è ponderato sui risultati delle politiche 2008





Lauree con valore legale e senza valore reale

22 05 2009

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Segnalo un mio articolo pubblicato oggi su Libertiamo.it

Articolo che è tornato di stretta attualità, dopo le indiscrezioni circa l’arrivo in cdm a giugno della riforma dell’università con appunto al suo interno un vecchio cavallo di battaglia liberale, l’abolizione del valore legale della laurea

Il ministro Gelmini, alcuni mesi fa, ha affermato che l’abolizione del valore legale del titolo di studio rappresenta il punto di arrivo di un progetto riformista. Un’indiscrezione de La Stampa segnala che l’avvio di questo processo dovrebbe arrivare in Consiglio dei Ministri, all’interno di un disegno di legge di riforma dell’Università (che comprende anche il commissariamento per gli atenei in rosso), all’inizio di giugno.
Cosa intendiamo per “valore legale del titolo di studio”?
E’ la garanzia d’idoneità, con effetto giuridico, che lo Stato riconosce a tutti coloro che superano esami o qualunque atto soggetto a valutazione, alla fine (e quindi a coronamento) di un corso di studio.
Detto così sembrerebbe sostanzialmente ingiusto abolire una legittimazione che tutela gli studenti.
Letteralmente però il valore legale del titolo di studio si riduce alla garanzia giuridica che ogni “pezzo di carta” offre a chi ne diventa titolare. In sintesi, prendere la laurea in una determinata università corrisponde esattamente ad ottenerla in un’altra università.
Dove è il problema? Il problema è che le università non preparano gli studenti allo stesso modo né assicurano, almeno, uno standard minimo comune dei livelli di apprendimento, anche se, per la legge, dovrebbe essere vero il contrario. Soprattutto per quanto riguarda l’accesso nella Pubblica Amministrazione: ci si riferisce ai concorsi pubblici, dove è richiesta la laurea, per i quali ogni titolo di studio, qualunque sia l’università nella quale ci sia laureati, ha lo stesso valore.
Oltre che per la PA, la laurea “legale” e non la formazione “reale” è un requisito di accesso alle professioni regolamentate: avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, farmacisti… Più che il percorso universitario affrontato, in questo caso, vale la capacità – dopo aver conseguito il titolo – di superare la barriera dell’accesso all’ordine, secondo logiche non sempre meritocratiche.
Un sistema del genere produce un effetto peggiorativo della qualità delle università italiane. Se ottenere una laurea presso un rinomato ateneo, dopo anni di impegno serio, corrisponde a conseguirla in un’università meno importante, dove magari il “pezzo di carta” lo regalano (per accrescere le immatricolazioni e quindi i finanziamenti statali), si determina, nella generalità dei casi, un disincentivo ad offrire standard formativi più alti.
Il valore legale parifica i percorsi universitari e quindi disabilita la concorrenza tra le università.
Ciò produce notevoli distorsioni e danni a tutto il sistema, portando le università a non avere alcun incentivo a scegliere docenti veramente preparati rispetto ai raccomandati del barone di turno.
Tornando alla pubblica amministrazione, è innegabile che un panorama del genere non le consente di selezionare i migliori e ciò comporta un’inefficienza complessiva dovuta, almeno in parte, anche all’impreparazione di certi assunti.
E’ ovvio che questo non accade nei settori privati dove vengono reclutati candidati in base alla preparazione e secondo criteri legati anche ai ranking internazionali delle università dalle quali provengono.
Insomma l’abolizione del valore legale riuscirebbe a creare un circolo virtuoso, basato sulla meritocrazia che è una parola piuttosto abusata, ma una scelta spesso impraticabile con le regole attuali.
Andando in questa direzione, ad essere danneggiate sarebbero finalmente le università improduttive o quelle che, invece di migliorare la propria credibilità, hanno fatto proliferare in maniera assurda facoltà, corsi di laurea e sezioni distaccate con uno sperpero vergognoso di risorse statali. Insomma, l’abolizione del valore legale della laurea è un passo essenziale per riportare l’ università italiana a livelli di efficienza e eccellenza.





Malpensa, tra liberalizzazioni e bilaterali

28 04 2009

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Segnalo un mio articolo sulla situazione di Malpensa che è stato pubblicato oggi su Libertiamo.it

L’aeroporto di Malpensa, dopo la gravissima crisi seguita al progressivo abbandono di Alitalia dal marzo 2008, si sta lentamente riprendendo. Lufthansa, attraverso il nuovo brand Lufthansa Italia, ha intenzione di far rientrare Malpensa nel suo circuito multi-hub. Da fine febbraio ha aperto una decina di rotte per destinazioni italiane (Roma Fiumicino, Bari, Napoli) e europee (Bruxelles, Lisbona, Londra, Budapest, Bucarest, Parigi, Madrid, Barcellona). E’ ormai chiaro che accrescerà il numero delle città servite anche nei prossimi mesi, sia in Italia che in Europa, con l’obiettivo a lungo termine di ampliare il network dall’aeroporto varesino anche a destinazioni extraeuropee.
Proprio queste sono oggi le rotte maggiormente scoperte, tenuto conto che, per esempio, Alitalia opera da Malpensa solo su tre rotte intercontinentali.
L’obiettivo di Sea, della Regione Lombardia e del Comune di Milano è proprio quello di ripristinare un discreto numero di rotte a lungo raggio.
Come cercare di raggiungere questo scopo?
La soluzione ideale sarebbe quella di una liberalizzazione completa delle rotte extraeuropee. In questo modo, attuando il regime di open skies, qualunque compagnia aerea potrebbe ottenere i diritti per volare su Malpensa e verso qualsiasi destinazione. Già è cosi all’interno dei confini dell’Unione Europea e da poco anche verso gli Stati Uniti: ciò comporta che una compagnia disponga di una maggiore autonomia operativa sui voli, non essendo subordinata ad alcuna autorizzazione preliminare.
Grazie alla liberalizzazione completa dei voli per le città americane queste ultime saranno sicuramente coperte nei prossimi mesi, nonostante la forte crisi economica che limita gli investimenti delle compagnie aeree.
Ma sono il Sud-America, l’Estremo Oriente e l’India le zone che maggiormente evidenziano la crisi dell’aeroporto lombardo. Moltissimi stati non sono raggiungibili direttamente, con inconvenienti che chiunque e soprattutto la clientela business vorrebbe evitare.
Quando politici e alcuni esperti del settore dicono che Malpensa può essere salvata solo con una liberalizzazione completa delle rotte prefigurano una soluzione che risulta però oggettivamente alquanto utopistica.
Una liberalizzazione delle rotte tra due paesi può essere attuata solo attraverso un cosiddetto “bilaterale”, cioè un accordo tra due paesi sui diritti di volo e atterraggio per le diverse compagnie nazionali sui rispettivi aeroporti. Ma ottenere un risultato del genere non è così facile, perché sono moltissimi i paesi che non hanno alcuna intenzione di liberalizzare le rotte per non penalizzare le proprie compagnie di bandiera, che oggettivamente verrebbero danneggiate da una situazione di libera concorrenza.
Per questo motivo anche se il governo italiano proponesse una soluzione del genere ad altri paesi, con forti compagnie di bandiera, ne riceverebbe indietro, quasi sicuramente, un rifiuto.
Inoltre in una strategia di “ritorno all’hub” avere numerose compagnie in lotta solo su determinate rotte potrebbe compromettere la possibilità di costruire uno schema di feeder dagli aeroporti minori per i transiti su Malpensa.
Quindi cosa deve fare il Governo? L’emendamento della Lega per l’apertura immediata dei bilaterali non serve e non è servito a nulla, visto che questi potevano già essere discussi prima e che per un accordo ci vuole molto tempo (anche due anni, in alcuni casi).
Molto più utile la deroga prolungata a minimo 3 stagioni IATA (International Air Transport Association) che corrispondono ad almeno 18 mesi, per chi faccia richiesta di operare su una rotta. Prima nessuna compagnia internazionale si prendeva il rischio di servire una destinazione per il timore che, dopo la deroga (che era di una sola stagione IATA), il diritto di volo non fosse confermato.
Ora qualunque compagnia che chieda di operare su una determinata rotta, nel caso in cui i bilaterali lo consentano, ottiene immediatamente questa possibilità che dura a lungo nel tempo.
Inoltre, sarebbe già un passo avanti concedere maggiori frequenze, sempre dove sia permesso dal bilaterale, visto che molte rotte soffrono di sottocapacità per carenza di voli.
In ogni caso è il ministro degli Esteri, in accordo con il ministro delle Infrastrutture, ad avere il compito più importante.
Fino al 2008 si è sempre cercato di convogliare la maggior parte dei vettori stranieri su Roma, sia per garantire più accessibilità alla capitale sia per salvaguardare una forma di monopolio per Alitalia sul suo secondo hub di Milano Malpensa: ora i tempi sono cambiati ed è il momento di rivedere la maggior parte di questi bilaterali.
Alitalia non ha più un hub a Malpensa, la situazione è completamente cambiata e il principale aeroporto milanese non può svilupparsi su determinate rotte a causa delle condizioni stabilite nei precedenti bilaterali.
Molte compagnie hanno fatto richiesta per volare su Malpensa, ma devono attendere la modifica dei bilaterali, che come già detto favoriscono Fiumicino e Alitalia.
Le difficoltà negli aggiornamenti dei bilaterali tra l’Italia e la maggior parte dei paesi extraeuropei non risiede solo nei lunghi tempi tecnici, ma anche nel fatto che, a seconda degli stati coinvolti, mutano i termini dell’accordo.
Oltre ai problemi che riguardano Malpensa, per quanto attiene al “sistema Milano” dovrà assolutamente essere ripreso in considerazione lo scandaloso monopolio sulla rotta Milano Linate-Roma Fiumicino, la più redditizia d’Europa. A ciò si aggiunge che anche su molte altre tratte nazionali, tipo la Roma-Palermo, c’è un sostanziale monopolio (e in questi casi non c’è la concorrenza del treno) con Alitalia/Air One che controlla l’80% dell’offerta. Insomma, Malpensa a parte, ci troviamo di fronte a una pericolosa assenza di concorrenza anche su molte tratte nazionali.





La comunicazione liberale può essere popolare?

9 04 2009

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E’ http://www.ilfazioso.com

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La comunicazione liberale può essere popolare?

Piero Ostellino nel suo ultimo saggio (“Lo Stato Canaglia”) afferma che gli italiani hanno un forte pregiudizio nei confronti del liberalismo (che quindi sostengono poco) semplicemente perché non lo hanno mai conosciuto e non sanno che cosa sia. Secondo il giornalista né lo Stato, né la scuola, né l’editoria, né la stragrande maggioranza degli intellettuali, né la politica hanno provato a spiegare agli italiani cosa voglia dire essere liberali. È evidente che queste considerazioni sono profondamente vere eppure sono molti i politici di ispirazione liberale e numerosi gli opinion makers che con interventi e posizioni riformiste esercitano un discreto appeal nel dibattito pubblico.
E allora perché manca il passaggio successivo? Come mai il “parlare liberale” non tocca l’elettore medio? O meglio perché le soluzioni liberali sembrano a tutti, politici e studiosi, di buonsenso ma non riescono a stimolare emotivamente i cittadini?
In molti ritengono che sia più facile essere liberali in un dibattito tra pochi piuttosto che soli in una piazza che ti ascolta. Effettivamente si potrebbe pensare che la comunicazione e il “parlare” liberali non siano abbastanza popolari, ma alquanto elitari.
Probabilmente i messaggi liberali risultano poco accessibili perché, nella loro “costruzione”, sono indirizzati a un target di cittadini informati e di cultura medio-alta, che esigono uno sviluppo articolato dell’argomentazione politica.  Il problema è che per attirare un consenso che potremmo dire di “gamma alta” si tende a tralasciare completamente la comunicazione diretta, semplice e mirata a un pubblico più vasto.
L’elettore medio non ha pienamente in mente quali siano i temi-bandiera dei politici liberali e riformisti, non ne ricorda uno slogan e non fa propria né emotivamente “vive” una convinzione liberale, perché probabilmente non riesce ad associarla a un bisogno personale o a un problema generale.
Insomma la comunicazione politica liberale sembra tendere a offrire la soluzione senza riuscire a trasmettere pienamente quale sia il problema iniziale da risolvere.
Dal punto di vista del marketing comunicativo il pensiero liberale raggiunge solamente una nicchia di ascoltatori, ma fallisce completamente l’obiettivo di allargare il proprio bacino di elettori potenziali.
Il “parlare liberale” non intercetta le richieste, le domande e anche le paure della popolazione o meglio non riesce a porsi come interlocutore per le esigenze più semplici che la gente riporta alla politica.
Il paradosso evidente di questa difficoltà comunicativa è che soluzioni potenzialmente utili a una vastissima platea di persone risultino non popolari o appaiano addirittura, in modo grottesco, favorevoli a corporazioni o a determinati gruppi economici. Parlo di proposte come la flexsecurity, la battaglia pro-ogm, l’abolizione del valore legale della laurea che, nonostante il carattere innovativo per un paese come l’Italia, non centrano l’obiettivo per mancanza di una comunicazione adeguata e per colpa di un’opposizione trasversale, spesso organizzata per smontare qualunque proposta riformatrice.
Si finisce quindi in una singolare situazione, nella quale proposte chiaramente anticorporative e per il rinnovamento vengono incredibilmente ribaltate e presentate dai loro avversari come volte a garantire le posizioni di privilegio che invece intendono combattere.
Insomma al partito di chi tende a rimandare qualsiasi riforma e ai conservatori di ogni colore politico si aggiunge una comunicazione che non riesce a smontare la demagogia degli oppositori, ma ne viene sopraffatta.
A tutto questo va aggiunta l’immagine dei liberali, che risulta abbastanza distorta; l’orgoglio identitario del sentirsi liberali e la patente dei veri riformisti sono svalutati da una frammentazione eccessiva dei liberali stessi in vari partiti, associazioni, circoli, think-tank. Per molti è persino difficile definire la collocazione dei vari gruppi liberali.
In definitiva i liberali sono bravi a scegliere i mezzi di comunicazione (anche quelli più innovativi) ma devono rendersi conto che il messaggio comunicativo risulta piuttosto vecchio, un po’ – diciamo – da convegno.
Il liberale può essere popolare? Usare slogan semplici, corti e mirati non è solamente demagogia. Tocca incominciare a “colpire” l’elettore medio e non solo cercare di convincerlo.





Nasce Libertiamo, il progetto liberale nel PDL

17 03 2009

IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE

IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E’ http://www.ilfazioso.com

Il Fazioso Liberale segnala la nascita di Libertiamo, il progetto politico che nel PDL vuol far crescere una politica liberale

Postiamo il comunicato di Benedetto Della Vedova, presidente di Libertiamo che spiega cosa rappresenta Libertiamo.

Alle culture politiche liberali e conservatrici, nell’ultimi quarto del secolo scorso, è spettato di riscrivere l’agenda ideale e progettuale dell’Occidente, riaffermandone con successo il peso e il ruolo sul piano internazionale.
In Italia, come nel resto d’Europa, le forze politiche che difendono gli ideali della società aperta e delle libertà civili ed economiche sono chiamate ad una sfida analoga: dimostrare una rinnovata capacità di innovazione e di spinta, dinanzi a fattori di crisi e di crescita che mutano la realtà del mondo e gli stessi compiti della politica.
Il rapporto tra cittadino e stato, tra mercato e regolazione, tra diritto e autorità, tra “libertà” e “potere” assume oggi, per molti aspetti, un profilo inedito, ma conserva un’indubbia centralità in una realtà politica in cui la dimensione e la profondità dei cambiamenti suscita sentimenti diffusi di incertezza e di paura.
Continuiamo a ritenere che la crescita economica e civile di un paese imponga politiche in cui gli obiettivi di coesione, stabilità e sicurezza non sacrifichino le esigenze di libertà e di iniziativa individuale. Pensiamo dunque che la cultura liberale e liberista, individualista e antistatalista debba, anche cercando vie inedite, competere sul mercato delle idee e delle proposte politiche, offrendo soluzioni coraggiose, pragmatiche e responsabili.
A questa cultura Libertiamo intende dare voce, rappresentando una “polarità liberale” nella discussione politica, anche con questo magazine on line, che è ovviamente aperto ai contributi di quanti ne condividono l’ispirazione e la linea editoriale.

Benedetto Della Vedova

Presidente di Libertiamo

Libertiamo è un’associazione senza scopo di lucro, che intende concorrere alla costruzione di una piattaforma ideale, politica e di governo ancorata agli ideali e ai principi della libertà civile ed economica. Si propone lo scopo di promuovere la diffusione della cultura della libertà in tutte le sue diverse espressioni, attraverso attività di studio, manifestazioni pubbliche e iniziative di promozione culturale, anche di carattere editoriale.

Il Fazioso Liberale sostiene gli obiettivi di Libertiamo e pubblicizzerà le sue iniziative pur conoscendo le difficoltà oggettive che un progetto liberale ha nel Pdl e in generale nel panorama politico italiano. Vi invitiamo comunque a visitare il sito di Libertiamo








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